Economia 25 Maggio Mag 2015 1120 25 maggio 2015

Pensioni, vedemencum per arretrati e ricorsi

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Nel rapporto 2013 “Serviranno solo a dare soldi agli avvocati”. Così, il premier Matteo Renzi ha commentato le minacce di chi annuncia una valanga di ricorsi contro il decreto sulle pensioni, da poco approvato dal consiglio dei ministri. Il governo, per chi non lo sapesse ancora, ha infatti deliberato di restituire soltanto una piccola parte dei soldi che spetterebbero a milioni di pensionati italiani, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 30 aprile scorso. Si tratta di un pronunciamento che ha fatto molto discutere, con cui i giudici della Consulta hanno bocciato il blocco degli assegni previdenziali deciso nel 2012 e nel 2013 dal governo Monti, ai tempi della crisi finanziaria dell'Eurozona. Per un biennio intero, le pensioni di importo superiore a circa 1.400 euro lordi al mese (1.150 netti) non sono state rivalutate in base all'inflazione, come invece era sempre avvenuto in precedenza, con un meccanismo che si chiama perequazione automatica. BLOCCO INCOSTITUZIONALE. Quei congelamenti degli assegni pensionistici, secondo la sentenza, erano però in contrasto con la Costituzione. E così, oggi ci sono milioni di italiani che vantano in teoria un credito verso l'Inps (cioè dallo Stato) per un totale di circa 18 miliardi di euro di arretrati. Il governo ha però deciso di rimborsare solo una piccola parte del dovuto, non più del 10-11%. Proprio per questa ragione, alcune associazioni dei consumatori come il Codacons annunciano battaglia e dicono di voler presentare una class action, un'azione giudiziaria collettiva per far restituire il maltolto ai pensionati. Conviene aderire a queste iniziative? E' una domanda che si pongono oggi molti anziani e che purtroppo non trova facile risposta. Ecco, di seguito, una panoramica sulle cose da sapere prima di decidere il da farsi. 

Una scelta bloccata per tre anni I RIMBORSI DI RENZI SOLO A 3,7 MILIONI DI ITALIANI. Innanzitutto, va ricordato nel dettaglio quanti sono i soldi che il governo ha deciso di restituire ai pensionati. Si tratta per la precisione di 2,18 miliardi di euro, destinati a 3,7 milioni di persone che guadagnano tra 1.450 e 3.200 euro lordi al mese, cioè tra 1.200 e 2.200 netti. I rimborsi, che verranno effettuati ad agosto, si concentreranno sui pensionati meno ricchi e diminuiranno man mano che aumenta il reddito, secondo il seguente schema: chi ha una pensione fino a 1.700 euro lordi al mese (poco più di 1.300 euro al netto delle tasse) riceverà un rimborso di 750 euro netti una tantum ; chi guadagna tra 1.700 e 2.200 euro al lordi al mese (1.650 circa netti), avrà una somma attorno ai 450 euro; infine, è previsto un rimborso di appena 278 euro anche per chi sta nella fascia di reddito tra 2.200 e 2.700 euro lordi mensili (fino a 2mila euro netti). Nessuna restituzione, invece, arriverà per chi guadagna più di 3.200 euro lordi al mese (cioè più 2.200 euro netti circa).

Pensionati IL DECRETO RETROATTIVO. Conti alla mano, dunque, molti pensionati riceveranno una somma di gran lunga inferiore (fino al 70-100%) a quella che sarebbe loro spettata, applicando alla lettera la sentenza della Consulta. Per questo, oggi sono in molti a prevedere una nuova ondata di ricorsi, proprio da parte di chi è rimasto a bocca asciutta o non ha ricevuto comunque i rimborsi dovuti. Il governo e il premier in persona sono però convinti di non correre alcun pericolo su questo fronte. L'ottimismo dell'esecutivo ha una ragion d'essere ben precisa. Per evitare un salasso ai conti pubblici, è stato infatti adottato un escamotage che Renzi ritiene infallibile. In pratica, è stato emanato decreto ad hoc, che cambia retroattivamente i meccanismi di indicizzazione delle pensioni per l'anno 2012 e per il 2013. Il ragionamento fatto dal governo è stato più o meno questo: se bloccare del tutto gli assegni pensionistici era incostituzionale, allora si può stabilire per il biennio 2012-2013 un nuovo sistema più “soft” per aumentare le pensioni in base all'inflazione, rivalutandole di   quel tanto che basta per non violare i dettami della Costituzione. Nella sentenza che ha bocciato il blocco degli aumenti, infatti, la Consulta fa riferimento a una violazione degli articoli 36 e 38 della carta costituzionale, in base ai quali i cittadini devono avere dei trattamenti pensionistici adeguati per affrontare dignitosamente la vecchiaia. Restituendo fino a 750 euro a 3,7 milioni di pensionati ed escludendo quelli più ricchi che guadagnano oltre di 3.200 euro al mese, dunque, per il governo la situazione verrà sanata e gli articoli 36 e 38 saranno rispettati, sborsando soltanto 2 miliardi di euro circa.

Marina Calderone VADEMECUM PER RIAVERE I SOLDI Sono in molti, però a non pensarla allo stesso modo dell'esecutivo. C'è infatti chi nutre forti dubbi anche sulla costituzionalità dell'ultimo decreto, che agisce retroattivamente cambiando delle regole sul passato. La presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, ritiene per esempio che ci si siano gli spazi per nuovi ricorsi contro le decisioni appena adottate. A questo proposito, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha redatto anche un vademecum sul da farsi. «Il primo passo da compiere», ha detto il coordinatore scientifico della fondazione, Enzo De Fusco, «è presentar una domanda all'Inps per la ricostituzione (cioè per la variazione ndr) del proprio assegno pensionistico». Una volta ricevuta l'istanza, l'istituto della previdenza potrà decidere se accoglierla o rigettarla. Se non viene data alcuna risposta nell'arco di 120 giorni, la domanda di ricostituzione si presume rifiutata. A quel punto, il pensionato potrà presentare un ricorso amministrativo contro la decisione dell'Inps e poi un'azione giudiziaria vera e propria, davanti al Giudice del Lavoro. In questa fase, ovviamente, i pensionati devono essere assistiti da un legale. ASSOCIAZIONI SUL PIEDE DI GUERRA. Non mancano poi le iniziative come quella dell'associazione dei consumatori Codacons che, come già ricordato, invita i pensionati a unire le forze e vuole promuovere una class action, un'azione giudiziaria collettiva. Per aderire all'iniziativa, bisogna pagare 2,03 euro inviando un sms al numero 4892892 e spedire una lettera di diffida all'Inps, su un modello standard predisposto dallo stesso Codacons e recapitato via mail al pensionato. Anche Federmanager, l'associazione di categoria dei dirigenti d'azienda che ha promosso i primi ricorsi contro il blocco delle pensioni del 2012-2013, si è dichiarata pronta a ingaggiare una nuova battaglia giudiziaria, anche se non è ancora chiaro quali strategie adotterà. La guerra di carte bollate sulle pensioni, insomma, sembra destinata a durare ancora molto.

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