Renzi Squinzi 150528192331
NEMICI AMICI 28 Maggio Mag 2015 1945 28 maggio 2015

Renzi e Squinzi, come ricomporre un rapporto logoro

Tensioni sull'Irap, l'amore col Jobs act, il gelo attuale: tra Renzi e Squinzi feeling schizofrenico. Adesso Confindustria bussa al governo: riforme e altri 5 miliardi.

  • ...

Giorgio Squinzi all'Assemblea generale di Confindustria a Expo Milano 2015.

Giorgio Squinzi non l’ha neppure citato.
Da Rho-Pero, nella cittadella dell’Expo che nel 2015 ha ospitato anche l’assemblea di Confindustria, ha soltanto fatto sapere al grande assente: «Non ho richieste né intendo lamentarmi con il governo di alcunché. Gli dico semplicemente di non smarrire la determinazione perché questa è la precondizione necessaria per cambiare il nostro Paese».
Anche Matteo Renzi, che nelle stesse ore era alla Fiat Chrysler di Melfi, ha fatto spallucce.
Nel giorno dell’assise annuale delle imprese il premier ha scelto l’azienda che ha rottamato Confindustria, non applicando il contratto nazionale dei metalmeccanici, vessillo di Federmeccanica.
«LAVORO, NIENTE CHIACCHIERE». E forte del fatto di essere nello stabilimento dove verranno assunte entro l’anno 2 mila persone, perché qui nascono le Jeep che il Lingotto vende in tutto il mondo, ha mandato a dire all'altro: «Sono qui perché il lavoro non si crea partecipando ai talk show. Perché qui ci sono persone che hanno un posto di lavoro. Che si crea così, non a chiacchiere».
Per la cronaca, la battuta sarebbe soprattutto destinata anche a Maurizio Landini, segretario della Fiom, sodale di Renzi come lo è stato Squinzi.
STRAPPO EVIDENTE TRA I DUE. E va usato un tempo passato perché nelle ultime ore il n.1 di Confindustria e il premier sono apparsi più distanti degli 850 mila chilometri che dividono Rho-Pero e Melfi.
A essere onesti gli staff dei due presidenti hanno molto lavorato per sminuire uno strappo tanto plateale - l’assenza del premier all’assemblea di Confindustria - che non ha precedenti.
In quest’ottica va vista la lettera, inviata da Palazzo Chigi a viale dell’Astronomia mercoledì 27 maggio, con la quale Renzi ha sia chiesto a Squinzi di «ritrovare slancio e fiducia, guardare al futuro con l'ottimismo di chi è consapevole della propria dedizione e del proprio impegno», sia riconosciuto alla “controparte” di «rimettere finalmente al centro gli obiettivi di rilancio dello sviluppo, della manifattura e dell'economia reale».
Ma il grande freddo è ancora palpabile.

Matteo e Giorgio, un rapporto schizofrenico

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la visita allo stabilimento Fca di Melfi.

Il rapporto tra Renzi e Squinzi è stato a dir poco schizofrenico: il patron di Mapei ha prima benedetto la staffetta con Enrico Letta, quindi è tornato sui suoi passi riallacciando lo storico legame con Susanna Camusso quando nella prima Manovra scritta dal premier da Padoan il taglio all’Irap (l'imposta regionale sulle attività produttive) era risultato più leggero di quanto promesso.
Poi è riscoppiato l’amore con il Jobs act.
Quindi, in piena luna di miele, ecco Il Sole 24 ore, giornale di Confindustria, definire il tesoretto da destinare ai più poveri «un’arma di distrazione di massa».
LODATO IL DECRETO POLETTI. All’assemblea di Rho-Pero Squinzi ha ringraziato il governo per il decreto Poletti, quello che ha liberalizzato i contratti a tempo determinato dopo i paletti introdotti dalla Fornero, per il Jobs act.
Ma subito ha presentato al governo la lista per la spesa.
Nella quale ha inserito «la delega fiscale che scrive le regole di un fisco diverso, anche se la tassazione resta a livelli intollerabili per cittadini e imprese, il vero ostacolo a nuovi investimenti e alla crescita duratura».
E poi «l'alternativa scuola-lavoro, il credito d'imposta sulla ricerca, il patent box e l'impegno sulla internazionalizzazione».
QUALE ALTERNATIVA A RENZI? Ma le richieste sono molte di più. Ed è proprio questa la materia del contendere.
Gli uomini di Squinzi dicono che il loro presidente di Confindustria non vede un’alternativa all’attuale governo in questa fase.
E per certi aspetti - lui contrattualista convinto - ha anche metabolizzato la decisione del premier di rottamare la concertazione con le imprese e i sindacati.
ALTRE RIFORME SONO ATTESE. Ma proprio per questo da Matteo Renzi si attende di più: cioè quelle riforme che a detta delle imprese sono necessarie per far tornare l’Italia a essere competitiva.

Il Jobs act non basta: le imprese vogliono altri 5 miliardi

Matteo Renzi con Sergio Marchionne.

Il primo nodo è il Jobs act.
Le aziende hanno molto apprezzato la filosofia del provvedimento con il quale Renzi e Poletti hanno “disinnescato” l’articolo 18 e liberalizzato il licenziamento.
FINORA TROPPO POCO. Ma entrando nel merito del provvedimento, gli imprenditori hanno scoperto che non sono sufficienti i circa 2 miliardi per le incentivazioni (taglio della parte Irap legata al lavoro, decontribuzione per tre anni, e bonus per chi è inserito nelle liste di Garanzia giovani) per i nuovi assunti.
Servirebbero almeno altri 5 miliardi di euro per rendere permanente il taglio al cuneo, ma è impossibile per un Paese che è al limite nel rapporto deficit/Pil.
REBUS CONTRATTAZIONE. A questo problema se ne intreccia un altro non minore: dopo il Jobs act vanno riscritte le regole che fissano il perimetro della contrattazione collettiva.
Il governo vuole dare un colpo al sindacato introducendo il salario minimo, che riduce il loro potere d’interdizione. Confindustria chiede di riprendere la discussione sul secondo livello (aziendale prima ancora territoriale), finito nel dimenticatoio negli ultimi anni, come dimostrano le riduzioni di fondi registrate da Monti in poi.
NO A MINACCE RENZIANE. «Adesso tocca a noi», ha detto Squinzi in una riunione privata del direttivo di Confindustria a inizio maggio, «innovare l'organizzazione del lavoro interna alle nostre imprese. Per questo servono anche regole radicalmente nuove della contrattazione collettiva».
Infatti a Confindustria non piace la minaccia renziana di una legge sulla rappresentanza. «Rivendichiamo il diritto di essere noi stessi a regolare i nostri rapporti piuttosto che qualcuno proceda per legge».

A Squinzi non piace la manina anti-imprese del governo

Il premier Matteo Renzi e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.

Sempre sul versante delle regole il patron di Mapei - dall’assemblea generale - ha sottolineato che anche «con questo governo, che pure pare più attento, la manina anti-imprese ogni tanto si esercita nelle pieghe dei provvedimenti».
Un riferimento neanche troppo velato al caso Ilva.
Squinzi ha parlato di «esproprio» da parte della magistratura di Taranto, così come ha criticato il decreto per salvare l’impianto siderurgico, che sulle bonifiche segue gli input della procura.
IMPRENDITORE NEL MIRINO. C’è il timore - soprattutto nelle Confindustrie del Sud che hanno a che fare con le interdittive antimafia - che il potere legislativo possa sostituirsi a quello d’impresa.
In quest’ottica Squinzi reputa i nuovi falso in bilancio - ancora di più dopo l’assenza di una soglia minima di impunibilità - ed “ecoreati” come prodotto di «un abito mentale diffuso che pensa ancora all’imprenditore come nemico della collettività».
FASTIDI PER I RITARDI. Non mancano pressioni, poi, sul governo per riaprire in Europa il dossier sull’etichettatura, “Made in”, che per la nostra produzione si traduce in una valorizzazione di 100 miliardi.
C’è un certo fastidio per i ritardi sulla delega fiscale.
Squinzi ha definito «l’Imu sui macchinari imbullonati» e «la Tasi sull’invenduto» «tanto assurdi che faccio fatica a raccontarli all’estero».
Ma soprattutto le industrie - a dispetto del principio della libertà d’impresa sempre decantato - chiedono al governo di iniettare soldi veri nell’economia.
FONDO INADEGUATO. Il fondo salvaimprese da 1,5 miliardi che sta per nascere ha una dotazione non sufficiente.
Serve come il pane la bad bank per ammortizzare i quasi 200 miliardi di sofferenze in pancia alle banche, se si vuole riattivare il credito.
Per non parlare della minaccia del governo di tagliare gli incentivi alle imprese. Sono quasi 40 miliardi di euro alle quali gli imprenditori non vogliono rinunciare.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso