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BASSA MAREA 12 Maggio Mag 2015 0743 12 maggio 2015

Tagli lineari alle pensioni d'oro? Pura demagogia

Le regalie si nascondono soprattutto tra gli assegni piccoli. Ma colpirli è impopolare.

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Il presidente dell’Inps, Tito Boeri.

La Corte Costituzionale ha messo pesantemente le mani sul tavolo pensionistico e tutta la confusione del nostro gigantesco sistema di “rendite”, troppe e troppo diverse e che vanno ben oltre il pagamento di pensioni a chi ha fatto i dovuti versamenti, si è fatta sentire.
La sentenza del 30 aprile ha detto che il blocco delle rivalutazioni Istat per circa 5 milioni di pensioni Inps, tutte quelle oltre i circa 1.500 euro lordi, è illegittimo, e va restituito.
GOVERNO IN DIFFICOLTÀ. Il governo annaspa, e pare che pagherà a scaglioni, sia nei tempi sia nelle cifre, e non per gli assegni oltre una certa somma.
La sentenza però è arrivata dopo che, insediato da tre mesi, il nuovo presidente Inps Tito Boeri aveva preannunciato una riforma, basata sul ricalcolo.
Sul misurare, cioè, di quanto molte pensioni in essere e dei prossimi anni, prima che si applichi fino in fondo il contributivo totale, si discostano dai versamenti effettuati.
IL RICALCOLO NON È SEMPLICE. Con il retributivo, ormai abolito dal 2011, contano molto gli ultimi stipendi, più dell’intera somma dei versamenti, falsando spesso così e al rialzo la storia contributiva. Il ricalcolo servirebbe a tassare in parte l’eccedenza. Non sempre è facile ricalcolare, per i pubblici soprattutto.
Ci sarà qualcuno che in parlamento, perché lì finirà la riforma Boeri aldilà della contingenza dei rimborsi decisi dalla Corte, avrà il coraggio di dire che anche molte pensioni piccole sono un regalo proporzionalmente più generoso di quello fatto a certe pensioni grandi?
LE BABY PENSIONI COSTANO 9 MLD. È l’ultimo “Bilancio del sistema previdenziale italiano” (aprile 2015) curato dall’ex sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla, a ricordare che complessivamente baby pensioni, prepensionamenti e trattamenti integrati al minimo hanno più regalie delle pensioni d’oro.
Nessuno propone di togliere 200 euro a chi ne riceve 1.200, ma riflettiamo un attimo sulle 600 mila e oltre pensioni baby che costano 9 miliardi l’anno: ben oltre metà di questa cifra è un regalo della comunità a chi, per vari motivi, ha deciso di riscuotere la rendita, ridotta, dopo 15 o 20 anni.

Le regalie? Non si nascondono solo nelle pensioni d'oro

Pensionati in un ufficio Inps.

Un chiaro esempio a spanne: se un insegnante di scuola media va in pensione a 65 anni con 40 anni di versamenti e riceve circa 1.800 euro netti per 13, quanto dovrebbe ricevere un insegnante, categoria molto rappresentata fra i baby pensionati, che ha fatto versamenti per 20 anni e riceve 1.100 euro? La metà di 1.800 perché ha versato la metà.
E ancora, la metà della metà, cioè 450 euro e meno a volte, perché, se gli 85 anni sono per entrambi l’aspettativa di vita, il pensionato anziano riceve 20 anni di pensione, e quello giovane pensionato a 40 la riceve per 45 anni. In cifre attualizzate: 468 mila euro per il pensionato regolare, e 643.500 per il baby. Un bel regalo da ridimensionare.
TANTE SITUAZIONI FALSATE. Non si farà, non è certo il caso di dimezzare e oltre, ma non si farà neppure una riduzione simbolica del 3%, tanto per spiegare anche ai baby la realtà e farla capire a chi ritiene l’assegno un atto dovuto (quasi tutti, naturalmente).
E non si toccheranno tutti quelli che, pubblici promossi alla vigilia della pensione o privati con robusti aumenti a fine carriera, hanno una situazione falsata rispetto ai versamenti, come ha spiegato benissimo Boeri in un articolo dell’agosto 2013 sul sito di cui è magna pars, lavoce.info.
PER UN TAGLIO LINEARE NON SERVIVA BOERI. È molto diversa infatti la storia contributiva di chi ha raggiunto stipendi elevati, per la sua categoria, a 35 anni e chi invece li ha raggiunti a 55, vista la forte differenza di contributi, in totale il 33% della retribuzione (in Italia i più alti al mondo) .
La regola quasi sicuramente dominante sarà invece in Italia, sarebbe una gioia sbagliarsi, quella di tutelare i piccoli, fino a 3 mila lordi forse, cioè circa 2.100-2.300 netti. Ricalcolo con il mero contributivo? Nessuno, per queste pensioni.
Il ricalcolo, giusto in sé, ci sarà per quelle più alte e se non ci sarà il ricalcolo (fino a che non lo si vede è bene non crederci troppo) ci sarà un taglio lineare, per il quale non era necessario chiamare un professore della Bocconi come Boeri. Bastava un buon ragioniere.
23 MILIONI DI ASSEGNI. Il peso cadrà quindi sulle 700 mila pensioni, su un totale di oltre 23 milioni (i pensionati sono 16 milioni abbondanti ma molti hanno per vari motivi due assegni, in genere bassi), dai 3 mila lordi in su al mese, 173 mila oltre i 5 mila lordi.
Chi legittimamente incassa 5, oppure 7 o magari 9 mila euro lordi di pensione al mese (pochi casi isolati tutti immeritati, in genere arrivano anche molto più in su) non dovrebbe protestare troppo se gli portano via, oltre a quello già prelevato come solidarietà, un’altra fetta in limiti ragionevoli. Purché ci sia qualche sacrificio, simbolico d’accordo, anche per molti altri.

In Italia troppi politici in cerca di facile popolarità

Enrico Zanetti, sottosegretario all'Economia.

In Italia, invece, complici politici in cerca di facile popolarità come il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, è dominante l’idea che la pensione sotto i 2 mila sia sempre dovuta e quella sopra i 3 mila sempre un furto.
Non è così semplice. Ma grazie a questa demagogia rischiamo di vedere situazioni curiose, furti pubblici di denaro privato.
Una delle più note e antiche (ha 200 anni) casse pensionistiche private britanniche, la Scottish Widows, offre un esempio che aiuta a capire. Per avere a 66 anni, iniziando i versamenti a 30, una pensione complessiva di 20 mila euro (sterline, nell’esempio, ma non cambia) di cui 7.280 pubblici, occorre crearsi una pensione privata, con Scottish Widows dice l’esempio, di 12.720.
IL MODELLO SCOZZESE. Occorrono per questo 36 anni di versamenti di 337 euro al mese. Si arriva a un monte contributi versati di quasi 146 mila euro.
Ora prendiamo il caso di chi oggi in Italia riceve di pensione circa 7,5 mila euro lordi al mese, calcolati su una media rivalutata e attualizzata di 115.000 euro l’anno di stipendio per 40 anni.
Se ha questa media è perché ha chiaramente raggiunto presto una posizione elevata, e ha quindi versato in toto in 36 anni circa 1,4 milioni di contributi.
Scottish Widows o qualsiasi altro privato gli pagherebbe a 65 anni più di quanto gli paga il sistema Inps italiano. E non chiederebbe mai nulla come solidarietà o altro, dalla pensione.
QUESTA NON È GIUSTIZIA. Non tutte le pensioni d’oro sono così corrette e giuste, e molte del pubblico e varie del privato andrebbero sacrosantamente e robustamente riviste. Ma il caso indicato con l’ausilio di Scottish Widows non è poi così raro.
E a questi pensionati, che ricevono del proprio e sono parecchie migliaia, che diranno il parlamento e il professor Boeri? Nulla, intanto sono pochi. E giustizia è fatta.
Preoccupiamoci invece dei “piccoli”, dove ben più di 2 o 3 milioni ricevono regalie nella loro modestia assai cospicue. Qualcuno, senza nulla togliere ai veri “piccoli” per carità, vorrà dire loro come stanno le cose?

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