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STALLO 25 Maggio Mag 2015 1610 25 maggio 2015

Grecia fuori dall'euro: 5 motivi per evitare il crac

«Soldi finiti», urla Atene. Ma il default sarebbe catastrofico. Anche per l'Italia. Prezzi giù, effetto contagio, ricadute sulla Russia: ecco perché salvare Tsipras.

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da Bruxelles

Christine Lagarde, numero uno del Fondo monetario internazionale, con Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze greco.

Il denaro è finito. Uscite dall'euro in pace.
È questo lo scenario davanti al quale si trova la Grecia a fine maggio 2015, con la scadenza del pagamento al Fondo monetario internazionale (Fmi) a rischio.
E tutta l'Ue in bilico tra il voler trovare una soluzione alternativa alla cosiddetta 'Grexit' e l'accettare, dopo mesi di trattative, l'idea di una sua uscita 'accidentale'.
RATE DA 1,6 MILIARDI. «Le quattro rate per il Fmi a giugno ammontano a 1,6 miliardi di euro. Questi soldi non saranno versati, perché non ci sono», ha dichiarato il ministro greco dell’Interno Nikos Voutsis ai microfoni della televisione Mega.
«USCITA CATASTROFICA». Ma un’uscita della Grecia dall’euro sarebbe «catastrofica», ha ricordato il ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis in un'intervista allo show di Andrew Marr sulla Bbc: «L’inizio della fine per il processo della moneta unica».
Per evitarla, il governo di Atene ha detto di aver bisogno di un nuovo accordo sul debito entro il 5 giugno. Altrimenti sarà default.

Il dossier Atene è su tutti i tavoli in cerca di soluzione: ora anche al G7

Il presidente del Consiglio europeo Jean-Claude Juncker e il premier greco Alexis Tsipras.

Un disastro annunciato e ben noto da tempo a tutti.
Eppure il 25 maggio, a distanza di quattro mesi dalle elezioni elleniche che hanno portato per la prima volta al governo la sinistra radicale anti-austerità di Syriza, ancora si alternano analisi caute e ultimatum apocalittici.
Ce n'è per tutti i gusti: dai greco-scettici ai greco-entusiasti; quelli che la Grecia deve uscire dall'Eurozona; quelli che se esce l'euro cade.
Quelli che è tutta colpa del nuovo governo ellenico e del suo strafottente ministro Varoufakis, quelli che Atene sta cercando davvero di trovare un compromesso, ma è la Troika che continua a chiedere l'impossibile.
TSIPRAS SPERA NELLO SBLOCCO. Il premier greco Alexis Tsipras spera ancora in un accordo per lo sblocco di 7 miliardi e 200 milioni di euro in aiuti.
Ma da Bruxelles tutto tace.
Il dossier di Atene potrebbe così finire anche sul tavolo del G7 finanziario in programma a Dresda la prima settimana di giugno.
Perché dopo Eurogruppi straordinari, riunioni a porte chiuse, dichiarazioni, velate minacce, litigi e riconciliazioni, Grecia e Ue si trovano punto e accapo.
L'EUROPARLAMENTO DICE LA SUA. Anche il parlamento europeo ha cercato di fare qualcosa: la conferenza dei presidenti ha invitato a una sua riunione straordinaria sulla Grecia il premier greco, il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e quello della Bce Mario Draghi.
L'incontro, tuttora ancora in forse, si potrebbe tenere mercoledì 27 o giovedì 28 maggio.
MERKEL-HOLLANDE, INCONTRO VANO. A niente è invece servito l'incontro «amichevole e costruttivo» tra la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese François Hollande e il premier ellenico Alexis Tsipras, tenuto il 22 maggio a margine di un vertice nella capitale lettone sulle relazioni dell'Ue con i Paesi vicini orientali.
«Abbiamo mostrato la volontà di arrivare a una soluzione reciprocamente vantaggiosa. Ma chiediamo ai nostri partner lo stesso rispetto e la stessa disponibilità a fare più concessioni. Abbiamo fatto i nostri compiti, ora che è arrivato il momento che l’Europa faccia la sua parte», ha spiegato Tsipras al suo ritorno da Riga.
L'ULTIMA PAROLA SPETTA AI CREDITORI. «La Germania e la Francia possono rispondere alle domande della Grecia e aiutarla, ma la decisione dovrà essere presa con i tre creditori internazionali (Commissione europea, Banca centrale europea e Fmi, ndr)», ha ribadito Merkel.
Ancora non è però chiaro se è a decidere siano più i politici europei o i creditori. E chi delle due categorie sia davvero pronta ad affrontare le conseguenze di una Grexit.
Perché è di queste conseguenze che finora si è parlato poco.

Le ragioni della No-Grexit: cinque motivi per evitare il default

Sostenitori di Syriza ad Atene.

A ricordarle è stato Wolfganf Munchau, commentatore economico del Financial Times e direttore di Eurointelligence, che più volte ha messo in guardia l'Ue e prima di tutto i tedeschi, bravi nelle somme, ma non nel cogliere le dinamiche di un default su larga scala.
Prima di tutto sottovalutare l'impatto a livello globale del default greco, per concentrarsi solo sui rischi per i bilanci, è l'errore che hanno commesso gli esperti americani davanti al fallimento di Lehman Brothers nel 2008, ha spiegato Munchau.
1. PREZZI IN CADUTA LIBERA. L'uscita della Grecia dalla zona euro porterebbe infatti a un crollo dei prezzi delle azioni e dei beni in tutta l'Europa.
La maggior parte degli agenti economici non saprebbero affrontare la situazione e di conseguenza questa incertezza porterebbe gli investitori a mettere in dubbio l’eurozona in quanto unione monetaria.
Che verrebbe così declassata a un semplice regime monetario con porte d’entrata e d’uscita.
2. EFFETTO A CATENA. Gli effetti a catena si ripercuoterebbero poi su altri Stati membri, a partire dal Portogallo.
Ma come ha ammesso lo stesso ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, a soffrirne sarebbe anche l'Italia: «Se la Grecia esce dall'euro sono possibili choc anche per noi», ha detto in un'intervista a La Repubblica.
«Il contagio a breve termine non mi preoccupa perché ci sono gli interventi in corso della Bce e il Quantitative easing è uno scudo che funziona», ha ricordato, «il vero problema è nel medio periodo».
3. ITALIA PRONTA A USCIRE. A sottolineare il problema è anche l'economista Luigi Zingales: con Atene fuori dall'euro «non solo l'Italia rischierebbe di perdere almeno 20 miliardi, ovvero la metà dei suoi prestiti diretti alla Grecia, ma sarebbe anche la prossima in lista» a uscire.
Il rischio, osserva poi, è anche di «contagio psicologico: se gli italiani vedono file di greci agli sportelli delle banche, certamente si faranno condizionare e faranno la stessa cosa».
4. EURO REVERSIBILE= EURO DEBOLE. C'è poi il punto di non ritorno chiamato: reversibilità.
La Grexit dimostrerebbe che l'euro non è irreversibile. E a pagarne le conseguenze sarebbero tutti i 19 Stati membri dell'Eurozona e di conseguenza tutta l'Ue.
Con la Grecia fuori dall'euro «l'Unione monetaria diventerebbe un animale diverso. Un insieme da cui si può uscire non sarebbe più irreversibile», ha osservato Padoan.
Così, anche se per ora i Trattati escludono questa possibilità, permettere o 'costringere' uno Stato membro ad abbandonare la moneta unica «cambierebbe i prezzi, laddove ci fossero tensioni. Se entriamo in un contesto nel quale c'è una possibilità in più, quella dell'uscita dall'euro, il sistema diventa in generale più fragile e meno capace di assorbire gli choc».
In pratica il fallimento della diplomazia economica dell'Eurozona potrebbe avere un effetto domino su tutta l'economica dell'Ue.
5. CONSEGUENZE GEOPOLITICHE. Per non parlare delle conseguenze politiche: con la Grecia costretta a lasciare la zona euro ma ancora dentro l’Unione europea, e quindi con diritto di voto su questioni di politica internazionale fondamentali, molte decisioni prese a livello comunitario potrebbero subire un arresto.
Il sostegno della Grecia nelle sanzioni contro la Russia per esempio potrebbe non essere più così scontato.
Anzi, la mancanza di solidarietà da parte dell'Ue davanti alla crisi ellenica e la sua uscita dall'euro avvicinerebbe ancora di più la Grecia alla Russia.

Serve un accordo: riduzione del debito combinato e riforme

La disoccupazione giovanile in Grecia ha raggiunto il 62%.

Tutto questo solo perché non si è riusciti a trovare un accordo sulla gestione del debito ellenico.
Un problema che come ha osservato Padoan «è stato eccessivamente drammatizzato in modo strumentale da tutti, compreso l'Fmi che su questo ha una visione del debito diversa da quella della Commissione europea»
Il debito non è infatti il vero problema, «è sostenibile con una crescita ragionevole e conti in ordine», ha detto il ministro italiano, ex vice direttore generale dell'Ocse.
CORRUZIONE NEL MIRINO. Una soluzione suggerita anche dal Financial times: meglio una discussione tra creditori e debitori che porti a un accordo per la riduzione del debito combinato con un passaggio da un avanzo di bilancio a una situazione neutra, insieme con le riforme per affrontare la corruzione e l’evasione fiscale.
IL PIANO B CHE NON C'È. I tempi per un accordo sono però stretti, anche perché al di là delle delle dichiarazioni, il ‘piano B’ - ovvero cosa fare in caso di un default ellenico - non c'è.
A ribadirlo è stato anche il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici all’ultimo Ecofin: «Stiamo lavorando per raggiungere un accordo ed è l’unico piano che abbiamo».
In parole povere: meglio la sospensione dell’austerity e un piano di riforme che un disastro progressivo come quello che potrebbe arrivare.
«Ma un compromesso di questo tipo è realistico?», si chiede il quotidiano economico della City di Londra.
Nell'Ue del compromesso tutto è possibile, se si vuole davvero.

Twitter: @antodem

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