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AUTOSTRADE 19 Maggio Mag 2015 2015 19 maggio 2015

Anas: la svolta passa dalle nomine

Alicata e Moraci, due professioniste donne, affiancheranno l'ad Armani. Efficienza e privatizzazione le sfide del futuro.

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Gianni Vittorio Armani, presidente e ad di Anas.

La sua era sembrava non dover finire mai, capo assoluto dell'Anas dal 2006, indifferente ai cambi di governo e alle stagioni politiche.
Piero Ciucci era lì. E dopo le dimissioni dei due consiglieri di amministrazione nel marzo scorso, Maria Cannata rappresentate del Tesoro e Sergio Dondolini per il ministero delle Infrastrutture, era rimasto davvero un uomo solo al comando.
Più che una dimostrazione di forza, però, il preludio di definitiva uscita di scena.
ARMANI PRESIDENTE E AMMINISTRATORE DELEGATO. Il 18 maggio l'assemblea degli azionisti di Anas, la società pubblica che gestisce la rete stradale e autostradale italiana, ha nominato un nuovo amministratore delegato, che assume anche la carica di presidente, Gianni Vittorio Armani, e due consigliere: l'ingegnere Cristiana Alicata e l'architetto Francesca Moraci.
Sul fronte del bilancio, Ciucci può rivendicare di aver lasciato i conti in ordine: il 2014 si è chiuso con un utile in crescita di 17,6 milioni e un dividendo per il Tesoro di 16,7 milioni. Ma sull'efficienza della rete autostradale italiana – si veda il crollo del viadotto Himera sull’autostrada A19 Palermo-Catania – e sulla gestione “familistica” della società, più volte al centro di inchieste giornalistiche per le assunzioni di amici e parenti, c'è ancora da fare.

Due donne e un ex McKynsey per «rivoltare l'Anas come un calzino»

L'ingegnere Cristiana Alicata.

Armani, 48 anni, sposato, figlio di Pietro, ex vicepresidente dell'Iri e tra i fondatori di Alleanza nazionale, una laurea in ingegneria elettrica alla Sapienza di Roma e un master in business administration al Mit di Cambridge, un periodo di lavoro nello studio McKinsey arriva da Terna e dovrà affrontare la sfida della privatizzazione di Anas, ammesso che gli azionisti vorranno davvero scegliere la strada del collocamento sul mercato. Oltre, va da sé, a quella della efficienza, con il completamento della Salerno Reggio Calabria, promessa mai mantenuta di tutti gli esecutivi, e della messa in sicurezza di viadotti e tratti autostradali.
Del resto, la mission è chiara. «Rivolteremo il gruppo come un calzino, tutte le gare e gli appalti saranno online», aveva scritto il Messaggero il 14 aprile scorso riportando parole e pensieri di Palazzo Chigi.
Ma Armani sarà coadiuvato da due professioniste alle quali, nei loro mondi di provenienza, vengono riconosciute indubbie capacità.
ALICATA, INGEGNERE CON LA PASSIONE PER LA POLITICA. Cristiana Alicata, 39 anni, laureata in Ingegneria meccanica alla Sapienza di Roma, è una manager del gruppo Fca, responsabile della sede di Napoli della Fca Center Italia Spa. Ha un blog e tre romanzi all'attivo, ma chi segue la politica la conoscerà soprattutto per il suo impegno in difesa dei diritti civili e la militanza nel Partito democratico, all'interno del quale ha avuto anche posizioni di critica e dissenso non trascurabili.
In occasione delle primarie del Pd a Roma, nel dicembre 2013, “denunciò” «le solite incredibili file di rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica». L'accusarono di razzismo, lei si dimise dalla direzione regionale del partito. Le inchieste su Mafia capitale e il “traffico” di voti di cittadini rom le hanno poi dato ragione.
MORACI, L'ARCHITETTO CHE GUARDA A GIOIA TAURO. L'altra nuova consigliera è la messinese Francesca Moraci, 59 anni, docente di pianificazione e progettazione urbanistica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Renzi l'aveva già chiamata nel gruppo dei saggi incaricati di stilare il piano strategico nazionale della portualità e della logistica.
Lei sembra avere le idee molto chiare, soprattutto sul destino di Gioia Tauro, il più importante scalo portuale italiano, su cui anche il premier ha detto di voler puntare per rilanciare l'economia del Mezzogiorno. Nei piani della prof messinese, Gioia Tauro, in rete con altri porti calabresi e meridionali, dovrebbe diventare l'hub principale per il Mediterraneo, il punto di snodo per gli scambi commerciali verso il Nord Africa. Non prima però di aver integrato gli scali con una rete efficiente di trasporti. Su rotaia ma anche su gomma. E qui un ruolo dovrà giocarlo anche l'Anas.

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