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SHARING 7 Maggio Mag 2015 1059 07 maggio 2015

TimeRepublik, la prima banca del tempo digitale

Si evolve il concetto di banca del tempo. E sbarca sul digitale con TimeRepublik. Ora anche il crowdfunding si finanzia coi minuti. Guadagnati attraverso i social.

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E se la rivoluzione fosse un tasto? Un rettangolino su sfondo rosso, come quello che vedete qui sotto, in attesa di finire vicino a quelli di Facebook e di Twitter? Un link per il sovvertimento – pacifico e felice, s’intende - dell’ordine costituito?

Il tasto con cui si può donare il tempo con TimeRepublik.


Premesse roboanti, certo. Per scenari suggestivi. Perché se i like e le condivisioni servono a distribuire contenuti su cui poi guadagnano le aziende della Silicon Valley, il nuovo pulsante funziona invece distribuendo tempo. Con cui pagare mestieri, consulenze e servizi in un mercato alternativo a quello tradizionale. Oppure per finanziare un progetto. In minuti, ovviamente.
IN PRINCIPIO C'ERANO LE BANCHE DEL TEMPO. Se qualcosa vi suona familiare è perché almeno in parte lo è. Le banche del tempo da 20 anni circa lavorano con concetti simili, su piccola scala: volontari che si offrono di dare una mano a tenere i bambini, a fare i compiti o a prendersi cura degli anziani, in cambio di altri favori.
I soldi sono banditi: il valore è il tempo che si dedica un’attività, e la disponibilità a farla.
Ora, però, trasportate tutto nel mondo digitale e iperconnesso, allargate ai lavoratori di ogni tipo, metteteci sopra che la condivisione sta diventando anche un trend economico sotto il cappello a falde larghe della sharing economy, e avrete TimeRepublik, la piattaforma attiva dalla fine del 2013 in cui professionisti, artigiani, imbianchini, studenti, pensionati e tutti quelli che pensano di sapere fare qualcosa si offrono vicendevolmente aiuto, pagandosi in tempo.
L'EVOLUZIONE SOCIAL PASSA ATTRAVERSO UN PULSANTE. Come? Se traduco un testo per te in inglese, per esempio, tu mi “pagherai” dandomi due ore del capitale di minuti che hai immagazzinato sulla piattaforma, e a mia volta io potrò usare i minuti “guadagnati” per remunerare chi viene a ripararmi un elettrodomestico.
Per avere la rivoluzione, però, allargate ancora il concetto, tornando al pulsante. E immaginate un futuro (prossimo) in cui il tastino rosso postato sopra un articolo, il post di un blog o la pagina di un qualsiasi sito internet diventerà lo strumento per raccogliere fondi, necessari a concretizzare idee. Con una peculiarità: non si raccolgono soldi ma minuti.
Insomma, l’evoluzione potenziale del crowdfunding: «Una specie di Kickstarter, per realizzare i propri progetti. Ma senza che ci sia denaro in mezzo», spiega a Lettera43.it Karimi Varini, cofondatore di TimeRepublik.

Richiesti soprattutto lavori di grafica e progetti web

Mettiamo per esempio che io voglia creare una App: ho un’idea buona, ma non so come fare e cerco un programmatore. Sul mercato tradizionale, questi chiede qualche migliaia di euro; sulla piattaforma, invece, un ingegnere software “costa”, sempre per esempio, 60 ore di tempo. Altre 20 le vuole il grafico. E 10 quello che scrive i testi. In tutto ci vogliono 90 ore.
Per racimolarle bisogna convincere la gente a credere nell’idea e a finanziarla, donando il proprio tempo: travasandolo cioè dal loro capitale al mio. Con un clic.
CIRCA 30 MILA PERSONE ISCRITTE. Il paragone con Kickstarter certo è ardito, quantomeno nei numeri. Quest’ultima è una piattaforma su cui le persone presentano i loro progetti e chiedono ad altri un aiuto economico per realizzarle, ricevendone qualcosa in cambio (il prodotto realizzato, o un’esperienza particolare legata al progetto, come avere la chance di fare da collaudatore o assistere alla prima di un film nato con questp tipo di finanziamenti). Il contributo minimo è un dollaro, ma dalla metà del 2009 a oggi il sito ha raccolto 1 miliardo e 674 mila dollari con 83.575 idee realizzate.
Gli zeri del «co-working in cloud» di TimeRepublik - un tripudio di inglesismi per indicare un lavoro di gruppo fatto non fisicamente nello stesso posto ma sulle nuvole di Internet – non possono competere nemmeno pallidamente: gli iscritti oggi sono 30 mila in 110 Paesi del mondo, per 70 varietà di servizi offerti.
I PROFESSIONISTI PIÙ PRESENTI? INFORMATICI E DESIGNER. Il dato significativo tuttavia è la loro distribuzione: tra le 10 professionalità più presenti ci sono informatici, traduttori, designer, sviluppatori web, programmatori ed esperti di social network (a seguire, però, anche pet walker, quelli che portano in giro gli animali).
Non solo: il 70% degli scambi effettuati sulla piattaforma riguarda lavori di grafica, di informatica e gestione-realizzazione di progetti web, di scrittura ed editing, di consulenza aziendale.

Per ogni dollaro investito ne tornano indietro due e mezzo

Un mondo di professionisti, insomma, che si muove con «un sistema operativo diverso da quello di mercato», spiega Ted Wallach, creativo e responsabile di strategie aziendali, già stipendiato da colossi quali Nike e American Express e ora innamorato dell’idea del co-working in cloud, senza soldi naturalmente. «Per una semplice ragione: questo sistema crea empatia, fiducia, dignità e quasi equità nella comunità», aggiunge, con il “quasi” necessario a mantenere i piedi per terra e ad evitare accuse di ingenuità e tecno-ottimismo.
GLI STUDI DELLA NEW ECONOMICS FOUNDATION. Le speranze, tuttavie, sono alimentate anche dagli studi scientifici. L’ultimo è quello firmato da Liz Moyer, Rebekah Clark e Maria Lagouros della Columbia University, che integra e riprende due analisi prodotte dalla New Economics Foundation dalla London School of Economics and Political Science.
La ricerca ha calcolato il ritorno degli investimenti sul tempo dedicato ad altri, quantificandolo in 2,62: se volessimo tradurlo in denaro corrente, significa che per ogni dollaro investito ne tornano indietro più di due volte e mezzo tanto (2,62 dollari).
UN SISTEMA 'DIVERSO', MA FRUTTUOSO PER TUTTI. La cifra è frutto di calcoli ottenuti con metriche complesse, che partono dai rischi economici e dai benefici per i partecipanti alla banca del tempo digitale, dove i rischi sono parametrati al denaro che si perde non fornendo un determinato servizio sul mercato primario (il benchmark sono i salari orari degli States ), ponderati però dal fatto che riceve in cambio un altro servizio, anch’esso dotato di valore economico. I benefici contano invece non solo il servizio ottenuto, ma anche il fatto che il denaro effettivamente risparmiato può essere investito nel mercato reale.
Come dire: un mondo diverso, ma realisticamente fruttuoso per tutti.

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