Economia 28 Maggio Mag 2015 1547 28 maggio 2015

Grecia, l'accordo con la Bce si avvicina

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Eurogruppo
La Grecia continua il suo pressing per cercare un'intesa con i creditori. Gavriil Sakellaridis, portavoce del governo Tsipras, ha ribadito che «un'intesa è vicina e Atene vuole arrivare a un compromesso entro domenica», ricordando a monito di Bruxelles che un'eventuale rottura avrebbe conseguenze «non solo finanziarie per la Ue». Come dire che il paese a quel punto potrebbe provare a batter cassa con la Russia o a Pechino. La fretta dei negoziatori ellenici ha una spiegazione facile: le casse dello stato sono sempre più a secco (il paese non riceve prestiti o aiuti da 10 mesi e ha continuato a onorare tutte le scadenze del debito) e se non sarà sbloccata al più presto almeno una parte dell'ultima tranche da 7,2 miliardi del piano di sostegno dell'ex Troika, il default rischia di essere inevitabile. IL FMI RESTA PRUDENTE. Le controparti però restano prudenti. "Resta ancora molto da fare" ha detto gelida Christine Lagarde, numero uno del Fondo Monetario Internazionale. I negoziati procedono in effetti a due velocità, a seconda dalla parte del tavolo da cui li si guardi. Tsipras ha ribadito anche lui in queste ore che "l'accordo è vicino", dando per scontato che Ue, Bce e Fmi siano pronte a rinviare all'autunno i negoziati sul lavoro e a procrastinare di qualche anno gli interventi sulle pensioni. Qualche passo in avanti si sarebbe fatto davvero sul fronte della fiscalità, ma anche in questo caso le distanze da colmare non sono brevi. E il ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha contribuitoa ingarbugliare ancora un po' la situazione ribadendo che Atene chiede anche "una ristrutturazione del debito", tema prematuro e in ogni caso indigesto ai falchi del Nord. Sakellaridis ha comunque detto che la Grecia non ha intenzione di raggruppare in un'unica scadenza a fine mese gli 1,6 miliardi che deve restituire in tranche a Washington a giugno (la prima rata di 305 milioni è in scadenza venerdì prossimo). I greci, nel frattempo, hanno ripreso a ritirare i loro soldi dai conti correnti a ritmi da crisi: la corsa ai bancomat sembrava essersi fermata dopo le elezioni. Nei giorni scorsi però il flusso in uscita sarebbe ripreso ad aumentare, con 300 milioni ritirati solo nella giornata di lunedì e forse qualcosa di più già ieri. A preoccupare i risparmiatori la confusione sulle tassazioni dei risparmi e il timore che i negoziati possano saltare portando in tempi brevissimi a controlli sui capitali come quelli imposti a Cipro un paio di anni fa.

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