Franco Tatò 150511185312
INTERVISTA 11 Maggio Mag 2015 1847 11 maggio 2015

Banda ultra larga, l'ex ad di Enel Tatò: «Telecom dorme»

Fibra ottica. Rete diffusa. Investimenti. Enel può essere la soluzione giusta. Parola dell'ex manager Tatò, primo a investire in tlc: «In tre anni si può fare».

  • ...

Fu il primo, alla fine degli Anni 90, a lanciare Enel nel settore delle telecomunicazioni.
Franco Tatò, nato a Lodi nel 1932, amministratore delegato della società elettrica dal 1995 al 2001, è uomo dalle idee chiare.
Installò 12 mila chilometri di rete in fibra ottica, sfruttando i cavi ad alta tensione.
Nel 1997 creò Wind, oggi la terza compagnia di telefonia mobile del Paese.
E poi acquisì la telefonia fissa di Infostrada.
PROGETTI E GUAI GIUDIZIARI. Gli investimenti nelle tlc vennero poi abbandonati. E le operazioni del manager bollate come troppo costose.
Nel 2014 è arrivata anche la condanna a tre anni per reati ambientali nell'inchiesta sui veleni della centrale di Porto Tolle.
Ma nei suoi sei anni da amministratore delegato, Tatò ha varato progetti ambiziosi. E gli utili dell'azienda sono passati da poco più di un miliardo a oltre quattro.
IL KNOW HOW DIMENTICATO. Oggi, a 15 anni di distanza dalla sua intuizione, il governo potrebbe affidare all'Enel di Francesco Starace la gestione del piano per la banda ultra larga.
Le indiscrezioni sul coinvolgimento della società elettrica non sono state confermate. Ma il pioniere Tatò non ha dubbi sulla possibilità di realizzazione del progetto in tempi brevi: «Enel ha già tutto il know how, non c'è da inventare nulla».
Cresciuto alla Olivetti, l'azienda che per molti anni è stata il gioiello della tecnologia e dell'innovazione made in Italy, Tatò venne licenziato per contrasti con la dirigenza di Carlo de Benedetti.
RISANÒ LA FININVEST DI SILVIO. L'uomo non ama i compromessi. A lui si affidò Silvio Berlusconi quando la Fininvest era impaludata nei debiti.
Tatò prese in mano l'azienda del Biscione e a forza di tagli e riorganizzazioni in pochi anni riconsegnò all'ex premier una società risanata e quotata in Borsa.
FRIZIONI CON GIULIO TREMONTI. Ma quando dovette confrontarsi con il governo del Cavaliere le cose non andarono altrettanto bene.
Nonostante le performance di bilancio, il ministro all'Economia Giulio Tremonti non approvava il suo attivismo.
Cercò di accantonare 'Franz Kaiser' offrendogli la poltrona di presidente: lui fece le valigie.
«IL CAV AVREBBE BOCCIATO ENEL». «Se Enel si fosse presentata con un'iniziativa del genere di fronte a un governo berlusconiano sarebbe stata respinta con perdite», spiega a Lettera43.it.
«Per anni tutti hanno pensato che fosse naturale che se ne occupasse Telecom. Peccato che non lo abbiano mai fatto».
Rivendica la scommessa sulla tecnologia: «In due anni abbiamo portato i contatori elettrici con il controllo a distanza nelle case di 33 milioni di italiani.
«Ed è questa», osserva, «la rete capillare che può fare da base al piano del governo».

Franco Tatò. © Imagoeconomica

DOMANDA. Cosa pensa della notizia, ancora tutta da chiarire, del piano per la banda ultra larga dato in gestione a Enel?
RISPOSTA.
Se sarà così vuol dire che finalmente abbiamo un governo illuminato che fa la cosa giusta per tutti. Per l'interesse generale, non per difendere le posizioni arretrate di qualcuno.
D. Lombardo, amministratore delegato di Infratel, ha dichiarato che il fattore tempo è un elemento fondamentale. Lei pensa che sia realistica la stima di portare la fibra ottica in tutto il Paese in tre anni?
R. Assolutamente sì: l'Enel è in grado di realizzare il piano in questi tempi e anche in modo economico. Ha già tutto il know how, è la migliore nella gestione delle reti. Non c'è da inventare nulla.
D. Su quale base lo dice?
R. Io feci due cose a Enel. La prima fu l'operazione Wind: abbiamo installato 12 mila chilometri di fibra ottica proprio perché ci risultava molto economico usare i cavi dell'alta tensione. Inoltre in pochi sanno che Enel aveva una rete di telefonia mobile precedente.
D. Quanto tempo ci volle?
R. Con l'installazione della fibra ottica riuscimmo ad avere una copertura su tutto il territorio nazionale in neanche due anni. Se pensa al tempo che ci sta mettendo Tre...
D. E la seconda cosa?
R. Tra il 1999 e il 2001 installammo 33 milioni di contatori elettronici di prima generazione. Ma allora molto avanzati. Si tratta, capisce, di un altro livello di attività. E questa è la cosa che conta di più.
D. Sarebbe questa la rete capillare che può fare da base al collegamento internet veloce?
R. Noi installammo la fibra ottica solo per collegare le centrali. Oggi si tratterebbe di portarla all'ultimo miglio. Ma Enel ha già un piano per installare i contatori elettronici di nuova generazione.
D. E quindi?
R. Può approfittarne per installare la fibra ottica e fare in modo che il Paese sia finalmente connesso con linee veloci.
D. Uno dei punti di scontro con Telecom è proprio questo: in parte vorrebbero mantenere la rete in rame nell'ultimo miglio.
R. È un problema di Telecom. Può continuare a usare la rete in rame, ma il Paese ha tutto il diritto di avanzare.Telecom ha dormito.
D. In che senso?
R. Ha avuto tanti anni davanti per fare qualcosa in questo senso. Poi magari ci saranno delle buonissime ragioni... Ma questo è un Paese strano.
D. Cioè?
R.
In Italia c'è sempre bisogno di un'autorità che imponga di fare le cose, invece di fare semplicemente quello che serve.
D. Perché, se il know how c'è sempre stato, Enel non è mai stata nominata in nessun progetto su questo fronte?
R. Perché questo tema è stato affidato a Telecom. Per anni tutti hanno pensato che fosse naturale che se ne occupassero loro, peccato che Telecom non lo abbia mai fatto. Questo è un dato di fatto. Non è una discussione.
D. È plausibile che su un dossier industriale così cruciale sia stato dato semplicemente tutto per scontato, senza interloquire con altri operatori?
R.
Personalmente penso che se durante il periodo berlusconiano Enel si fosse fatta avanti dicendo «vorrei fare queste cose qui» sarebbe stata respinta con perdite.
D. Perché?
R.
Un'operazione del genere significava la possibilità di garantire business a qualcuno, non necessariamente Telecom. Ma se l'avesse fatto Enel avrebbe sottratto business agli interessati. Le dico di più. La prima cosa che fecero i miei successori fu tentare di cancellare il contatore elettronico.
D. E come andò a finire?
R. Furono fermati da Pippo Ranci, presidente dell'autorità dell'Energia. Me lo raccontò lui stesso.
D. Cosa le disse?
R. «Voi siete pazzi, questa è l'unica cosa avanzata che avete. Mantenetela». E certe decisioni ovviamente si prendono con il governo. Non è che uno si sveglia la mattina e fa una scelta del genere.
D. Il ministro Tremonti fu contrario anche all'operazione Infostrada. I vostri scontri sono cronaca. Come andò allora?
R. Noi abbiamo acquisito Infostrada con l'appoggio del governo. A una riunione presieduta dall'allora premier Amato, in cui era presente anche l'ex ministro dell'Industria Letta, spiegammo: «Abbiamo la possibilità di comprare Infostrada. È molto cara, dobbiamo indebitarci».
D. Ma?
R. In quel modo evitavamo che un operatore si inserisse nel settore della telefonia fissa e sviluppasse progetti in una direzione diversa da quella auspicata dal governo.
D. Costò oltre 8 miliardi.
R. Ne eravamo consapevoli, però era importante chiudere l'operazione. L'avessimo fatto più tardi sarebbe costata di più. E avevamo un piano molto serio.
D. Quale?
R. Era molto eleborato e c'era già lo sviluppo del wi-fi. Io ne avevo parlato anche con Romano Prodi due anni prima. Insomma era un discorso che andava avanti da tempo. Ma Tremonti aveva altre idee. Era ostile in maniera preconcetta.
D. Opposizione all'interventismo pubblico?
R. Quello sarebbe stato un motivo nobile.
D. Cos'era, allora?
R. Mancanza di lungimiranza. Il fatto che si dovesse investire sulle reti veloci intelligenti era una cosa di cui erano convinti tutti quelli che erano a conoscenza dello sviluppo di internet.
D. E nel governo?
R. Diciamo che non c'era molto know how.
D. Cioè?
R. L'avanzamento tecnologico procura vantaggi per tutti, ma anche svantaggi per qualcuno. In particolare per quelli che non si adeguano e non si mettono nelle condizioni di gestirlo, ma ne restano vittime. Fermare il progresso tencologico non può essere l'interesse dell'azienda. C'era uno sbaglio di fondo, giustificato con i debiti. Cosa peraltro non vera.
D. Dicono che l'entrata di Enel nella partita potrebbe essere un modo per fare pressione su Telecom e accettare l'ingresso nella newco di Metroweb. Cosa ne pensa?
R. Le dietrologie non aiutano. Diciamo molto semplicemente che se la notizia è vera, Enel non ha bisogno di Telecom.
D. Sarebbe a dire?
R. Penso che si possano trovare accordi nelle zone in cui Enel non arriva con altri operatori. Ma se Enel può installare fibra ottica e contatori elettronici significa anche che può fare tutte le cose necessarie per gli sviluppi di internet.
D. Tra i progetti di Enel c'è per esempio l'internet dell'energia. Lei cosa intende?
R. Intendo l'internet delle cose. Dovremmo farlo con urgenza, perché altrimenti ci troveremo in svantaggio rispetto alla Germania, per esempio.
D. Lei ha avuto diverse esperienze manageriali in Germania: a che punto sono?
R. Hanno creato una commissione composta di una ventina di luminari tra professori e imprenditori che hanno lavorato un anno sul tema della competitività.
D. Con quali risultati?
R. Hanno prodotto un paper per il governo su quello che bisogna fare in termini di infrastrutture per sostenere il passaggio della manifattura all'internet delle cose.
D. Insomma, ne va anche della nostra manifattura.
R. Nel futuro prossimo le aziende dovranno produrre oggetti che comunicano. Ma per fare in modo che le aziende siano competitive devono trovare un ambiente ricettivo.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso