Economia 29 Maggio Mag 2015 1446 29 maggio 2015

Lavoro, 5 buoni motivi per rifiutarlo

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In tempi di crisi economica, con la disoccupazione a livelli altissimi, solo l’idea di rifiutare un lavoro può sembrare una follia. Il mantra di amici e parenti è “in questa situazione, meglio accontentarsi”,  e di certo non hanno tutti i torti. Ma ignorare quei segnali che sembrano dirci che è meglio non fidarsi può essere una cattiva idea, che rischia di avere conseguenze in futuro. Per cui prima di firmare il contratto, e realizzare solo dopo che si è fatto un errore, meglio considerare l’ipotesi di dire no di fronte ad alcuni segnali che dicono a chiare lettere che quello non è il posto giusto. Ecco quali sono. 1. Non riesci a trovare nessun aspetto positivo dell’azienda Se hai fatto i compiti a casa, con ricerche su google e su tutti i materiali aziendali, probabilmente hai già a disposizione una bella mole di informazioni sulla società per cui potresti lavorare. Se l’impressione generale che se ne ricava non è positiva è già un segnale d’allarme, mentre il semaforo rosso scatta quando l’azienda ha una pessima reputazione e commenti allarmanti da parte di clienti, fornitori, ex dipendenti, o addirittura debiti e cause. In questo caso, meglio fuggire via senza rimpianti per non ritrovarsi dopo qualche mese senza posto di lavoro. 2. L’azienda sembra poco preparata I colloqui di lavoro sono una cosa seria. I candidati si preparano, mettono la cravatta o il tailleur, raffinano il curriculum e raccolgono referenze, così da essere la miglior opzione possibile per quel posto. Ma se dopo tutto questo lavoro la persona che vi fa il colloquio vi sembra impreparata, poco esperta, non informata sul suo e sul vostro lavoro, potrebbe essere una buona idea cercare un altro posto dove far emergere la vostra professionalità. 3. Nessuno vi chiede e risponde niente Può capitare che vi venga risposto di chiedere ad altri se domandate informazioni, che siano dettagli sulla posizione, salario, mansioni, orari, qualsiasi cosa che riguardi l’azienda e il lavoro che andrete a svolgere. Se nessuno vi sa dare una risposta, e continuano a rimandarvi a qualcun altro, immaginate quale confusione vi può essere nell’organizzazione aziendale e come sarebbe, concretamente, lavorare per loro. Il rischio è quello di passare le proprie giornate senza sapere cosa fare e a chi chiedere. Una volta che avete finito di immaginare, fate domanda altrove. 4. La propaganda Niente dovrebbe mandare un segnale d’allarme più grande del fatto che cerchino di “vendervi” la società per cui state già facendo domanda, e che dovrebbe dunque avervi già convinto. State già facendo la selezione per quel posto, ma il vostro intervistatore insiste nel cercare di convertirvi a una mentalità di culto dell’azienda: questo è il momento di chiedersi quanto può essere davvero bello lavorare in quel business. In genere, è sempre una buona idea scoprirlo prima, piuttosto che toccarlo con mano dopo. 5. Non riescono mai a riempire quel posto (e c’è un motivo) Se la persona che occupa la posizione per cui state facendo domanda cambia continuamente, con un turnover senza fine, è il momento di indagare. Sicuramente succede in un sacco di aziende e per un sacco di ragioni. Se è un lavoro destinato a chi ha poca o nessuna esperienza, per esempio uno stage o comunque una posizione ricoperta da persone appena uscite dall’università, non c’è niente da stupirsi. Ma se le ore di lavoro sono tante, le mansioni difficili e la paga bassa, non è difficile immaginare perché tutti continuano a cercare un altro posto e licenziarsi.

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