Cgil Manifestazione Nazionale 141025125936
MAMBO 22 Maggio Mag 2015 1018 22 maggio 2015

I sindacalisti? Ormai sono i tuttologi del nulla

Hanno dimenticato il tema lavoro per parlare di qualsiasi altra cosa in tivù.

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Roma: Susanna Camusso e Stefano Fassina durante la manifestazione della Cgil (25 ottobre 2014).

Scrive Fabio Martini sulla Stampa che Susanna Camusso e Stefano Fassina, più altri, stanno preparando la nascita del partito del lavoro e per questo sperano che il Pd di Renzi perda le Regionali.
Lasciamo perdere quest’ultimo particolare, non banale ma ai fini del ragionamento non rilevante, visto che da sempre chi prepara una scissione si augura la morte della parte del partito da cui si separa.
La singolarità dell’idea di Camusso e Fassina non sta tanto nel fatto del cammino a ritroso per cui il sindacato, come agli albori del movimento operaio, partorisce l’organizzazione politica, quanto nel fatto, assai più sostanzioso, che non c’è più il sindacato e quindi è difficile che possa nascere un partito.
Ovvero, c’è una organizzazione chiamata sindacato, ci sono migliaia di persone a esso iscritte ma questa associazione, declinata al plurale, è senza testa.
SINDACALISTI ORMAI TUTTOLOGI. Da gran tempo, come dice un mio caro amico politico di primo piano e antico sindacalista, i confederali sono diventati tutto: politologi, star televisive, intrattenitori, esperti di procure e/o di cose Rai, ma non sanno fare il loro mestiere, nel senso che non hanno proprio nulla in comune con Lama, Trentin, e lascio stare Di Vittorio.
Il loro linguaggio assomiglia a quello di tanti commentatori, se non fosse per il “sottopancia” che li definisce “sindacalisti” non capiresti se quello/a che parla è una collega di Sofia Ventura o dello stesso Fabio Martini.
Non solo non c’è una vertenza sindacale vittoriosa, una trattava vincente, ovvero il progetto di una trattativa, non solo non c’è una visione (ancora una volta vi invito a ricordare Lama e Trentin), ma non c’è neppure il sospetto che si cerchi di allargare il fronte sindacale.
Da anni si dice che il punto debole della democrazia italiana sono i giovani, i senza lavoro e il Sud. Qualcuno si ricorda di un discorso, di una iniziativa di Camusso e soci in questa direzione? A preparaRe il Concertone del Primo maggio sono invece bravi.
Da Lama a Linus e/o Albertino, dal sindacato ai bravissimi dj. Quanta strada ha fatto il sindacato italiano.
LE CONFEDERAZIONI SI SONO AUTO-SQUALIFICATE. Scrivo queste cose non per lanciare una invettiva anti-sindacale. Purtroppo le confederazioni si sono spesso auto-squalificate da sole, al punto che le sigle sindacali autonome in molti campi dominano.
Scrivo queste cose, per tenere il tema sollevato dalla Stampa, perché se è surreale che nel 2015 si voglia ripercorre la strada delle Unions britanniche da cui nacque il Labour, lo è ancora di più quando si scopre che in Italia manca la materia prima per fare questa operazione, manca cioè il sindacato, inteso non come sigla associativa ma come organizzazione di massa di uomini e donne che combattono sul tema del lavoro quotidianamente diretti da donne e uomini che sanno come è fatto il mondo del lavoro e lo vogliono cambiare ovvero lo cambiano in concreto.
Invece abbiamo Camusso, Fassina (tengo fuori da questo ragionamento Landini perché in lui il timbro del sindacalista è visibilissimo) che vogliono dal nulla che dirigono fondare il nulla che verrà.
Non avviene per caso se questa operazione parte dalla speranza della sconfitta del Pd in Liguria a opera del papà di questa operazione, quel Sergio Cofferati, sindacalista e riformista a tutto tondo che a un certo punto ha creduto di essere Nanni Moretti.

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