Economia 26 Maggio Mag 2015 1632 26 maggio 2015

La burocrazia divora il Tonno rosso

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tonno rosso La burocrazia non risparmia nemmeno il tonno rosso e i giapponesi, da sempre ottimi consumatori del prodotto made in Italy, ora disertano l'Italia andando a comprare in Spagna e a Malta. Con un danno di oltre 13 milioni di euro. E' con questa prospettiva che si apre la campagna di pesca 2015, meno redditizia rispetto a qualche anno fa, nonostante siano aumentate le quote di cattura da qui ai prossimi tre anni del 75% (quest'anno supereranno le 2 mila tonnellate). La realtà è che gli allevamenti, dove il tonno veniva ingrassato per poi essere venduto con un ricarico sul prezzo fino al 50% a cui vanno tolti un 25% per le spese di mantenimento del prodotto, non ci sono più. Spazzati via dalla burocrazia, sottolinea la Federcoopesca-Confcooperative, a cui hanno contribuito anche le dimensioni delle imprese medio-piccole e le caratteristiche delle coste non adatte ad ospitare allevamenti in mare aperto. L'ALLARME DI FEDERCOOPESCA: LA BUROCRAZIA CI PENALIZZA. E' impossibile resistere alle lungaggini per ottenere permessi, visti e autorizzazioni sempre che arrivino naturalmente, denuncia la Federcoopesca, insomma una serie di concause che ha determinato negli anni la chiusura di tutti gli impianti per l'ingrasso di tonno in Italia. E così il 90% delle produzioni nazionali di tonno rosso destinato all'export, non è più diretto in Giappone e in parte nel nord America, ma a Malta e Spagna; due paesi storicamente nostri competitor, che in questi anni hanno saputo approfittare del 'buco' lasciato dall'Italia. Gli allevatori sono diventati esclusivamente pescatori che rivendono il prodotto a grossi gruppi appunto maltesi o spagnoli che lo ingrassano a giusti livelli per il mercato giapponese. «Fanno quello che facevamo noi - spiega Giovanni Ferrigno, costretto un paio di anni fa a chiudere uno tra i più grandi allevamenti italiani e che oggi si deve 'accontentare' soltanto di pescare». I prezzi all'ingrosso pagati dal Giappone per la carne fresca ingrassata era arrivato a sfiorare i 40 euro/kg; listini ben diversi oggi, con le stime dell'associazione che parlano di 10 euro/kg per il prodotto non ingrassato, con un perdita stimata in circa 13 milioni di euro. Il tonno che entra in gabbia pesa circa 100/120 chili e ne esce con il 28-30% in più. E il danno è doppio, spiega ancora la Federcoopesca, da una parte è dovuto al minor prezzo di vendita e dall'altro al mancato accrescimento di peso dell'esemplare venduto direttamente senza passare dalle gabbie; calcolando che ingrassare il tonno per un periodo massimo di 8 mesi, portava ad incassare fino al 40% in più, i conti sono presto fatti.

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