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CONTI PUBBLICI 5 Maggio Mag 2015 1623 05 maggio 2015

Tesoretto, anche l'Unione europea stoppa Renzi

Crescita debole. Debito eccessivo. Rischio sforamento. L'Ue come Bankitalia: «Serve prudenza». E aggiorna al ribasso le stime del governo: Pil a +0,6% nel 2015.

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Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.

Primo non sprecare il tesoretto. Perché se proprio si devono spendere quei 1,6 miliardi garantiti dal rallentamento al percorso del pareggio di bilancio, meglio concordarne la destinazione con Bruxelles.
In secondo luogo la crescita troppo bassa fa dell’Italia la lumaca in un’Europa di formiche.
Il che potrebbe renderla, dopo la Grecia, una centrale d’instabilità insostenibile per l’Eurozona. Infine servono più sforzi contro la disoccupazione e l’altissimo debito, che rischiano di travolgerci.
RIPRESA SÌ, MA GRAZIE A FATTORI ESTERNI. L’Italia resta il sorvegliato speciale dell’Europa. «Il modesto recupero ciclico», sentenziano i funzionari della Commissione, «è supportato da fattori di breve termine» ed «esterni positivi». Se ci sarà ripresa, in estrema sintesi, è soltanto per il miglior cambio tra dollaro ed euro, per il calo del prezzo del petrolio e per la politica monetaria accomodante.
Una ripresa talmente labile che esistono «rischi» sui saldi di bilancio dell'Italia nel 2016, «relativi a possibili misure espansive addizionali annunciate nel programma di stabilità, ma non dettagliate». Cioè il famigerato tesoretto. Questo il senso dei dati presenti nelle Previsioni di primavera diffuse da Bruxelles.
I TIMORI DI MOSCOVICI. È lontana l’estate del 2012 che portò il nostro Paese a sfiorare il crac, ma il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, non nasconde i suoi timori: «L’economia italiana», ha spiegato, «dovrebbe tornare alla crescita nel 2015 ed è una buona notizia dopo anni di recessione. Ma dovrebbe rafforzarsi soltanto nel 2016, quando avrà un impatto anche sull'occupazione».
Quindi ha ripetuto il refrain che da almeno un ventennio circola a Bruxelles: «L’Italia deve articolare una politica di bilancio prudente e riforme strutturali ambiziose». Soltanto così si può affrontare «la sfida per il futuro», cioè combattere «l’elevato livello del debito pubblico con una ripresa che resta debole».
STIME INFERIORI A QUELLE DEL GOVERNO. Guardando alle stime di crescita, anche l’Europa si mostra più pessimista del governo italiano. Infatti, stando alle Previsioni di primavera, il Pil italiano crescerà nel 2015 soltanto dello 0,6% e dell'1,4 l’anno dopo.
Per la cronaca, la Ue vedrà in media il suo Pil salire (rispettivamente) dell’1,5 e del 1,9%. Questo trend porterà il deficit-Pil italiano al 2,6% nel 2015 e al 2% nel 2016. Il debito pubblico dopo aver raggiunto il picco del 133,1% del Pil «nonostante le privatizzazioni previste dello 0,5%», scenderà al 130,6. Con non poche ripercussioni sugli investimenti pubblici, che «continueranno a calare anche a causa dei risparmi a livello locale».

Disoccupazione ferma ed export in crescita: le Previsioni di primavera

Il commissario Ue, Pierre Moscovici.

La disoccupazione non scenderà (per raggiungere quota 12,4%) prima del 2016. Anche perché gli effetti del Jobs Act si vedranno nel medio termine. «L’esenzione contributiva per i nuovi contratti permanenti nel 2015», riconosce la Ue, «sosterrà l'occupazione dato l'incentivo delle imprese ad anticipare le assunzioni. Nel 2016, l'occupazione in termini di posti di lavoro a tempo pieno equivalenti aumenterà ulteriormente nonostante l'assenza dell'incentivo alle imprese».
Mentre la spinta che arriva dall’estero (parità tra euro e dollaro e calo della bolletta energetica garantito dal basso prezzo del petrolio) accelererà l'export che aumenterà quest’anno del 3,8 e del 4,9% alla fine del 2016. «E la ripresa delle esportazioni alimenterà nuovi investimenti in macchinari».
SISTEMA CREDITIZIO TROPPO DEBOLE. Anche per questo reggerà la produttività del lavoro: stabile nel 2015, ma in aumento dello 0,6% nel 2016.
Non aiuta la ripresa, poi, la debolezza del sistema creditizio, con le nostre «banche che sono ancora caricate dai crediti in sofferenza e i tassi di interesse reali resteranno relativamente alti».
In quest’ottica la Ue chiede al governo Renzi maggiore prudenza sui conti pubblici. Tanto da mettere in dubbio l’uso del tesoretto, che ha causato non pochi «rischi a tali proiezioni sul deficit relativi a possibili misure espansive annunciate nel programma di stabilità 2015 ma non dettagliate».
BRUXELLES COME BANKITALIA. Lo stesso suggerimento lanciato all’esecutivo dalla Bankitalia e dall’Ufficio pubblico di bilancio, che hanno consigliato di usare gli 1,6 miliardi in più a disposizione per sistemare i conti pubblici.
E le cose potrebbero peggiorare, dopo la sentenza della Consulta che ha cancellato il congelamento della perequazioni sulle pensioni tre volte il minimo. Al riguardo Moscovici ha già avvertito Pier Carlo Padoan: «È competenza delle autorità italiane dire quali sono le misure che intende prendere per compensare le perdite e garantire che l’Italia resti nella pista prevista del Patto di stabilità». Il ministro dell'Economia, da parte sua, ha commentato: «Quando avremo fatto i conti faremo tutte le valutazioni, non mi sembra che ci sia una manovra all'orizzonte».
PRIVATIZZAZIONI E SPENDING: LA RICETTA UE. A livello europeo è forte il timore che quando Mario Draghi smetterà di comprare titoli di Stato e l’inflazione tornerà a salire, Roma farà fatica a gestire un debito pubblico sempre più straboccante.
Da qui la necessità di accelerare il programma di privatizzazione, realizzare una reale spending review, rendere strutturale il taglio al costo del lavoro, che il Jobs Act garantisce soltanto per le assunzioni fatte entro l’anno in corso. Altro che spendere il tesoretto per i meno abbienti...

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