Economia 25 Maggio Mag 2015 1700 25 maggio 2015

Draghi apre il paracadute alla Grecia

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Dopo la bomba sganciata ventiquattr’ore prima dal ministro dell’Interno Nikos Voutsis: «Atene non ha soldi. Non pagherà il Fondo monetario internazionale», la Grecia  ha provato a fare marcia indietro. Come da mesi avviene nella guerra mediatica tra Bruxelles e Atene, è toccato al portavoce del governatore greco, Gavriil Sakelaridis, provare a tranquillizzare le acque. Senza grandi risultati, però. PAGAMENTI A RATE Eccolo Sakelaridis annunciare che «l’accordo tra la Grecia e i creditori internazionali è molto vicino e potrebbe essere raggiunto entro la fine del mese o all'inizio di giugno. Si deve arrivare a un accordo vantaggioso per tutti il più presto possibile». E, soprattutto, spiegare che se «il pagamento degli stipendi e delle pensioni a fine mese non è in discussione», mai il premier Tsipras ha pensato di non rimborsare Fondo monetario internazionale a giugno. «Sulla base dei nostri problemi di liquidità, ha concluso Sakelaridis, «Pagheremo i nostri impegni come meglio potremo. È responsabilità del governo pagare tutti i nostri obblighi». Tradotto, gli 1,6 miliardi attesi da Washington si pagheranno a rate. Ma né le rassicurazioni né la proposta hanno convinto i mercati.

La Grecia spaventa l'Europa ATENE E MADRID SPAVENTANO I MERCATI Complice anche le festività in Gran Bretagna e in Germania i listini europei hanno aperto la settimana in forte calo. A metà giornata Milano arretrava del 2 per cento, Parigi dello 0,83, Madrid del 2,22 e del 2. Anche perché, oltre alla Grecia, gli investitori sono rimasti molto sorpresi dalla vittoria degli euroscettici in Spagna (Podemos alle municipalità di Barcellona e Madrid) e in Polonia (il nazionalista Andrzej Duda è il nuovo presidente). Il tutto in attesa da parte di David Cameron di un referendum per tenere o meno la Gran Bretagna nell’euro. Tanto che Matteo Renzi - sintetizzando il sentiment non soltanto politico - ha segnalato ai partner: «Il vento della Grecia, il vento della Spagna, il vento della Polonia non soffiano nella stessa direzione, soffiano in direzione opposta, ma tutti questi venti dicono che l'Europa deve cambiare e io spero che l'Italia potrà portare forte la voce per il cambiamento dell'Europa nelle prossime settimane e nei prossimi mesi».

Mario Draghi NELLE MANI DI DRAGHI Parlando con gli operatori, tutti ripetono che ci sono soltanto due aspetti che spingono all’ottimismo. In primo luogo tranquillizza il fatto che all’interno di Syriza la parte più realista abbia ancora la meglio su quella più radicale. Domenica scorsa il comitato centrale ha respinto le proposte (con 95 voti contro 75) di non risarcire il Fmi, di nazionalizzare le banche e di tenere un referendum con il quale gli elettori avrebbero avuto l’ultima parola sugli accordi tra il governo e l’ex Troijka. Ma le maggiori garanzie di frenare gli effetti della Grexit arrivano da Mario Draghi. Finché il presidente della Bce continuerà a comprare titoli di Stato con il suo Quantitative easing, i Paesi periferici avranno uno scudo in più contro la speculazioni. Anche tenendo conto che le risorse dell’ente deputato - il fondo salva Stati Esm - ha munizioni inferiori ai 400 miliardi di euro. C’è poi chi teme che nello scenario peggiore Draghi sarà costretto a dover chiedere alla Merkel il permesso per finanziare gli Stati più deboli. SE LA GERMANIA NON DECIDE Nel mirino dei mercati e degli organismi internazionali c’è infatti la Germania. Mario Draghi, quando richiama i Ventotto a superare i disequilibri che potrebbero far sprofondare la Ue, si riferisce soprattutto alla Germania, incapace di guidare e consolidare l’area dell’euro. Proprio a livello tedesco - e più del default - l’atteggiamento di Angela Merkel viene stigmatizzato perché potrebbe accelerare il contagio dalla Grecia al resto dell’Europa. Il sistema renano teme soprattutto per la Spagna, dove ha grandi interessi (e investimenti) sul settore delle banche e dell’auto. LO SPREAD TORNA A CORRERE  Ma in quest’ottica a pagare più di altri potrebbe essere l’Italia. La settimana borsistica si è aperta con una pericolosa impennata (10 punti base) dello Spread tra Btp e Bund, arrivato a quota 134 punti. E la cosa spaventa non soltanto perché ci sono tutti i segnali di una nuova tempesta perfetta sui nostri titoli di Stato. Il Tesoro - per lesinare le  risorse destinate al pagamento degli interessi del debito - ha inserito nel Def uno spread massimo a quota 100. Il che - dopo i 2 miliardi messi in campo per risarcire i pensionati per la mancata indicizzazione e gli oltre 700 milioni da coprire dopo la cancellazione del reverse charge sull’Iva - potrebbe togliere a Pier Carlo Padoan le risorse con le quali il ministro dell’Economia vuole finanziare una manovra espansiva.

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