RETROSCENA 21 Maggio Mag 2015 1115 21 maggio 2015

Grecia, il gioco delle parti dietro i file riservati

Doppia fuga di notizie. Il Fmi che si sfila. E Juncker che scavalca i negoziatori. Atene corre verso il fallimento. Mentre attorno è un tutti contro tutti. 

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Tatticismi, fughe di notizie e proposte di accordo di cui nessuno sembra sapere nulla. Nonostante le rassicurazioni ufficiali - «ci sono passi avanti», «l'accordo è vicino», «abbiamo un'intesa di massima» - Alexis Tsipras è pronto a presentare ad Angela Merkel il suo programma per evitare l'uscita della Grecia dall'euro in un clima di contrapposizioni incrociate.
Due documenti riservati del Fondo monetario e della Unione europea, uno proveniente dallo staff Fmi per la Grecia e l'altro dal tavolo del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, raccontano il tutti contro tutti che si sta consumando tra i negoziatori. Fondo monetario, Commissione Ue, Eurogruppo e governo tedesco. Tutti uniti e tutti divisi.
LA STAMPA GRECA INGUAIA JUNCKER. Mentre Atene corre verso il fallimento, a 15 giorni dall'ennesima scadenza dei prestiti che ha già annunciato di non poter pagare, il Fmi è pronto a sfilarsi dal prossimo accordo.
E nei palazzi europei i malumori sono destinati a crescere, dopo che la stampa greca ha pubblicato una nuova bozza di intesa, più favorevole a Syriza, attribuendola a Juncker.
Il presidente della Commissione ha negato la paternità del documento. Ma la partita sul default continua. E Atene sta giocando d'azzardo.

I documenti riservati del Fmi: verso il default, pronti a lasciare

Il 16 maggio, il britannico Channel4 ha pubblicato un documento strettamente riservato dell'ufficio del direttore operativo del Fondo monetario per l'Italia, l'Albania, la Grecia, Malta, il Portogallo e San Marino.
Due cartelle che raccontano i contenuti di un meeting sullo stato dei negoziati. In quel report emerge che il Fmi prevede il default della Grecia a giugno e minaccia di non offrire più prestiti se non ci sarà un progetto più sostenibile dal punto di vista del bilancio, ma anche se non ci saranno nuove riforme e se Atene non permetterà allo staff di Washington di discuterle a fondo con i ministeri.
RICHIESTE SU PENSIONI E LAVORO. Pur apprezzando i passi avanti dell'esecutivo di Tsipras su Iva e nuova gestione del sistema fiscale, il Fondo chiede altre riforme strutturali. E le elenca una a una: riforma del sistema pensionistico, una nuova ulteriore liberalizzazione del mercato del lavoro, «settore in cui sono stati fatti grandi progressi in passato». E poi la riforma della pubblica amministrazione, «dove il governo ha deciso di riassumere la maggioranza del personale (circa 4 mila dipendenti, ndr) che era stato licenziato».
OBIETTIVI UE INSOSTENIBLI. Il Fmi «enfatizza» di non stare spingendo i partner europei verso una ristrutturazione del debito, ma contemporaneamente «osserva una relazione inversamente proporzionale tra riforme e sostenibilità».
Una frase sibillina, che secondo Paul Manson, l'editor economico di Channel4, significa cheWashington non accetterà un nuovo piano in cui l'austerity chiesta dall'Ue condurrebbe alla certezza del default. La richiesta di Bruxelles di un avanzo primario al 3% è definita nero su bianco «insostenibile».
IL BRACCIO DI FERRO CON VAROUFAKIS. L'organizzazione di Washington mette un punto fermo: «Da parte nostra», si legge nel documento, «è chiaro che non ci sarà alcun esborso fino a un accordo globale a livello di intero staff e con una rieview completa e approfondita delle riforme di Atene».
E dice di apprezzare la svolta seguita al meeting di Riga: «Il primo ministro greco sembra essere più coinvolto direttamente nei negoziati».
RIMBORSI DA SCARICARE SUL FONDO SALVA STATI. Tsipras, infatti, ha ripreso il timone delle trattative, ridimensionando il ruolo del suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Tuttavia, la squadra operativa del Fmi lamenta ancora di non aver avuto la possibilità di discutere delle nuove politiche da adottare con i diversi ministeri ellenici. Varoufakis, come è noto, aveva chiuso le porte in faccia agli emissari della Troika. Secondo la stampa ellenica, a questo punto Washington potrebbe cercare di scaricare il peso dei suoi prestiti sul Fondo salva Stati europeo.

Un estratto del documento riservato del Fmi.

Un piano alternativo a favore di Syriza? Juncker smentisce

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

Dopo la prima fuga di notizie, il 18 maggio il quotidiano ellenico To Vima ha rivelato l'esistenza di un piano Juncker per la Grecia: una bozza di compromesso che modificherebbe l'intesa in favore di Syriza.
E fornirebbe ad Atene 5 miliardi per superare l'estate, rimandando la discussione sulla ristrutturazione del debito all'autunno: 1,8 miliardi verrebbero dall'ultima tranche di prestiti dell'Unione europea, 1,9 miliardi dagli interessi che la Banca centrale europea ha incassato nel 2010 dalle obbligazioni greche (e che Varoufakis aveva chiesto fossero ripagati come da accordi) e altri da nuovi incassi che l'Eurotower dovrebbe mettere a bilancio a luglio.
IL RICHIAMO ALL'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO. Il cosiddetto progetto Juncker rimanda anche la riforma delle pensioni e sospende le richieste di liberalizzare ancora la contrattazione collettiva, in nome delle prese di pozione dell'Organizzazione internazionale del lavoro.
Dal 2012 a oggi, infatti, l'Ilo ha domandato ad Atene di riportare «il proprio sistema di relazioni industriali in linea con i diritti fondamentali del lavoro»: per la prima volta un documento attribuito alla Ue citerebbe questi richiami.
DIFFERENTI OBIETTIVI DI BILANCIO. Il piano mantiene l'aumento dell'Iva, che Tsipras vorrebbe sostituire parzialmente con una nuova tassa sulle transazioni bancarie. E anche la tassa sulle proprietà immobiliari, l'Imu greca, che il governo di Atene voleva modificare.
Il documento sposa la linea di Tsipras sulla riorganizzazione dell'amministrazione fiscale e sulle misure anti povertà. Infine, anche gli obiettivi di bilancio vengono rimodulati: prevedono un avanzo primario dello 0,75% per il 2015, del 2 per il 2016 e del 3,5 solo a partire dal 2017.
IL GIOCO DELLE PARTI. Eppure il documento rivelato da To Vima non ha padri: nessuno ha voluto riconoscerlo ufficialmente. La portavoce della Commissione Annika Braintchart si è limitata a dire: «Non posso confermare la notizia sulla proposta Juncker. Non ne sono a conoscenza. Lavoriamo per un accordo globale».
Juncker stesso ha smentito di aver lavorato a un'intesa alternativa. E gli interrogativi si moltiplicano: il presidente della Commissione ha provato a fare da ponte con Tsipras, scavalcando i negoziatori più rigidi, o la fuga di notizie è servita al governo di Atene per dimostrare che un'alternativa è possibile?

Il muro dell'Eurogruppo, Tsipras punta su Merkel

Angela Merkel e Alexis Tsipras.

La cosiddetta proposta Juncker è stata commentata da analisti internazionali abituati ai negoziati complessi di Bruxelles. Per tutti quel documento senza identità sarebbe un tentativo di superare la rigidità da una parte del Fondo monetario, dall'altra di Berlino.
Paul Manson di Channel4 ha dichiarato: «Se il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble rifiutasse questo accordo, su di lui potrebbe ricadere la partita del referendum greco».
Ma l'opinione pubblica tedesca potrebbe pensarla diversamente. Inoltre le decisioni sui negoziati, più che per la Commissione, passano per i ministri delle finanze dell'Eurogruppo. I più rigoristi tra i 18 Paesi della moneta unica chiedono a Tsipras obiettivi di bilancio più rigidi e, tra le altre, la riforma delle pensioni.
«LA MEDIAZIONE FALLIRÀ». Secondo Peter Spiegel del Financial Times, il presunto tentativo di Juncker di ammorbidire i negoziati sarebbe destinato a fallire. Esattamente come fallì la mediazione dell'ex commissario all'euro Olli Rehn per Cipro.
Nel 2013 Rehn cercò fino all'ultimo di evitare l'«opzione nucleare», cioè la decimazione del sistema finanziario da cui dipende gran parte della ricchezza di Cipro. Ma alla fine dovette accettare la soluzione imposta dal Fmi e da Berlino con il sostegno della Bce. Anche per questo la geometria delle trattative ha preso forme inedite: il 21 maggio Tsipras incontra Merkel, Hollande, Schaeuble e Juncker per cercare di convincere i pesi massimi dei negoziati. E puntare soprattutto sul confronto diretto con la cancelliera.

Atene: «Meglio fare default su pensioni e salari che sul Fmi»

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e l'omologo greco Yanis Varoufakis.

Il governo ellenico non ha più liquidità. E potrebbe essere costretto a 'commissariare' il sistema bancario nazionale.
Eppure sembra pronto a giocare la partita politica fino all'ultimo.
Il 19 maggio il ministro delle Finanze Varoufakis ha dichiarato: «Meglio fare default su pensioni e salari che sul Fmi». Esperto di teoria dei giochi, Varoufakis ha insomma messo in chiaro che anche i debitori possono sfilarsi, e lasciare che i creditori perdano quello che hanno da perdere.
«ROMPERE LE TRATTATIVE COI CREDITORI». Lo stesso giorno, cinque membri del comitato centrale e della segreteria politica del partito di governo hanno chiesto di rompere definitivamente le trattative con i creditori. «L'idea di poter mettere fine all'austerity con la tolleranza dei neoliberisti dell'Eurozona si è rivelata sbagliata», hanno scritto in un appello pubblico.
I cinque propongono misure immediate per bloccare l'uscita di capitali del Paese, la nazionalizzazione degli istituti di credito e una patrimoniale sui redditi più alti. Infine il 20 maggio, il portavoce dei parlamentari di Syriza ha confermato l'emergenza sui conti: «La Grecia non pagherà il rimborso dovuto al Fondo monetario il 5 giugno se non sarà firmato un accordo con i creditori».

La Bce di Mario Draghi, ultimo salvagente per la Grecia

Mario Draghi.

In tutto questo, cosa farà la Banca centrale europea?
Finora, a guardare i fatti e a dispetto della vulgata, la Bce di Mario Draghi è stato il miglior alleato della coppia Tsipras-Varoufakis, innalzando gradualmente il tetto della liquidità di emergenza in favore del sistema bancario greco.
Anche l'ultima riunione del Consiglio del 19 maggio ha confermato la linea dell'Eurotower: il rubinetto di salvataggio per gli istituti di credito greci è stato aumentato di altri 200 milioni di euro, per un totale di 80,2 miliardi. E lo 'sconto' sul valore dei titoli di Stato forniti a garanzia della liquidità non è stato toccato.
LE AGENZIE DI RATING SCALPITANO. Ma il crack si avvicina. E le agenzie di rating scalpitano. Moody's ha avvertito i mercati: la possibilità che venga imposto «un controllo sui trasferimenti di capitali e un congelamento dei depositi», cioè esattamente quello che chiede la segreteria di Syriza, è molto alta.
Da quando Tsipras è al governo, 30-35 miliardi di euro di capitali sono fuoriusciti dal sistema bancario ellenico. E ora Francoforte potrebbe avere l'ultima parola sugli equilibri di questa strana partita a scacchi.

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