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PROGETTO 18 Maggio Mag 2015 0800 18 maggio 2015

Cina, la missione di Xi Jinping: importare il calcio

Il presidente Xi vuole ospitare il Mondiale. Per vincerlo. Sul tavolo 12,5 miliardi. E chiede a Wang di comprarsi il Milan. Pechino punta a sfondare nel pallone.

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Il presidente cinese Xi Jinping riceve un pallone dal tesoriere della Federcalcio tedesca, Reinhard Grindel.

Quando era un ragazzino, e ancora non aveva iniziato il percorso che l'avrebbe portato a essere il capo dello Stato più popoloso del mondo, Xi Jinping giocava a calcio.
Con quali risultati non è dato saperlo, ma la passione per il pallone gli è rimasta.
IL SOGNO DEL MONDIALE. Nel 2011 era ancora vice presidente e scandì il suo programma in tre punti: che la Cina si qualificasse alla Coppa del Mondo, che potesse ospitare l'evento e che lo vincesse.
Quattro anni dopo quel manifesto comincia ad avere una sua applicazione pratica con l'obbligatorietà dell'insegnamento del calcio nelle scuole, una serie di libri illustrati in 3D per spiegare il gioco ai bambini e l'assalto all'Europa.
Un piano da 12,5 miliardi di euro in cui sarebbe incluso anche l'investimento per prendersi il Milan. Il 51%, all'inizio, con un'offerta da 580 milioni, poi l'altra metà. Portando quei generosi investimenti che Silvio Berlusconi è tornato ad auspicare il 18 maggio.
XI TIFA MILAN FIN DAGLI ANNI 80. Secondo La Gazzetta dello Sport ci sarebbe nientemeno che il presidente Xi, tifoso rossonero dagli Anni 80, dietro la cordata capitanata da Wang Jianlin, numero uno del gruppo immobiliare Dalian Wanda.
Per portare avanti il suo progetto, Xi ha deciso di fare le cose in grande. Ha formato un gruppo di studio governativo che spianasse la strada all'apertura di 20 mila scuole calcio entro il 2017, con lo scopo di produrre oltre 100 mila giocatori.
A PECHINO UN CONSULENTE PER IL CALCIO. I governatori locali fanno a gara ad assecondare i desideri del presidente, e negli uffici dell'assessorato alla Pubblica istruzione di Pechino è già stata allestita una stanza per il nuovo consulente per il calcio, Tom Byer, ex calciatore americano tra i più stimati tecnici di giovanili al mondo, uno che ha già lavorato con buon profitto in Giappone e che ora spera di far crescere il movimento cinese.

Il calcio? I cinesi preferiscono guardarlo

La nazionale di calcio cinese scesa in campo il 22 gennaio 2015 per i quarti di finale di Coppa d'Asia contro l'Australia.

Con 1,4 miliardi di abitanti la Cina sembra avere tutte le carte in regola per sfondare anche nel pallone.
D'altra parte, se nel 2008 è stata in grado di vincere il medagliere dell'Olimpiade di Pechino, perché lo stesso tipo di programmazione non dovrebbe funzionare nel calcio?
MEGLIO STUDIARE. La realtà, però, si discosta non poco dalla teoria, e racconta di genitori poco inclini a concedere ai propri figli del tempo per giocare a calcio, distogliendoli dallo studio e invogliandoli a un'attività che complici i casi di corruzione scoppiati negli ultimi anni nel Paese è vista come poco auspicabile per un onesto cittadino.
Sotto la Grande Muraglia il calcio preferiscono guardarlo piuttosto che praticarlo. Dal vivo o in tivù.
L'affluenza agli stadi, in costante crescita, è stata registrata da Pluri consultoria in circa 18 mila spettatori, con il Guanghzou Evergrande e il Beijing Guoan che hanno tenuto una media stagionale, nel 2013-2014, intorno ai 40 mila.
ASCOLTI RECORD. L'incontro della nazionale contro l'Australia, giocato il 23 gennaio 2015 per i quarti di finale di Coppa d'Asia, ha avuto un'audience televisiva di 27 milioni di spettatori.
Il problema subentra quando si tratta di mettersi gli scarpini e correre. Secondo la Fifa sono 711.235 i calciatori tesserati alla federazione cinese.
Numeri rinfrancanti rispetto a quelli registrati prima dell'avvento alla presidenza del Paese di Xi, quando i calciatori teenager erano stimati nell'ordine di 100 mila unità, contro i 600 mila registrati tra il 1990 e il 2000.
LO 0,05% È TESSERATO. Xi è riuscito a invertire la tendenza, ma si tratta pur sempre di cifre risibili, appena lo 0,05% sul totale della popolazione.
Per fare un paragone, sono calciatori tesserati il 2,5% degli italiani (1.513.596 persone), il 7,6% dei tedeschi (6.308.946 persone), l'1% dei brasiliani (2.141.733 persone). Persino gli Stati Uniti, Paese in cui il calcio fa fatica a imporsi, contano 4.186.778 tesserati (l'1,31% della popolazione).

Libri illustrati in 3D per insegnare la tecnica

Libri di testo illustrati per insegnare il calcio ai bambini cinesi.

Ecco perché è necessario infoltire le schiere nazionali, anche a costo di spingere su una sorta di leva obbligatoria.
Al suo esercito del pallone, Xi ha deciso di fornire anche le armi didattiche necessarie per andare in 'guerra'.
PRIMA I FONDAMENTALI. A tutte le scuole viene distribuita una serie di libri per insegnare la teoria del calcio, illustrati in 3D, supportati da materiale multimediale e video tutorial e realizzati con l'aiuto di 30 esperti dello sport più popolare al mondo.
Tra le loro pagine consigli per sviluppare le abilità individuali, i fondamentali come tiro, dribbling e passaggi, ma anche un accento fondamentale sul lavoro di squadra.
Quattro volumi sono pensati per accompagnare la formazione del giovane calciatore dalle scuole elementari fino all'inizio delle superiori, mentre gli altri tre sono guide per gli insegnanti.
Sì, perché uno dei problemi maggiori, per la Cina, è quello di creare un gruppo di tecnici preparati.
A PAVIA UNA SCUOLA PER ALLENATORI. È per questo che a Pavia, ospitata dal club locale guidato dal presidente Xiadong Zhu, è partita una scuola per tecnici cinesi.
Il primo corso di due settimane è partito il 27 aprile e si è concluso l'8 maggio. A presiederlo Giancarlo Camolese, ex allenatore del Torino.
È solo una delle prove tangibili dell'assalto cinese al calcio europeo. Tutti sanno degli 8 milioni che Alessandro Diamanti è andato a guadagnare a Guanghzou Evergrande, o dei 25 che lo stesso club ha sborsato per tenersi in panchina 30 mesi Marcello Lippi, l'ex tecnico campione del mondo con l'Italia in grado di vincere tre campionati e la Champions League asiatica.
CANNAVARO L'EREDE DI LIPPI. Dopo il suo addio, la squadra è stata affidata a Fabio Cannavaro, in un'ideale staffetta tra eroi di Germania 2006.
Per la verità, Lippi è rimasto al Guanghzou come direttore tecnico fino a febbraio 2015, e per un certo periodo si sono rincorse voci su un suo coinvolgimento nei progetti della federazione.
Poi lui ha preferito tornare in Italia, lasciando il Guanghzou e il suo progetto: una scuola calcio con oltre 10 mila allievi per cui il club ha investito 140 milioni di euro.
Un altro modo per far crescere il movimento, perché chiamare le football star internazionali per giocare il campionato cinese non può bastare.
L'AVANZATA DI WANDA. Così i cinesi hanno deciso di partire loro verso l'estero. Wang Jianlin, col suo gruppo Wanda, si è già preso il 20% dell'Atletico Madrid, l'advisor della Serie A Infront e ora punta al Milan.

Un cortocircuito tra sport, affari e politica

Wang Jianlin, presidente del gruppo Dalian Wanda.

In Cina i confini tra politica e sport, tra sport e affari, tra affari e politica, sono spesso labili.
Quasi tutti i club della Super League vengono finanziati dai governi locali o sono in mano a grossi gruppi industriali, che vedono nel calcio e nei diritti televisivi delle partite l'occasione per fare profitti.
L'ARRIVO DEI MAGNATI. Il loro avvento nel mondo del pallone asiatico, cominciato all'inizio degli Anni 90, ha portato a un terremoto negli equilibri del campionato.
Le squadre più ricche hanno gonfiato gli stipendi dei calciatori, quelle più povere si sono dovute arrangiare.
E l'hanno fatto nel peggiore dei modi possibili.
Le partite combinate o vendute e il calcioscommesse sono diventati fonti di profitto alternative per calciatori e club, tollerate per un decennio, finché l'esplodere dei primi scandali non ha portato gli stessi imprenditori che avevano investito nel calcio ad allontanarsene per evitare cattiva pubblicità.
NEL 2000 WANG DISSE BASTA. Anche Wang smise di sponsorizzare il Dalian nel 2000, per far ritorno nel calcio solo 11 anni dopo, finanziando la Super League con un contratto da 195 milioni di yuan (circa 28 milioni di euro).
Sempre lui, mister Wang, che oltre a essere il 24esimo uomo più ricco del mondo (con un patrimonio stimato in 22,15 miliardi di euro al febbraio 2015) è un membro del Partito comunista cinese.
Proprio lui, l'uomo che nel 2013 fu accostato alla Roma e che ora Xi ha mandato in Italia con una missione: comprare il Milan.
RANKING, CINA DIETRO A HAITI. Perché i cinesi, convinti di aver inventato il calcio (o uno sport che ci si avvicinerebbe abbastanza) nel II secolo avanti Cristo, non possono accettare di languire nei quartieri bassi del ranking Fifa.
Sono all'82esimo posto dietro Uganda, Uzbekistan, Rwanda e Haiti. E anche se sotto Xi Jinping sembrano arrivare i primi segnali di un'inversione di tendenza (la squadra era 92esima nel 2013 e 97esima nel 2014), quella del 2002 non può restare l'unica partecipazione ai Mondiali nella storia del Paese. Pure Mao, che sognava una Cina grande anche col pallone tra i piedi, sarebbe d'accordo con Xi.

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