BANCAROTTA 13 Maggio Mag 2015 1000 13 maggio 2015

Grecia, default vicino: la liquidità del Paese è finita

Prestito al Fmi ripagato con fondi di emergenza. Tra due settimane casse vuote. Cantieri, ospedali, Comuni a fondo: ci sono 2,5 milioni di assegni che rischiano. 

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La Grecia ha ripagato il prestito dell'Fmi, ma ha quasi finito la liquidità.

I cantieri edili sono campi abbandonati. I lavori per la ristrutturazione delle scuole sono fermi.
I nuovi impianti di depurazione delle acque incompiuti.
E i fornitori degli ospedali minacciano di non portare più garze, farmaci e pasti.
RAMI SECCHI DELLO STATO. Mentre a Bruxelles il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis e il vice premier Yannis Dragasakis proseguono i negoziati per il terzo salvataggio con la Troika che non si chiama più Troika, l'intera macchina dello Stato ellenico è come rattrappita.
Manca la linfa che ne nutre il corpo - liquidità contante - e i rami più esterni si sono già seccati.
Le case editrici delle università pubbliche hanno smesso di stampare saggi e compendi, i progetti cofinanziati con i fondi europei, denuncia la federazione delle imprese edili, si sono bloccati.
E l'amministrazione centrale ha dovuto chiedere agli enti locali di restituire i trasferimenti dello Stato alla Banca centrale per poterli utilizzare per il funzionamento ordinario dei servizi statali.
SOLO MISURE TAMPONE. L'esecutivo di Tsipras il 12 maggio è riuscito a rimborsare al Fondo monetario internazionale 750 milioni di euro.
Ma per rispettare la scadenza ha usato il gioco delle tre carte, utilizzando riserve di emergenza depositate proprio presso il Fmi pari a 650 milioni di euro.
La Banca centrale europea è andata in soccorso ad Atene, alzando nuovamente il tetto della liquidità di emergenza a 80 miliardi di euro. Una misura tampone.
DUE SETTIMANE DI TEMPO. A giugno, il governo greco deve restituire altri 2,6 miliardi. E lo stesso Varoufakis ha amesso che la Grecia può resistere solo «altre due settimane».
«Il governo ha denaro solo per pagamenti di piccola scala», spiega a Lettera43.it George Bitros, professore emerito di Economia all'università di Atene, «ma nei prossimi due-tre mesi deve restituire qualcosa come 20 miliardi per evitare il default. Senza un accordo, la situazione diventerà molto presto ingestibile».

Il debito dello Stato si è trasmesso a Comuni, enti pubblici e imprese

Manifestanti sull'acropoli di Atene.

Il default non è stato annunciato, ma nella vita quotidiana dei greci c'è già.
In un mese, tra febbraio e marzo, la quota di pagamenti arretrati dello Stato oltre i 90 giorni è cresciuta di 418 milioni di euro, superando i 4 miliardi.
Le casse pubbliche sono in debito con il fondo pensione dei dipendenti pubblici di 382 milioni di euro.
Il governo, stando a quanto ha dichiarato lo stesso esecutivo, ha tagliato i trasferimenti ai fondi pensionistici del 17,1%.
FONDI PENSIONE IN ROSSO. E i loro bilanci una volta in positivo hanno un rosso di circa 350 milioni.
Gli enti locali hanno accumulato 319 milioni di pagamenti arretrati. Gli ospedali attendono 903 milioni di euro. Mentre ai lavoratori del settore sanitario spettano 1,39 miliardi.
SANITÀ, DEBITI E SCIOPERI. Le ore di straordinario negli ospedali non vengono pagate.
Venerdì 8 maggio, il personale ospedaliero dell'Attica e del Pireo ha indetto uno sciopero di quattro ore per protestare contro il taglio dei trasferimenti.
L'asfissia dura ormai da mesi e costringe i dipendenti a lavorare a salario ridotto.
Da gennaio, calcola il quotidiano Kathimerini, lo Stato ha destinato alla sanità pubblica 63,3 milioni di euro, 20 milioni sono arrivati a maggio. Ma non bastano.
ALLARME NEGLI OSPEDALI. Solo nel primo mese dell'anno, denuncia la stampa ellenica, gli acquisti degli ospedali ammontavano a 88 milioni di euro.
E molti direttori sanitari hanno utilizzato gli ultimi fondi per tamponare i primi buchi in un domino del debito che dall'amministrazione centrale sta contagiando tutto il Paese. Il 20 maggio medici e infermieri hanno indetto un altro sciopero di 24 ore.

Lo stato fatiscente dei cantieri statali

I dipendenti degli ospedali greci in piazza nel 2014: protestavano contro l'ennesimo piano di tagli.

La mancanza di liquidità ha bloccato anche gli investimenti già avviati.
Lunedì 11 maggio la federazione delle aziende edili ha denunciato «lo stato fatiscente dei cantieri statali», sottoposti a un continuo stop and go legato alla mancanza di liquidità delle imprese che non ricevono i fondi dalle amministrazioni dello Stato.
Gli enti locali, poi, possono a loro volta girare le accuse.
TRASFERIMENTO FONDI. Il 20 aprile il governo Tsipras ha varato un decreto che prevede che enti pubblici e amministrazioni locali trasferiscano le loro riserve alla banca centrale per permettere allo Stato prestiti di breve termine.
Un atteggiamento folle, l'ha definito il sindaco di Tessalonica, Yiannis Boutaris, che però ha deciso di «sostenere il Paese».
SCONTRO SINDACI-TSIPRAS. L'unione dei rappresentanti dei Comuni ellenici ha contestato il provvedimento.
Il presidente dell'Unione delle municipalità centrali Giorgos Patoulis ha dichiarato che i primi cittadini continueranno a opporsi finché l'esecutivo non darà rassicurazioni sul destino di quei fondi.
Ma ha anche spiegato che se la situazione fosse peggiorata i municipi avrebbero aperto i cordoni della borsa. Con i sindaci che avrebbero offerto anche i loro salari. E la situazione è peggiorata.
RASTRELLATI 600 MILIONI. Secondo il portavoce del governo Gavriil Sakellaridis, a martedì 12 maggio lo Stato ha rastrellato 600,3 milioni di euro: «Comuni, province e regioni hanno depositato 64,5 milioni di euro e altri 535,8 milioni sono arrivati da altri enti pubblici».
Secondo l'economista Bitros «i comuni avevano già bilanci in disordine perché hanno sempre assecondato le esigenze della politica, invece di risolvere i problemi», ma «ora si troveranno in una situazione di ancora maggiore sofferenza. E anche alcuni fondi pensione, che non erano compresi nel decreto, hanno volontariamente trasferito parte delle loro riserve».
I sacrifici, tuttavia, non potranno bastare. E i buchi di bilancio sono già diventati fratture politiche.

Tsipras rischia tutto. E 2,5 milioni di greci anche

Yanis Varoufakis.

Il default 'nascosto' della Grecia è sul tavolo del comitato centrale di Syriza.
Il nodo è semplice: in queste condizioni che tipo di accordo si può negoziare? A Bruxelles la partita è complessa.
C'è il Fondo monetario che chiede riforme del lavoro e del sistema pensionistico. I punti su cui il partito di Tsipras non vorrebbe cedere.
Ma l'organizzazione di Washington sembrerebbe favorevole a un taglio del debito.
Al contrario la Commissione europea fino al 12 maggio sembrava opporsi all'ennesima ristrutturazione.
Ufficialmente dall'Unione arrivano segnali incoraggianti.
VAROUFAKIS OTTIMISTA. Varoufakis ha dichiarato: «L'intesa è vicina, può arrivare a giorni». Ma intanto il Fondo monetario potrebbe non partecipare a un terzo salvataggio.
E i suoi rappresentanti stanno lavorando con i Paesi dell'Europa sudorientale - Bulgaria, Romania, Serbia, Cipro, Turchia e le ex repubbliche jugoslave - per ridurre la loro esposizione, in termini di obbligazioni e titoli di debito, nei confronti di Atene.
GREXIT ANCORA SUL TAVOLO. L'ipotesi di una fuoriuscita dalla Grecia dall'euro è quindi ancora sul tavolo, o almeno è una delle opzioni che condiziona le trattative.
Nei piani alti del partito del primo ministro l'idea di un'intesa firmata per forza e a condizioni che smentiscono le promesse elettorali non piace per nulla.
Alekos Flambouraris, ministro greco per il coordinamento di governo, ha spiegato alla televisione greca che l'esecutivo «non esiterà a proporre un referendum se i colloqui non si concludessero in maniera soddisfacente».

Per l'ala sinistra di Syriza il compromesso è impossibile

Poliziotti in tenuta anti sommossa davanti alla sede della Bank of Greece durante le proteste del 2013.

La richiesta di una pubblica consultazione arriva dall'ala sinistra di Syriza. Il responsabile delle riforme amministrative del partito, Alexis Mitropolous, ha dichiarato di «non vedere la possibilità di un compromesso e soprattutto di un compromesso onorevole».
REFERENDUM SUBITO? E il 12 maggio ha chiesto al governo di «chiudere l'accordo o di indire immediatamente il referendum: ci sono questioni che non possono aspettare».
Ma in discussione non c'è solo la tenuta interna di Syriza. Tsipras pagherà il prezzo delle sue promesse elettorali, sostiene Bitros, il professore della Business School di Atene.
CONSENSI IN PICCHIATA. «Con tutta probabilità, il suo governo cadrà». Che l'esecutivo regga o meno alla scossa europea, Bitros ricorda un dato di fatto: «Il consenso per il leader di Syriza è passato dall'82 al 55%. Se la Grecia uscisse dall'euro i suoi sostenitori scenderanno ancora».
Ma assieme a Tsipras i primi a pagarne le conseguenze sarebbero pensionati e dipendenti pubblici: 2,5 milioni di persone che rischiano di ritrovarsi senza un soldo. Esattamente come la Grecia.

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