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INCHIESTA 8 Maggio Mag 2015 1410 08 maggio 2015

Cnel, il limbo prima della abolizione

I consiglieri sono in fuga. L'ente inutile ridotto a zombie. Ma costa ancora 9 mln. E il risparmio potrebbe non essere così sensibile. Anche dopo la cancellazione.

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Villa Lubin, sede del Cnel.

La sua abolizione era stata salutata da Matteo Renzi come il simbolo dell'Italia che cambiava verso, che rottamava gli enti inutili, e che diceva basta agli sprechi di denaro pubblico.
La panacea di tutti i mali dello Stato, insomma.
Il Cnel, però, esattamente come tutti gli altri enti inutili, è ancora lì. Nonostante a villa Lubin, palazzina che sorge sulla «sommità di un piccolo poggio» a villa Borghese (la descrizione è presa dal sito) si respiri aria da fine impero. Tra tensione, nervosismo e assemblee che vanno deserte.
ASPETTANDO LA RIFORMA COSTITUZIONALE. Però, a differenza degli altri carrozzoni - e carrozzini - di Stato, per cancellare il Consiglio nazionale dell'economia e lavoro non è sufficiente una passata di spugna, ma una legge costituzionale. Bisogna così aspettare l'approvazione della riforma costituzionale, la stessa che abolirà il Senato elettivo. A quel punto è prevista la nomina da parte del ministero della Pubblica amministrazione di un commissario straordinario per la gestione provvisoria e la liquidazione del patrimonio dell'ente.
Qualcosa a dire il vero è stato già fatto. Dei circa 20 milioni che succhiava annualmente il Cnel, la legge di Stabilità ne ha mantenuti circa 9 necessari per pagare gli stipendi di dipendenti e dirigenti e la manutenzione della sede, circa 2 milioni l'anno.
STOP ALLE INDENNITÀ. I 64 consiglieri (nel 2011 erano 121) che provengono soprattutto da sindacati e da Confindustria, hanno perso le loro indennità. Fino allo scorso anno percepivano in media 25 mila euro all'anno. Un risparmio non da poco, ma sicuramente non decisivo per risanare le casse pubbliche. Del resto lo stesso Cnel - che era definito pomposamente la III Camera dello Stato, ben prima che venisse usurpato da Porta a Porta - pesa sulle casse dello Stato lo 0,003% del Pil (a pieno regime).
La rottamazione procede come da tabella di marcia? Non esattamente.
Perché il Cnel è praticamente uno zombie. Il 15 luglio 2015 termina l'attuale consiliatura. I suoi componenti dovranno essere rinnovati. E le nomine ratificate dal Consiglio dei ministri che, stando a quanto ci risulta, pare essersi dimenticato del calendario, oltre che dell'ente stesso.
IL LIMBO DOPO LUGLIO. «La stessa nomina di alcuni nuovi consiglieri, in sostituzione di dimissionari, non è stata ratificata dal Cdm. Dunque non possono entrare in servizio», spiega a Lettera43.it una fonte.
Non è un dettaglio. In assenza di un nuovo consiglio - ed eleggerlo è tutt'altro che una passeggiata - chi approverà il bilancio previsionale 2016? A villa Lubin se lo chiedono un po' tutti. Mentre dal governo - e in partiocolare dal ministero retto da Marianna Madia - per ora non arrivano risposte. «Almeno qualcuno ci dica che nessuno andrà nei guai per omissione di atti d'ufficio», si sussurra tra i corridoi.
In attesa di avere qualche indicazione, il presidente Antonio Marzano sta agendo di fatto da commissario in pectore.

Il fuggi fuggi dal Consiglio: da Angeletti a Centrella

Antonio Marzano, presidente del Cnel.

Intanto nel Consiglio è partito il fuggi fuggi. Non che prima i rappresentanti dei sindacati - tra cui Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni - brillassero per presenze, anzi.
Proprio Angeletti ha da poco rassegnato le dimissioni insieme con un altro collega.
Due consiglieri sono deceduti, ma è impossibile rimpiazzarli senza la firma del Cdm. Poi c'è il caso dell'ex segretario Ugl Luigi Centrella: nonostante sia stato dimissionato dal sindacato siede ancora al Cnel, e non è stato ancora possibile sostituirlo.
SPESE RIDOTTE. Anche i cosiddetti esperti di nomina quirinalizia starebbero per lasciare l'incarico. A villa Lubin, infatti, sta girando una lettera in cui si ipotizzano le loro dimissioni. A pesare sulla decisione senza dubbio l'indagine della Corte dei conti. La procura ha calcolato un danno allo Stato di 1,2 milioni di euro più gli interessi per consulenze esterne affidate senza gara tra il 2008 e il 2012.
Il segretario generale Franco Massi, ex ufficiale delle Fiamme gialle e magistrato della Corte dei conti in carica dall'inizio del 2011, ha già ridotto le uscite: le spese sono diminuite del 30%, passando da 18,2 a 13,5 milioni l'anno. Pure la sua indennità è scesa da 173 mila a 42 mila euro, più o meno la stessa del vicepresidente Enrico Postacchini. Il presidente Marzano, invece, guadagna 187 mila euro lordi.
Ma tra le spese tagliate ci sono anche le trasferte. E così accade che molte assemblee saltino perché non si raggiunge il numero legale.
Una ragione della dieta, fanno notare da villa Lubin, sta nel fatto che molte consulenze sono state internalizzate. Studi e ricerche possono benissimo essere svolte dai funzionari, senza pagare esperti esterni.
CI SONO ANCORA 70 DIPENDENTI. A essere calati, dal 2010 al 2015, sono stati anche gli stipendi dei dirigenti di prima e seconda fascia (che rimangono comunque molto generosi). Michele Dau (unico di prima fascia) nel 2010 percepiva 204 mila euro l'anno, nel 2014 ne ha presi 140.479. L'assegno dei sei di seconda fascia si aggira, invece, sugli 80 mila euro. Per loro nel 2014 si è speso in totale mezzo milione di euro.
E poi ci sono i dipendenti, una settantina circa. Che fine faranno una volta che il parlamento avrà abolito definitivamente il Cnel? Saranno riassorbiti dalla Pa, con un taglio nell'assegno di circa 200 euro netti al mese. Mentre i dirigenti vedranno decurtato il loro stipendio di alcune decine di migliaia di euro l'anno. «Il personale», spiega a Lettera43.it il ministero della Pa, «è previsto che confluisca nella Corte dei conti. La norma prevede inoltre un percorso commissariale per la gestione della transizione».

Il risparmio per lo Stato potrebbe essere minore del previsto

Massimo D'Alema con Matteo Renzi.

Il rischio è che il risparmio per lo Stato non sarà poi così sensibile. Un po' come per il taglio delle Province o del Senato.
Lo stesso vale per la sede. Nessun albergo di lusso occuperà la palazzina. Più probabilmente vi si trasferirà la presidenza del Consiglio superiore della magistratura. «I 2 milioni di euro, dunque», fanno notare dal Cnel, «non saranno risparmiati. Verranno sempre pagati dai contribuenti».
IL TENTATIVO DI D'ALEMA. Non che la cancellazione di un ente ormai datato che ha perso, e non da oggi, la sua mission originaria sia un male. La sua abolizione, va detto, non è del tutto farina renziana: nel 1999 ci aveva già provato Massimo D'Alema, non esattamente un premier allergico «all'organizzazione da soviet del Cnel, che negli anni è diventato un buen retiro per sindacalisti pensionati».
Ma oltre al Cnel ci sono altri 500 enti inutili che continuano a esistere senza che nessuno batta ciglio. Mentre il premier ha fatto della cancellazione del Consiglio nazionale dell'economia e lavoro una sua bandiera. Perché?
LO SGAMBETTO AI SINDACATI. Il dubbio è che, dicono dal Cnel, «più che un effetto benefico sui conti pubblici, Renzi abbia cercato di infliggere un'ulteriore umiliazione ai sindacati». Che dal canto loro, non sono certo «innocenti».
La mission dell'ente doveva cambiare dagli Anni 90. Era già datato quando divenne operativo, un decennio dopo l'approvazione della Costituzione (solo alle Regioni andò peggio). «Con la concertazione, la famosa Sala verde di Palazzo Chigi, il ruolo di mediazione del Cnel è venuto meno», ricorda la fonte. «I sindacati avrebbero potuto usarlo per potere esprimere liberamente opinioni che in casa sarebbero state messe a tacere».
L'ente non doveva più fotografare il lavoro, è la critica, ma dare indicazioni e interpretazioni. E invece, a quanto pare, è stata persa un'occasione. L'ennesima.

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