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RAPPORTO 20 Maggio Mag 2015 1115 20 maggio 2015

Istat: Italia fuori dalla crisi, ma il Sud è indietro

Ripresa di spesa, fiducia e occupazione. Ma nel Mezzogiorno redditi inferiori fino al 30% sulla media nazionale.

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Per l'Istat il Pil è tornato a crescere nei primi tre mesi del 2015, con un aumento dello 0,3% rispetto all'ultimo trimestre del 2014.

L'Italia è fuori dalla crisi ma il Sud rimane indietro. Per l'Istat il rialzo del Pil di 0,3% nel primo trimestre non è un segnale di ripresa casuale ma l'indice di Paese che già dagli ultimi mesi del 2015 sta emergendo faticosamente dalla recessione .
Ma nel suo rapporto annule l'Istituto si statistica ha però anche chiarito che i segnali sono deboli e poco uniformi: gli occupati già ne 2014 sono cresciuti dello 0,4 per cento, 88 mila in più, ma i livelli precrisi sono ancora molto lontani. Inoltre la crescita si concentra nel Centro e nel Nord, mentre il Mezzogiorno sprofonda, con una perdita di mezzo milione di occupati dall'inizio della crisi.
NEL MEZZOGIORNO REDDITI PIÙ BASSI DEL 18%. «Le aree del Mezzogiorno», scrive l'Istat, «si caratterizzano per una consolidata condizione di svantaggio legata alle condizioni di salute, alla carenza di servizi , al disagio economico, alle significative disuguaglianze sociali e alla scarsa integrazione degli stranieri residenti». Qualche dato: nel Mezzogiorno il reddito è più basso del 18 per cento rispetto alla media nazionale, nelle aree interne più povere la differenza sale al 30 per cento. Il che si riflette naturalmente nei consumi: le famiglie residenti al Sud spendono poco più del 70 per cento della media nel resto del Paese. La spesa nel Mezzogiorno è in buona parte alimentare: si arriva a quote del 28 pe cento contro quote che nel Centro-Nord si fermano al 13 per cento per i livelli più alti.
«Il Mezzogiorno è da molti anni assente dalle priorità di policy. La dimensione del problema è tale che, se non si recupera il Mezzogiorno alla dimensioni di crescita e di sviluppo su cui si sta avviando il resto del Paese, sviluppo e crescita non potranno che essere penalizzati rispetto agli altri Paesi», ha commentato il presidente dell'Istituto, Giorgio Alleva.
DISOCCUPAZIONE IN CALO, MA SOLO TRA I PIÙ ANZIANI. A livello nazionale, secondo i dati diffusi, l'occupazione è tornata a cresce già nel 2014, ma solo per alcune specifiche categorie: i lavoratori ultracinquantenni, gli stranieri e le donne. Per i lavoratori più anziani pesano le riforme previdenziali, che hanno allontanato l'età della pensione: il tasso di occupazione degli ultracinquantenni, pari al 54,8 per cento, è aumentato del 7,7 per cento negli ultimi sei anni. Il recupero di posti di lavoro si è concentrato soprattutto nell'industria, 61 mila, l'1,4 per cento in più, a fronte di un'ulteriore erosione nelle costruzioni e, in misura minore, in agricoltura.
Inoltre in Italia, ha sottolineato l'Istat, sono residenti 4,8 milioni di stranieri che «rappresentano sicuramente una risorsa per un Paese come il nostro, caratterizzato da invecchiamento e bassa fecondità» e i migranti sono «disposti a svolgere lavori per i quali l'offerta dei cittadini italiani è scarsa».

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