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DISGELO 23 Maggio Mag 2015 1800 23 maggio 2015

Iran, che affari: corsa dell'Europa ai nuovi business

Eni in prima linea. Partnership per Peugeot. Poi Boeing, Apple. Dopo 35 anni di embargo, Teheran ha fame di investimenti. Torta da 100 miliardi.

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La francese Peugeot in chiusura d'accordo per una maxi partnership.
L'Eni in prima linea, con altre aziende italiane del petrolchimico. E i grandi gruppi tedeschi scalpitano.
A Berlino in visita di Stato e di affari, questa primavera il ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh ha parlato con i rappresentanti di Volkswagen e Linde, prima multinazionale al mondo nel comparto del gas e ingegneristico, con 600 controllate in oltre 100 Paesi, e discusso con i proprietari di un gruppo di piccole e medie imprese tedesche.
ENI PRIMO PARTNER. Firmato l'accordo provvisorio di Ginevra sul nucleare nel novembre 2013, meno di un mese dopo fu però l'allora amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni il primo grand commis occidentale a essere ricevuto per primo da Zanganeh nei corridoi dell'Opec (l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), alla vigilia dello sblocco parziale delle sanzioni.
In vista del disgelo, il governo iraniano avrebbe dato la precedenza all'Italia, per rapporti descritti da fonti iraniane a Lettera43.it come «privilegiati» rispetto agli altri Paesi dell'Ue.
«Hanno voglia di collaborare. A mio avviso entro fine anno Teheran potrebbe proporre una nuova forma di contratti», ha dichiarato il nuovo numero uno del Cane a sei zampe Claudio Descalzi, di ritorno dall'Iran per rinegoziare i crediti di circa 800 milioni di euro e preparare il dopo sanzioni.
SI TRATTA A TEHERAN. Dal 2014 tra Roma e Teheran è un via vai di ministri e di emissari delle grandi aziende statali o ex costole di Stato, per riannodare e intessere relazioni. A febbraio il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni è volato in sordina in Iran, per una due giorni di «consultazioni bilaterali», con una nutrita delegazione al seguito.
Descalzi ha visto Zanganeh più volte e, a maggio, una rappresentanza dell'Eni è tornata a Teheran per definire i contratti favorevoli da attivare subito se, da luglio, inizierà lo sblocco totale delle restrizioni internazionali.

Dopo oltre 35 anni di embargo, l'Iran è una torta grande

Le bandiere italiana e iraniana in segno d'amicizia all'arrivo del ministro Paolo Gentiloni a Teheran (Barbara Ciolli).  

La torta è grande per l'Europa, e non solo per l'Europa.
Dopo oltre 35 anni di embargo, l'Iran è un Paese tecnologicamente avanzato che ha bisogno di auto e infrastrutture nuove, macchinari pesanti per le industrie e prodotti farmaceutici bloccati dalle ultime sanzioni degli Usa.
ALMENO 100 MILIARDI L'ANNO. Una fame di investimenti per 100 miliardi di dollari l'anno, stimano i tedeschi, secondi partner europei storici di Teheran dopo l'Italia.
Ma anche l'americana Apple si è mossa velocemente: nel 2014, il governo iraniano ha concesso la prima autorizzazione a un rivenditore persiano per importare, attraverso terzi, i prodotti della mela mangiata.
A sua volta autorizzata dall'Amministrazione Usa a vendere Mac e dispositivi iOS a clienti che hanno intenzione di portarli o inviarli in Iran.
APPLE E BOEING PREMONO. Top manager di Apple si sono poi incontrati a Londra, secondo indiscrezioni della stampa americana, con potenziali distributori iraniani, per sondare il terreno in vista di ulteriori alleggerimenti delle sanzioni - cadute in parte per alcuni settori commerciali, come l'aerospaziale e l'automobilistico, ma restano quelle petrolifere e bancarie - e di un allentamento della censura, mai però avvenuto.
In prima linea Oltreoceano c'è anche il colosso Boeing che, «per motivi di sicurezza», per la prima volta dal 1979 ha fornito all'Iran «pezzi di ricambio per gli aerei» e «manuali, disegni, carte di navigazione e dati», impiegati dall'Iran Air.
E anche la multinazionale informatica Dell e il colosso General Electric, dagli Usa, si sono mosse per inviare, in futuro, forniture di nuove tecnologie alla Repubblica islamica.
Le compagnie occidentali vogliono essere pronte alla deadline per l'accordo definitivo del primo luglio 2015. Ma sono i gruppi europei a essersi più attivati, organizzando missioni commerciali a Teheran.
L'ITALIA NEL SOUTH PARS. Oltre all'Eni, i media persiani hanno parlato di trattative con gruppi italiani, per «realizzare strutture e installazioni ausiliarie del complesso petrolchimico nella città portuale di Asaluyeh», nel Sud del Paese, attraverso «future collaborazioni» con la National Petrochemical Company iraniana.
Asaluyeh è il terminal del giacimento di gas più grande al mondo del South Pars/North Dome, nel Golfo persico, che l'Iran si divide con il Qatar. Un Eldorado ancora inesplorato sul versante persiano, proprio a causa della stretta sulle sanzioni impressa dagli Usa dopo l'elezione del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

Germania primo partner commerciale dell'Ue sotto Ahmadinejad

La Torre Azadi all'ingresso di Teheran (Barbara Ciolli).


Ai tempi dell'ultimo scià, oltre a Enrico Mattei volava in Iran il conte Domenico Agusta a vendere elicotteri. Gli italiani di Trevi costruirono lo strategico porto di Bandar Abbas e il colosso Salini Impregilo dighe e ferrovie.
Fino al 2010, con le centrali elettriche della controllata Ansaldo in Iran era presente anche Finmeccanica, che attraverso la sussidiaria Fata, a ottobre 2014 ha partecipato al primo Forum Europa-Iran organizzato a Londra.
Con Teheran Fiat aveva firmato per un impianto di produzione di 100 mila auto (bloccato nel 2012) e anche Pirelli e il gruppo Danieli, leader mondiale nella siderurgia, hanno dovuto fermare diversi progetti.
AUTO FRANCESI, CHE BUSINESS. Tutti vogliono tornare, ma la concorrenza francese e tedesca è forte. Irritando gli Usa, un anno fa i big dell'auto d'Oltralpe Renault e Peugeot hanno riaperto i talks con Teheran.
Attraverso un partner locale di assemblaggio, Renault ha ripreso a vendere componenti automobilistiche e, a marzo, con Peugeot il maggiore gruppo automobilistico iraniano Iran Khodro ha finalizzato una nuova parnership, per l'export di modelli prodotti in joint venture, nella regione del Golfo persico.
Nonostante le pressioni Usa, con l'Iran la Germania non ha mai troncato completamente i rapporti, scavalcando l'Italia come primo partner commerciale dalla fine della presidenza di Mohammad Khatami, nel 2005.
GERMANIA, PRIMO COMPETITOR. Il gigante dell'ingegneria tedesca Siemens ha sempre mantenuto aperta la sua sede a Teheran e oltre un centinaio di aziende hanno continuato i business nonostante l'embargo, per un interscambio.
Prima delle sanzioni Ue del 2012, con l'Iran operavano circa 12 mila società tedesche, per un export di 4 miliardi di euro di beni e servizi, che il governo di Angela Merkel, se l'accordo sul nucleare va in porto, punta a far diventare «marcatamente superiore».
A Francoforte importanti banchieri hanno ripreso, in via riservata, contatti con la Repubblica islamica. Bayer, ThyssenKrupp, Volkswagen e Daimler aspettano solo che si riaprano le porte. Per espandersi, anche attraverso l'Iran, in aree di influenza come il Turkmenistan e l'Azerbaigian.

Twitter @BarbaraCiolli

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