Economia 18 Maggio Mag 2015 1638 18 maggio 2015

Grecia, la liquidità è agli sgoccioli

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Il parlamento greco Ad Atene devono chiudere un’intesa con l’ex Troijka entro la fine del mese. In modo che, ha spiegato il portavoce del governo ellenico Gabriel Sakellaridis, «possiamo risolvere i nostri problemi di liquidità» e pagare gli stipendi e le pensioni di maggio. Sempre Sakellaridis ha ripetuto nella scorse ore quello che ormai è diventato il mantra di Tsipras e Varoufakis: «Non abbiamo intenzione di firmare un terzo programma di salvataggio» o qualsiasi altro provvedimento che vada contro i bisogni dei greci. Ma da Bruxelles hanno subito spento le speranze dei greci. E replicato che i tempi dell’accordo si allungano. Anche perché sanno che gli ellenici stanno per cedere. BRUXELLES FRENA LE SPERANZE GRECHE Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis guardano al prossimo vertice di Riga del 21 e del 22 maggio. Ma Margaritis Schinas, portavoce del presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker,ha fatto sapere: «Come l'Eurogruppo ha dichiarato la scorsa settimana, più tempo e sforzi sono necessari per colmare i gap sulle questioni che rimangono ancora aperte nel negoziato». Mentre gli sherpa del Brussels group dicono off record che aspettano il cadavere sul greto del fiume: anche perché se Atene ha bisogno per la fine di mese dei fondi necessari per pagare stipendi e pensioni, non ha certamente risorse per rimborsare i 750 milioni di prestiti in scadenza a giugno da 750 milioni di euro da restituire al Fondo monetario, per non parlare dei sei da rimborsare alla Bce tra luglio e agosto. LE PRIME REALI APERTURE DI ATENE Nell’ultima lettera inviata da Atene ai creditori, Tsipras e Varoufakis hanno proposto una piattaforma in cinque aree: nuovi interventi per accelerare la crescita, obiettivi finanziari più credibili, riforma del fisco, quella del mercato del lavoro e delle pensioni, tagli alla spesa improduttiva. Sul versante finanziario la Grecia è pronta a rimodulare i suoi obiettivi sul avanzo primario. Nei mesi successivi alle elezioni Tsipras, sfruttando le prima aperture della Ue, aveva chiesto un azzeramento per avere più soldi in cassa. Poi, il peggioramento dei conti pubblici e la riduzione del gettito, aveva costretto Bruxelles a ritirare le sue disponibilità. Tanto che adesso Atene è pronta ad accettare un avanzo primario per quest'anno tra 1 e 1,5 per cento, in aumento tra l’1,5 e il 2 per cento l'anno prossimo e al 3,5 per cento dal 2017. LA TROIJKA VUOLE DI PIÙ Aperture, il governo ellenico, le ha fatte anche sul versante fiscale: imminente una revisione dell'imposta sul valore aggiunto in Grecia, che però non dovrebbe toccare le agevolazioni alle isole. Pronta anche un’estensione al piano di privatizzazioni già approvato, mentre Varoufakis potrebbe cancellare i sussidi ai fondi pensione, per recuperare le risorse necessarie ed evitare di alzare l’età di ritiro. Le parti sono ancora lontane sulle norme del lavoro: Tsipras vuole reintrodurre i contratti collettivi. In ogni caso ancora troppo poco per Bruxelles. Non a caso la Grecia, per rastrellare soldi, è persino costretta a chiedere alle sue ambasciate di mandare a casa quello che rimane in cassa.

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