Economia 8 Maggio Mag 2015 1650 08 maggio 2015

Russia-Italia, la stagione del grande gelo

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Matteo Renzi ospite da Vladimir Putin al Cremlino a marzo 2015 C’erano una volta il lettone di Putin tanto amato (e usato) da Silvio Berlusconi, lo stesso presidente russo che si premurava di spingere Matteo Renzi a portare Romano Prodi al Quirinale oppure l’Eni che era il “rappresentante” di Gazprom nel Vecchio Continente. Ma negli ultimi mesi le cose sono molto cambiate, con Mosca che sembra sempre più distante da Roma. Basta leggere l’ultimo resoconto annuale sul commercio estero diffuso nelle scorse ore dal ministero degli Esteri russo. Nel quale si legge che sono dir poco «ambigue» le modalità con le quali la nostra diplomazia sta lavorando per sviluppare le relazioni con la Russia. Infatti non mancano accuse a Roma. «Su iniziativa della parte italiana», per esempio fanno sapere i russi, «è stato rimandato a data da definirsi il nono round di consultazioni ai più alti livelli, così come sono stati rimandati gli incontri dei ministri degli Esteri e Difesa nel format 2+2 ed altre visite di alto livello programmate in precedenza. Al momento sono praticamente interrotti i contatti a livello ministeriale e di cancellerie».

Commissione europea DIFFICILI RAPPORTI TRA MOSCA E BRUXELLES. Quasi tutti gli ultimi governanti d’Italia hanno sempre provato a sfruttare le ambiguità nei rapporti tra Mosca e Bruxelles. Soprattutto sul versante energetico, con il Belpaese pronto a ricordare la centralità del maggiore fornitore di gas dell’area e a bloccare tutti i tentativi dell’Unione europea di frenare la penetrazione russa in Europa. A ben guardare - e non soltanto nella visita del 15 marzo al Cremlino - Matteo Renzi è stato tra i principali leader del Vecchio Continente a respingere le richieste americane di estendere le sanzioni dopo l’occupazione della Crimea. Ma con Angela Merkel che si batte nella stessa direzione, l’interdizione italiana a Bruxelles perde certamente peso. Negli anni però è stato proprio il business a rinsaldare i rapporti tra due Paesi.

Il tratto del gasdotto South Stream realizzato in Bulgaria SEMAFORO ROSSO DELLA BULGARIA AL SOUTH STREAM. La Russia è stata il nostro fornitore energetico d’eccellenza, influenzando a tal punto la politica su questo versante che per anni l’Italia ha vagheggiato di essere la porta del gas russo, quanto meno nell’area mediterranea. Per certi aspetti una certa inversione di tendenza si è avuta quando Mosca ha dovuto rinunciare alla costruzione di South Stream: vuoi perché troppo costoso, vuoi perché la Bulgaria - su pressioni della Ue - si è detta indisponibile a continuare il progetto. Per l’Italia una perdita pesante: si è vista sottrarre dalla Turchia il ruolo di hub del gas russo nel Sud Europa, tuttavia dopo un primo veto di Mosca da poche ore Saipem (gruppo Eni) è riuscita a recuperare la maxi commessa (2,4 miliardi)  per costruire parte dell’infrastruttura. Nelle ultime settimane era più volte rimbalzata la notizia che la controllata del Tesoro sarebbe potuta tornare a fare business con i russi e costruire la parte sottomarina della futura pipeline.

Interscambio -39,2% L'ITALIA PAGA LE CONSEGUENZE DELLA CRISI IN CRIMEA. In questo scenario l’ultimo colpo ai rapporti consolidati negli anni l’hanno dato le sanzioni commerciali alla crisi russo-ucraino. L'interscambio dei due Paesi è passato dai 25,5 miliardi del 2008 ai 54 miliardi di euro nel 2013. Con Mosca interessata soprattutto alle nostre macchine di precisione, i prodotti alimentari e i semilavorati. Poi il crollo, visto che in pochi mesi (le sanzioni sono scattate a settembre) si sono persi oltre 5 miliardi di euro. Le sanzioni infatti hanno avuto ripercussioni superiori alle più fosche prospettive. Stando a uno studio dell'International Research Network, Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, «i volumi sono scesi del -15,1 per cento) Il calo ha riguardato sia le importazioni italiane dalla Russia (-17%) scese a 15,1 miliardi nei primi undici mesi del 2014 da 18,2 miliardi di euro nello stesso periodo del 2013, sia le esportazioni italiane verso la Russia (-11,7) passate, nei due periodi, a 8,8 miliardi da 10 miliardi di euro». Maggiormente colpiti «i comparti lattiero caseari, della carne e dell'orto frutta». E gli stessi numeri potrebbero confermarsi anche nel 2015. L'ALLARME DELLE DOGANE: CROLLA L'INTERSCAMBIO: -39%. Come dimostra l'ultima analisi congiunturale dell'interscambio Italia-Russia, curata dall'Ice di Mosca sulla base dei dati delle dogane russe e Istat, l’interscambio tra i due Paesi ha registrato nei primi mesi dell’anno in corso un crollo del 39,2 per cento. Matteo Renzi sta provando a riportare indietro le lancette della storia. Ma - come dimostra l’ultimo resoconto annuale sul commercio estero prodotto dal governo russo - ci sono ancora troppi fraintendimenti tra i due Paesi. Proprio all’ultimo vertice tra il nostro premier e Vladimir Putin sono sembrati seguire strategie diverse. La Russia vuole rientrare a pieno titolo tra i partner privilegiati della Ue, ma non ha certamente mostrato eccessivo interesse alla richiesta italiana di appoggiare un intervento in Libia. Area, quella del Nord Africa, che al Cremlino tratta con molto tatto, per non creare problemi al suo migliore alleato, Bashar Assad, mentre il suo nuovo grande partner energetico - la Turchia - appoggia il nuovo corso di Tripoli.

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