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SCENARIO 6 Maggio Mag 2015 1301 06 maggio 2015

Berlusconi, il futuro delle aziende di famiglia

Il Cavaliere vuole fare cassa. E vendere quote del suo impero. Così sistema i figli. E risolve il conflitto di interessi. Per poi lanciare il Partito repubblicano.

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Chi lo conosce, racconta che Silvio Berlusconi ha sempre guardato con apprensione alle vicende di casa Rizzoli.
Una famiglia che sembrava legata a doppio filo con la storia di Milano e che da Milano è stata abbandonata nel momento del bisogno.
Con eredi troppo giovani e inesperti per sopportare il confronto con il capostipite. Implosa nel tentativo di gestire una partita (quella del Corriere) troppo onerosa, per poi essere spolpata e annientata da partiti, magistrati e avversari.
BERLUSCONI SULLE ORME DI RIZZOLI. Per questo, 30 anni fa, aiutò Angelo Rizzoli a riconvertirsi in produttore cinematografico e televisivo.
E per questo il Cavaliere - ormai prossimo agli 80 anni - potrebbe ricalcare il percorso seguito da tante grandi famiglie, non ultimi gli Agnelli: trasformarsi da imprenditore a investitore, aprendo ad altri soci il controllo delle sue aziende.

Milan: il Cav tratta con Bee per sistemare Barbara

È per esempio quello che sta per succedere nel Milan.
Il club un tempo più titolato al mondo oggi vivacchia a metà classifica, ma soprattutto è frenato da debiti record (215 miliardi in totale, che hanno avuto un picco nel 2014 con perdite pari a 91 milioni).
In quest’ottica soltanto i 500 milioni promessi da Bee Taechaubol possono far tornare competitiva la squadra.
IN CERCA DI NUOVI BUSINESS. Ma le discussioni tra il Cav e il finanziere thailandese sulla quota da cedere (51 o 49%?) dimostrano che i Berlusconi non vogliono lasciare il calcio, nella speranza di ritornare a vincere e di creare nuovi business: la costruzione del nuovo stadio nell’ex area del Portello, l'allargamento del perimetro delle attività di merchandising anche all’Asia, la valorizzazione attraverso una quotazione a Hong Kong o Singapore.
Il caso Milan è emblematico anche di come Berlusconi vuole risolvere l’annosa questione della successione. Il Cav ha cinque figli. E, si sa, quelli di primo letto (Marina e Pier Silvio) non riconoscono le ambizioni e le aspirazioni dei tre fratelli (Barbara, Eleonora, Luigi) nati dal matrimonio tra il padre e Veronica Lario.
UN POSTO GARANTITO PER LA FIGLIA. Nella trattativa con Mr Bee, il capostipite della dinastia di Arcore ha chiarito quali sono le sue direttrici in questa fase: mantenere in capo alla famiglia una quota azionaria rilevante, valorizzare al massimo l’asset e garantire a uno dei suoi figli un ruolo manageriale.
L’imprenditore thailandese, se vuole il Milan, sarà costretto a “tenersi” Barbara come amministratore delegato della parte commerciale. E lo stesso schema potrebbe essere ripetuto anche per gli altri pezzi dell’impero. Iniziando da Mediaset.

Mediaset: la tregua armata con Murdoch e l'opzione Vivendi

Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri.

La tivù non è più quella gallina dalle uova d’oro di un tempo. Il 2014, per il Biscione, si è chiuso con ricavi consolidati netti pari a 3.414,4 milioni di euro, di poco inferiori ai 3.414,7 dell’esercizio 2013, a riprova che il business è maturo.
La crisi ha ridotto le entrate pubblicitarie (nel primo trimestre 2015 il Biscione ha visto la raccolta in calo dll’1,6%). E poi c’è da fare concorrenza con gli Over the top, soprattutto in prospettiva dello sbarco in Italia in autunno di Netflix, il produttore di House of Cards. Non a caso Fedele Confalonieri, che il 5 maggio ha venduto 100 mila azioni Mediaset a 466 mila euro, ha chiesto al governo di intervenire contro «lo strapotere di Google, Amazon e Facebook che non pagano le tasse in Italia», augurandosi che Matteo Renzi «si muova per tassarli alla fonte».
FERMI GLI ABBONATI A PREMIUM. Su questo versante vanno ricordati poi altri due numeri: i 700 milioni spesi da Mediaset per avere nel prossimo triennio l’esclusiva sulla Champions League e i 2,2 milioni di abbonati della pay tivù Premium, che non ne vogliono sapere di crescere.
Nell’incontro che si sarebbe tenuto circa due settimane fa a Villa San Martino Berlusconi e Rupert Murdoch (presenti i delfini Pier Silvio e Lachlan) sarebbero arrivati alla conclusione che non conviene farsi la guerra a colpi di diritti e di leggi per colpire l’uno o l’altro gruppo. Serve invece un’alleanza per frenare gli Over the top e portare ai due gruppi quello che non hanno: ovvero la possibilità di trasportare nelle case degli abbonati i loro contenuti attraverso internet veloce.
LA COESISTENZA È POSSIBILE. Nei giorni scorsi si è vociferato di un interesse di Sky Italia per Premium (che cerca altri partner dopo l’ingresso di Telefonica) o di un accordo per spartirsi i diritti della Champions. Ma non è detto che siano questi gli scenari.
Il Cav e lo Squalo si sarebbero convinti di poter coesistere visto che i loro interessi si indirizzano su quadranti opposti: se in Italia il mercato ha metabolizzato due player, i Berlusconi hanno più di un piede in Spagna; Murdoch invece sembra più interessato all’America in questa fase, ma dopo aver portato le sue attività europee sotto il cappello di BSkyB mantiene posizioni in Gran Bretagna e in Germania.
In quest’ottica può venire utile la potenza di fuoco (una cassa da 10 miliardi) dei francesi di Vivendi. Berlusconi e Murdoch avrebbero parlato anche di questo a villa San Martino.
PIER SILVIO AMMINISTRATORE DELEGATO. E sempre nello schema della creazione di una pay tivù unica del Vecchio Continente, in grado di sfruttare la sua massa critica e abbassare quella che resta la maggiore spesa del settore (i diritti).
Proprio da Vivendi Vincent Bolloré ha mandato segnali di pace verso lo Squalo, facendo intendere che non si ripeterà lo scontro di 10 anni fa in Italia tra Stream e Telepiù. Ma avrebbe confermato ai Berlusconi l’interesse per creare business tra Telecom (della quale detiene il 10%) e Mediaset, che potrebbero sfociare anche nell’ingresso dei transalpini nell’azionariato di Cologno Monzese. Dove, non a caso, Pier Silvio ha appena ottenuto un ruolo più manageriale (è diventato amministratore delegato), che potrebbe mantenere anche in un diverso assetto societario.

Ei Towers, Mondadori, Mediolanum: lo scenario è fluido

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Lo schema, come visto, è sempre lo stesso. E potrebbe essere applicato anche agli altri pezzi del gruppo.
Abbandonata l’Opa ostile verso Rai Way, i Berlusconi continuano a fare la corte a viale Mazzini per unire (anche ottenendo una quota di minoranza) i propri ripetitori con quelli dello Stato.
Dietro l’offerta di 120 milioni a Rcs libri c’è chi ipotizza il progetto di un conferimento in Borsa di un nuovo colosso editoriale italiano, che con questa stazza farebbe meno fatica ad affrontare i costi di gestione.
IL MERCATO CI CREDE. E non è detto che il gruppo - costretto a scendere sotto il 10% per la condanna in giudicato del Cavaliere - non decida di uscire da Mediolanum, nel caso il Tar del Lazio non blocchi l’input di Mediobanca.
Pare che Silvio abbia detto che «con i soldi derivanti dalla cessione del Milan, potremmo fare tante altre cose».
Intanto risolverebbe due problemi che lo stanno affliggendo negli ultimi anni: il conflitto d’interessi e la guerra tra i figli per spartirsi la sua eredità.
Il mercato, intanto, ci crede, come dimostra la corsa di Mediaset nell’ultimo mese (+7,7%).

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