Economia 28 Maggio Mag 2015 1630 28 maggio 2015

Squinzi: governo non perda determinazione

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Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria Giorgio Squinzi apre l'assemblea annuale di Confindustria celebrando l'Expo di Milano, «ho sempre creduto nell'evento». Sull'assenza del premier Matteo Renzi impegnato a Melfi a visitare gli stabilimenti di Fca. «La sua presenza a Melfi è significativa, è importante essere presente nei luoghi giusti, che ce la fanno», ha detto il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca e facendo riferimento all'addio di Fiat a Confindustria - sorridendo - ha aggiunto: «E' Marchionne che sarebbe dovuto essere qua». Il manager italocanadese, a distanza, risponde: «Confindustria non mi manca». IL PRESIDENTE MATTARELLA: SERVE INNOVAZIONE. Agli industriali è comunque arrivato il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella secondo cui «tornare alla crescita richiede uno sforzo in termini di innovazione e investimenti, terreno dove l'Italia si colloca ancora al di sotto ad altri paesi industrializzati, per adeguarsi alle nuove tecnologie, valorizzare le capacità delle persone, sostenere la competizione». Un ragionamento fatto proprio anche da Squinzi che mette in guardia sulla sottile linea di demarcazione tra bassa crescita e stagnazione e poi dice: «Non ho richieste per il governo e non ho intenzione di lamentarmi, chiedo semplicemente di non smarrire la determinazione perché questa è la condizione necessaria, indispensabile, per cambiare il Paese. I compiti sono impegnativi». Immediata la replica del ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi: «Il governo vi ha dato tutte le risposte, adesso avete il compito - direi l'obbligo - di seminare». Il numero uno degli industriali non rinuncia, quindi, a colpire con un paio di stoccate l'esecutivo che per quanto amico perché "più attento" ogni tanto esercita "la manina antimpresa»: così Squinzi definisce le norme del canone su imbullonati, Tasi su invenduto, reati ambientali «tanto assurdi che faccio fatica a raccontarli all'estero». Insomma secondo Confindustria c'è "un abito mentale diffuso che pensa ancora a imprenditore, come nemico della collettività». SQUINZI: CON I SINDACATI SERVONO RAPPORTI PIU' STRETTI. Confindustria si è poi rivolta ai sindacati rivendicando "il diritto di essere noi stessi a regolare i nostri rapporti piuttosto che qualcuno proceda per legge", anche per questo sul fronte delle regole dei contratti Squinzi dice: servono "legami più forti e stringenti» salari-produttività, e va evitato che «le imprese siano costrette a sommare i costi di due livelli di contrattazione». La linea di Confindustria sul tema, però, non è chiara: basti pensare che pochi giorni fa Unindustria ha esplulso Trelleborg perché in sede di contrattazione ha garantito le tutele dell'articolo 18 ai neoassunti. «Mi preoccupa che in una relazione fondata sull'innovazione si proponga in realtà la ricetta più antica del mondo e cioè quella della riduzione dei salari", ha replicato il leader della Cgil, Susanna Camusso, al discorso di Squinzi.  Europa. Il presidente degli industriali ha poi volto uno sguardo all'Europa sottolineando come «a oggi la sola istituzione che agisce davvero per l'integrità e il rilancio dell'economia è la Bce guidata da Mario Draghi» anche per questo gli industriali si augurano di avere maggiori elementi di chiarezza sui «300 miliardi d'investimenti del Piano Juncker, che potrebbero dare respiro e occupazione alle economie dei singoli Paesi». In questo senso, Squinzi si augura che la Grecia non esca dall'euro perché "non aiuterebbe la ripresa».

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