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STOP 22 Maggio Mag 2015 1823 22 maggio 2015

Ue boccia reverse charge: una tegola da 700 milioni

Bruxelles blocca l'inversione contabile: il rischio ora è l'aumento della benzina.

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La sede della Commissione europea.

Una nuova grana per i conti italiani. La Commissione europea ha comunicato al Consiglio il no alla richiesta italiana di deroga per estendere la 'reverse charge' dell'Iva alla grande distribuzione, perché non è in linea con l'articolo 395 della direttiva sull'Iva.
MISURA DA 730 MLN. Lo ha comunicato la stessa Commissione Ue, spiegando che lo 'split payment' è ancora sotto esame. La misura vale all'incirca 730 milioni nel bilancio italiano. Per cautelarsi di fronte all'eventuale stop comunitario, il governo si era tutelato col classico aumento delle accise della benzina e del gasolio, da far scattare dopo il 30 giugno.
Una misura, tuttavia, che il Tesoro ha spiegato di non voler prendere in considerazione. «C'è il fermo impegno del governo», hanno spiegato fonti del Mef, «a non far scattare le clausole di salvaguardia». Soddisfatta Confindustria, che contro la misura aveva presentato un ricorso all'Ue.
«CONTRASTO NON EVIDENTE». Secondo la Commissione, «non c'è evidenza sufficiente che tale misura contribuirà a contrastare le frodi». Ed è inoltre dell'opinione che tale misura «implicherebbe elevati rischi di spostamento delle frodi al settore del commercio al dettaglio e ad altri Stati», ha detto Vanessa Mock, portavoce del commissario alla fiscalità Pierre Moscovici. Per quanto riguarda la richiesta di introdurre una misura speciale per le entità pubbliche che dovrebbero pagare l'Iva su un conto separato anziché al fornitore, la Commissione ha indicato che «è tuttora in corso di analisi».
«NON DEV'ESSERE USATA SISTEMATICAMENTE». La procedura, ha spiegato Bruxelles, «non dev'essere usata sistematicamente per mascherare la sorveglianza inadeguata delle autorità fiscali di uno Stato». Le autorità italiane, invece, non hanno dimostrato «che per il tipo di merci in questione è impossibile fare un controllo attraverso i mezzi convenzionali, circostanza che avrebbe giustificato la necessità di un simile provvedimento». Inoltre, il governo l'aveva pensata come misura anti-evasione, ma la Commissione «ha seri dubbi che avrebbe l'impatto positivo che si aspettano le autorità italiane», perché è adatta alla prevenzione delle 'frodi carosello' ma non di tutte le altre che portano all'evasione dell'Iva.
OBIETTIVO RIDURRE L'EVASIONE. L'estensione della reverse charge è una manovra che il governo aveva chiesto di introdurre con l'obiettivo di ridurre l'evasione dell'Iva. Nello specifico, con la cosiddetta «inversione contabile», l'obbligo di versare l'Iva passa da chi acquista il bene o servizio a chi lo fornisce. È nata inizialmente nell'edilizia: colui che esegue i lavori in subappalto non addebita l’Iva sulla propria fattura. Lo fa l'appaltatore, invece, che riceve la fattura e la integra con l'imposta. In questo assetto, il pagamento dell'Iva passa dal subappaltatore all’appaltatore principale.

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