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INCHIESTA 19 Maggio Mag 2015 1010 19 maggio 2015

Scandalo spese pazze Ferrovie Nord Milano, il presidente Achille si dimette

La decisione di lasciare l'incarico dopo le accuse di peculato e truffa aggravata ai danni dell'ente pubblico per 600 mila euro.

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Norberto Achille.

Norberto Achille, presidente di Ferrovie Nord Milano e coinvolto in una inchiesta per il reato di peculato e truffa aggravata ai danni dell'ente pubblico, ha deciso di dimettersi.
La decisione è stata presa, ha spiegato lo stesso Achille in una nota, «dal provvedimento cautelare che lo ha raggiunto».
PAY TV, SCOMMESSE E AUTO: SPESE PAZZE PER 600 MILA EURO. Achille è accusato dalla procura di Milano di aver sottratto oltre 600 mila euro dalla società Ferrovie Nord Milano - società ferroviaria quotata in Piazza Affari e controllata al 57,57% dalla Regione Lombardia, al 14,7% dalle Fs e e al 3,74% dal Gruppo Gavio, per fini personali come l'acquisto di un abbonamento della pay tv, scommesse sportive, abiti, cene, schede telefoniche e noleggio di auto.
Achille, 71 anni, da 17 era a capo dell'azienda di cui la Regione Lombardia detiene il 57,57 per cento del pacchetto azionario.
Il 18 maggio i carabinieri del comando provinciale di Milano avevano notificato ad Achille un'ordinanza applicativa della misura interdittiva «del divieto temporaneo per sei mesi dell'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese ex art. 290».
REATI CONTESTATI PER IL PERIODO 2008-2014. I reati contestati si riferiscono al periodo 2008-2014. I soldi della società, secondo le accuse elencate nella nota diffusa dai militari, sarebbero stati spesi per «pasti non di lavoro, abbonamento per la pay tv, abiti, scommesse sportive, materiale elettronico» per circa 110 mila euro. Achille avrebbe «ceduto alla moglie e a un figlio due schede telefoniche intestate alla società, che ne sosteneva i costi per 125mila euro»; avrebbe «ceduto in uso esclusivo ad un figlio due autovetture aziendali noleggiate ad un costo di 220 mila euro circa, a cui erano elevate contravvenzioni al codice della strada per 125 mila euro circa»; e infine avrebbe «chiesto il rimborso in contanti di spese effettuate utilizzando la carta di credito aziendale per 22 mila euro circa».

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