Economia 11 Maggio Mag 2015 1440 11 maggio 2015

Bond Apple, ecco come spenderà 8 miliardi

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Apple Apple è tornata sul mercato obbligazionario e lo ha fatto, come ormai d’abitudine, superando le previsioni degli analisti. La società guidata da Tim Cook ha venduto bond per 8 miliardi di dollari, mentre gli investitori prevedevano circa 6,5 miliardi. Cosa se ne farà di questa ulteriore liquidità Cupertino, che già aveva cash per 193,5 miliardi? Apple ha sfruttato i bassi costi per finanziarsi in vista di un possibile rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve più avanti nell’anno e userà il ricavato dalla vendita per pagare buyback e dividendi, nell’ambito del maxi piano per il ritorno di capitale agli investitori annunciato il mese scorso (è stato aumentato a 200 miliardi di dollari entro marzo 2017,   in rialzo dai 130 miliardi previsti un anno fa). Ecco tutto quello che bisogna sapere. PER CUPERTINO È STATA LA SESTA EMISSIONE Apple ha venduto cinque tranche di titoli a tasso fisso e due a tasso variabile con maturazione tra i due e i 30 anni.A seguire l’operazione sono state Bank of America Merrill Lynch, Goldman Sachs e JP Morgan. I trentennali avevano un rendimento del 4,397%, ovvero 1,4 punti percentuali in più rispetto ai titoli di stato americani di pari scadenza. È stata la sesta emissione in tre anni. Nel 2013 ha venduto bond per 17 miliardi di dollari, all’epoca il collocamento obbligazionario più ampio di sempre da parte di un’azienda americana. Un anno più tardi c’è stata l’asta da 12 miliardi di dollari e lo scorso novembre la prima con bond non in dollari (obbligazioni per 2,8 miliardi di euro). A inizio anno invece il gruppo ha piazzato bond per 6,5 miliardi di dollari e 1,25 miliardi di franchi svizzeri. APPLE HA FATTO I CONTI La domanda è perché Apple, che ha già una montagna di liquidità, debba ricorrere a emissioni di bond per finanziare il piano di restituzione di capitale agli azionisti. Secondo gli analisti il punto è che due terzi di quel contante si trova all’estero e quindi una vendita di obbligazioni è più conveniente rispetto al rimpatrio degli utili realizzati all’estero, su cui il governo americano imporrebbe un’aliquota fino al 35%. Insomma, dicono gli esperti, Apple evita di pagare tasse e può per altro dedurre gli interessi sui pagamenti. Il mese scorso, in occasione di una trimestrale solida, Apple ha annunciato appunto l’aumento del piano di buyback e dei dividendi, saliti dell’11%. ICAHN ORA È SODDISFATTO, MA…  La mossa di Apple piace a Carl Icahn, investitore attivista che in passato ha fatto forti pressioni affinché il colosso di Cupertino restituisse più capitale agli investitori. “Aziende come Apple si vedono una volta ogni cinquant’anni. Ha tutto dalla sua parte, mi sento sicuro e se il titolo cala, compro di più e non mi preoccupo”, ha detto durante un’intervista a Fox News, sottolineando comunque di “volere vedere dividendi sempre più alti”. Il miliardario finora non ha venduto titoli e non intende farlo in futuro, neppure per incassare guadagni ingenti visto che il valore della sua quota è raddoppiata in meno di due anni (ad agosto 2013 ha comprato una quota valutata un miliardo circa e a inizio 2014 la ha alzata a 3 miliardi, mentre a febbraio scorso Icahn ha detto di possedere 53 milioni di titoli valutati circa 6,5 miliardi). ANCHE ALTRE SEGUONO LA VIA DI CUPERTINO Apple non è l’unica ad avere scelto questa via. Molte altre aziende ad alto rating hanno emesso bond sfruttando un contesto caratterizzato da bassi tassi di interesse. Per esempio, Royal Dutch Shell a inizio maggio ha venduto obbligazioni per 10 miliardi di dollari, AbbVie ha offerto titoli a debito per 16,7 miliardi di dollari e Oracle per 10 miliardi. Il mese scorso il colosso delle telecomunicazioni At&t ha piazzati bond per 17,5 miliardi, mentre a inizio anno Actavis ha venduto obbligazioni per 21 miliardi. Il contraltare è che questa serie di operazioni ha pesato sul prezzo dei bond: stando ai dati di Barclays, le obbligazioni aziendali high-grade americane hanno registrato un rendimento totale negativo dello 0,89%. LIQUIDITÀ RECORD PER LA CORPORATE AMERICA Del resto le aziende americane al di fuori del settore finanziario non hanno mai avuto così tanto contante. Stando ai dati di Moody’s, a fine 2014 avevano liquidità complessiva per 1.730 miliardi di dollari, in rialzo del 4% da 1.670 miliardi dell’anno precedente. Cifre toccate anche se le spese in conto capitale (937 miliardi di dollari), i dividendi (394 miliardi) e i piani di buyback (289 miliardi) l’anno scorso hanno toccato nuovi massimi. Moody’s stima che il contante detenuto all’estero sia pari a 1.100 miliardi, il 64% del totale, da 950 miliardi, il 58%, del 2013. Le cinque aziende con maggiore liquidità sono Apple, seguita da Microsoft, Google, Pfizer e Cisco Systems.

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