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PREVISIONI 5 Maggio Mag 2015 2043 05 maggio 2015

Pensioni, l'Unione europea va in pressing sul governo

Padoan esclude una manovra. Ma i 10 miliardi di rimborsi pesano sul deficit. Bruxelles chiede un piano in una settimana. E gela Renzi sul tesoretto. Pil +0,6%.

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da Bruxelles

Pierre Moscovici.

In Europa «la primavera è arrivata e sarà più soleggiata delle precedenti».
Così il 5 maggio il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici ha presentato le previsioni economiche della Ue per i 28 Stati membri.
PIL IN CRESCITA DELLO 0,6%. «Una vera ripresa ciclica è ormai in corso», ha assicurato, «ma dobbiamo fare di più per renderla perenne». E anche l'Italia, per quanto baciata dal sole, ha ancora tanto lavoro da fare.
Nonostante i dati previsionali più importanti dell’economia italiana siano infatti positivi - il Pil salirà dello 0,6% nel 2015 e dell’1,4% nel 2016; sempre nel 2015 ritorna anche l'inflazione con un +0,2% e inizia a scendere la disoccupazione che dal 13% si attesterà al 12,4% sia quest’anno sia il prossimo (a febbraio si stimava il 12,7%) - la Commissione europea mette in guardia dal solito pericolo: «La sfida maggiore per Italia è l'elevato debito pubblico con la crescita che resta debole, per questo serve serve una politica di bilancio prudente e un'agenda di riforme ambiziosa».
LA PRUDENZA SUL JOBS ACT. Il costo del lavoro scritto nelle previsioni, per esempio, incorpora la riduzione dei contributi sociali per i nuovi assunti che è stata stabilita con l'attuazione del Jobs Act. Ma sul fatto che il calo della disoccupazione possa essere considerato un effetto della riforma targata Matteo Renzi c'è molta prudenza: «Il Jobs Act aiuta sicuramente a parità di crescita, ma quello che serve, che conta davvero è la crescita», osserva una fonte a Bruxelles.
La Commissione ricorda che «nonostante le privatizzazioni previste dello 0,5%» nel 2015 il debito pubblico tocca il 133,1% del Pil ed è previsto un calo al 130,6% solo nel 2016.
I DUBBI SUL TESORETTO. A preoccupare è anche il deficit di bilancio annuale: rispetto alle previsioni fatte a febbraio «peggiora leggermente» (2,6%). Sebbene sia sotto la soglia del 3%, grazie soprattutto ai risparmi sugli interessi sul debito pubblico prodotti dall'immissione di liquidità della Bce con il quantitative easing, spiegano da Bruxelles, non mancano i «rischi collegati a possibili misure espansive aggiuntive annunciate nella Legge di stabilità ma non ancora dettagliate».
L'esecutivo europeo teme infatti che il cosiddetto 'tesoretto' quantificato in 1,6 miliardi di euro da Renzi possa presto sfumare perchè usato per ripagare, almeno in parte, i pensionati ai quali il governo Monti nel 2011 aveva bloccato la rivalutazione dell’assegno per il 2012 e il 2013. Il risarcimento è stato deciso dalla Corte Costituzionale con una sentenza definita a Bruxelles «una vera e proria tegola in testa per Renzi», e potrebbe costare alle casse dello Stato 10-12 miliardi di euro.

La tegola delle pensioni: i 10 miliardi di rimborsi pesano sul deficit

Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.

A Bruxelles, dove Roma prenderà quei soldi non interessa. Sulla gestione della spesa Moscovici è chiaro: «È competenza delle autorità italiane dire quali sono le misure che intende prendere per compensare le perdite e garantire che l'Italia resti nella pista prevista del Patto di stabilità».
In pratica il governo dovrà trovare una soluzione il prima possibile «considerando che questi arretrati nel momento in cui saranno coperti graveranno subito sul deficit 2015», spiegano alcune fonti, «la decisione della Corte è stata presa nel 2015, quindi se il governo decide di pagare, la spesa va conteggiata su quest'anno».
L'UE ASPETTA CHIARIMENTI DA ROMA. A Bruxelles tutti si rendono conto che il nodo liquidità per l'Italia è bello grosso, «per quanto il rimborso possa essere spalmato», ipotizza una fonte, «non risolve la situazione perché si tratta di un problema di cassa».
Così, anche se nella capitale europea nessuno vuole sbilanciarsi o interferire direttamente, «non neghiamo che la sentenza della Corte cambi diverse cose». Insomma «la preoccupazione rimane perchè nel giro di una settimana il governo italiano dovrebbe dire dove prenderà i soldi sulle pensioni», altrimenti «il giudizio sulle raccomandazioni previste per il 13 maggio rischia di rimanere sospeso».
Entro la prossima settimana Bruxelles si aspetta di ricevere una lettera di chiarificazione, con cifre e strategia. Se questa comunicazione non dovesse arrivare, «il prossimo assessment (valutazione, ndr) è comunque a settembre, quindi non si scappa», ricorda qualcuno.
LA STRADA DEL RICORSO. In realtà, spiega una fonte, l'Italia non è tenuta a rendere subito conto delle proprie decisioni rispetto alla sentenza della Corte costituzionale, perché può anche fare ricorso al giudice, «ma c'è un problema politico, e prendere tempo è anche rischioso», ricorda, «sicuramente il governo sta studiando il modo migliore per operare in maniera equa».
Resta anche da «valutare una forma di discrasia tra questa sentenza e quella precedente che c'è stata sulla tobin tax sulle imprese energetiche per quanto riguarda la retroattività», continua, «nel dibattito politico dovrà essere preso in considerazione in quale misura si possa ritenere che la sentenza possa essere retroattiva visto l'articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio. Insomma spetterà al governo definire o personalizzare la sentenza di annullamento della Corte».

I risarcimenti fanno sforare il tetto del 3%

Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.

Fatto sta che i circa 10 miliardi di risarcimento decisi dalla Corte fanno sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit-pil richiesto dai trattati europei e impattano sul debito. La sentenza non può certo essere considerata una di quelle 'circostanze eccezionali' davanti alle quali il Patto di stabilità e crescita permetteva una certa flessibilità.
Sono problemi nazionali e la Commissione non entra nel merito, «il governo ha gli strumenti per fronteggiarla», è la conclusione fatta a Bruxelles.
«La flessibilità è stata introdotta come regola e usata ampiamente dall'Italia già nel 2015 sfruttando la possibilità di variare in qualche modo lo sforzo strutturale in ragione delle condizioni congiunturali, quindi da uno sforzo richiesto per il 2015 dello 0,25% in luogo di 0,5%», ricordano nei palazzi della capitale europea.
IL 13 MAGGIO LE RACCOMANDAZIONI. Ancora nel 2016 l'Italia ha invocato la structural reform clause, ovvero una deviazione dello 0,4% rispetto allo sforzo che altrimenti sarebbe stato richiesto, tenendo conto delle condizioni congiunturali, e che sarebbe stato dello 0,5%. Se la Commissione accetterà o meno lo 0,1% richiesto dall'Italia ancora non si sa.
A Bruxelles i tecnici stanno valutando le stime fornite dal governo per quanto riguarda l'impatto di crescita delle riforme presentate. Ma la risposta è attesa per mercoledì 13 maggio, giorno in cui l'esecutivo europeo farà le sue raccomandazioni Paese per Paese.

Twitter: @antodem

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