Economia 7 Maggio Mag 2015 1204 07 maggio 2015

Internet delle cose, quattro cose da sapere

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internet delle cose Intelligente è la parola del momento. Le startup della Silicon Valley e non solo dedicano milioni di dollari di fondi e una quantità enorme di risorse e tempo a mettere a punto tecnologie in grado di rendere più semplice e intuitiva, in una parola “smart”, la vita di tutti i giorni. L’internet of things, la creazione di software per collegare alla rete e controllare in remoto tutto dagli elettrodomestici agli allarmi di casa, è il settore a cui tutte le società del settore tendono e su cui scommettono maggiormente. Qualcuno però pensa che l’internet delle cose sia già prossimo a una bolla, che potrebbe finire per mettere in difficoltà più di un’azienda. Ecco cosa bisogna sapere. PARLARE DEI SINGOLI OGGETTI È RIDUTTIVO “Una categoria che è senz’altro in territorio bolla è quella delle tecnologie smart. Si cerca di rendere intelligente qualunque tipo di oggetto, persino le tazze, gli acquari, le scarpe e le pentole per friggere”, ha detto Christopher Mims, editorialista tecnologico del Wall Street Journal e in passato autore della Scientific American e del Mit Technology Review. La sua opinione è che sul mercato stiano arrivando sempre più prodotti fondamentalmente inutili (come la pentola intelligente messa a punto da Pantelligent o i bicchieri che ti dicono quanto hai bevuto e quante calorie hai consumato studiata da Vessyl). Ma l’idea c’è: “Vedo la logica di tutto questo, l’obiettivo è arrivare a creare qualcosa di più grande, un intero ecosistema di oggetti collegati tra loro”, ha detto Mims, ammettendo che limitare la visione agli specifici oggetti è riduttivo. 1.700 MILIARDI NELL’ECONOMIA ENTRO IL 2019 Il punto è dunque guardare all’intero “ecosistema”, al quadro più grande. Secondo uno studio di Bi Intellingece, l’internet delle cose diventerà il maggiore segmento dell’industria tecnologica, con un numero di dispositivi messi sul mercato entro il 2019 doppio rispetto a quello di smartphone, Pc e tablet messi insieme. Nello stesso periodo le consegne raggiungeranno i 6,7 miliardi di dispositivi, con un tasso di crescita annuale composto del 61% su base quinquennale. Sempre secondo la società di ricerca, l’internet of things genererà un valore di 1.700 miliardi di dollari per l’economia globale entro il 2019 (comprendendo hardware, software, costi di installazione e servizi di gestione). Tra i benefici maggiori ci sarà in particolare una maggiore efficienza e un calo dei costi per le famiglie, le aziende e le città. PER ORA I COSTI SONO ALTI Attualmente per automatizzare la propria casa, secondo i dati della Custom Electronic Design & Installation Association (Cedia), non si spendono meno di 2.000 dollari per un sistema semplice, ma si arriva velocemente oltre un milione di dollari se si includono tapparelle, termostati, luci, telecamere di sicurezza e serrature controllate a distanza. “Si possono spendere centinaia di migliaia di dollari per un sistema di illuminazione complesso o tende motorizzate e, se si passa all’intrattenimento, non c’è limite alla spesa”, ha detto Peter Shipp, membro del Board del Cedia. PREMATURO PARLARE DI CASE DEL TUTTO “CONNECTED” Secondo gli esperti, per il momento parlare di “connected home”, case completamente interconnesse e controllabili in remoto, è ancora prematuro. Il mercato in ogni caso è in crescita ed è destinato ad aumentare in modo costante: uno studio di Berg Insight prevede che ci saranno 17,4 milioni di sistemi per “smart home” installati in Europa e 31,4 milioni negli Stati Uniti entro il 2017, con un fatturato annuale che includendo gli hardware, i servizi e l’installazione potrà arrivare a 3,4 miliardi di dollari all’anno in Europa e a 9,4 miliardi negli Stati Uniti nello stesso periodo.

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