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TENDENZE 1 Giugno Giu 2015 0500 01 giugno 2015

Cina, la produzione e i consumi di vino fanno boom

Vigneti da 799 mila ettari: secondo posto dopo la Spagna. Bottiglie bevute +136% dal 2008 al 2013. E il primato della grappa di riso vacilla. Il vino inebria Pechino.

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In Cina piacciono i vini rossi, anche perché il colore rosso è tradizionalmente associato alla fortuna.

«Cameriere, mi porti una bottiglia del cinese Great Wall, per favore».
«Certo, questa è del 2010, un’ottima annata».
Sembra una conversazione impossibile in Italia, e fino a qualche tempo fa lo sarebbe stata.
Ma oggi le cose stanno cambiando nel mondo dei vini in Cina, settore che negli ultimi anni ha conosciuto uno sviluppo frenetico.
CINA DIETRO LA SPAGNA. Secondo un rapporto dell'International organisation of vine and wine (Iovw), centro di ricerca parigino dedito allo studio del mercato vinicolo, nel 2014 i vigneti cinesi hanno raggiunto un’estensione di 799 mila ettari, superando i 792 mila della Francia e facendo della Repubblica popolare il secondo Paese al mondo per ampiezza di terreni dedicati alla viticoltura.
In vetta resta la Spagna, con oltre un milione di ettari, mentre l'Italia è quarta con 690 mila ettari.
CONSUMI IN AUMENTO. Il consumo, con l'eccezione del 2014 - anno nel quale la Cina ha registrato un calo del 7% - è andato di pari passo con i vitigni seminati: i dati dell’Iovw indicano che dal 2000 Francia e Italia hanno perso una quota pari al 4 e 3% del loro peso sul mercato dei consumi mondiali, mentre Cina e Nord America l'hanno aumentata del 2 e del 4%.

I primi vini occidentali arrivarono a fine XIX secolo

In Cina è cresciuto il mercato del vino grazie anche al boom economico del Paese.

L'interesse per il vino è sorprendente se si considera che nella Repubblica Popolare questa bevanda è una novità: secondo gli storici vari alcolici derivati dalla fermentazione dell'uva venivano prodotti in Cina già millenni fa, ma i primi vini occidentali arrivarono solo alla fine del XIX secolo.
'ESORDIO' NEL 1896. Changyu, la prima azienda vinicola cinese, aprì i battenti nel 1892 e produsse la sua prima bottiglia nel 1896.
Quasi 80 anni dopo, nel 1976, la Cina poteva vantare una produzione di appena 58.100 tonnellate, ma la situazione era destinata a cambiare con l’apertura del Paese al mondo esterno alla fine del secolo scorso: fra il 1976 e il 2008 la produzione raggiunse le 698.300 tonnellate e da allora non si è più fermata.
PIACE IL ROSSO, PORTA FORTUNA. Secondo i dati forniti da Vinexpo, un'altra organizzazione francese, il consumo di vino è cresciuto del 136% fra il 2008 e il 2013, anno in cui la Cina ha stappato 1 miliardo e 865 milioni di bottiglie.
A farla da padroni sono stati i rossi - il colore rosso è tradizionalmente associato alla fortuna, e sembra che questo influisca non poco sul mercato - il cui consumo è aumentato del 175% negli ultimi sei anni.
ANCHE IL CESTISTA SI IMPEGNA. Perfino Yao Ming, la stella cinese del basket, ha deciso di dedicarsi a questo settore dopo aver definitivamente abbandonato il campo da pallacanestro.
Nel 2011 Yao ha fondato l'omonima Yao Family Wines, una tenuta agricola che coltiva uve di Cabernet Sauvignon nella Napa Valley statunitense.
Stando a quanto riporta il sito dell'azienda, i vini vengono fatti fermentare «utilizzando tecniche vinicole artigianali e sono invecchiati fino a 18 mesi in botti di quercia francese al 100%».

La crescita del mercato dei vini legato al boom economico

Due cinesi a una degustazione di vini a Pechino.

Come altri radicali cambiamenti avvenuti nella Repubblica Popolare, anche l'esplosione del mercato dei vini è legata alla straordinaria crescita economica del Paese - il Prodotto interno lordo (Pil) è aumentato di oltre il 10% all'anno dai primi Anni 80 alla crisi finanziaria del 2007 - e alla nascita di una nuova classe media.
Quest'ultima ha seguito la stessa traiettoria della crescita, vale a dire una continua ascesa.
NUOVI RICCHI CURIOSI. Secondo McKinsey & Company nel 2000 solo il 4% della popolazione urbana guadagnava fra i 9 mila e i 34 mila dollari all'anno: nel 2012 questa fascia sociale accoglieva già il 68% dei residenti delle città.
I nuovi ricchi sono curiosi e pronti a spendere somme considerevoli per fare nuove esperienze.
Molti vedono i prodotti di lusso come un modo per affermare il proprio status.
ATTRATTI DALLE ÉLITE. Come ci ha raccontato un italiano che ha trascorso buona parte della sua vita nella Repubblica Popolare, «in Italia dire che qualcosa è di élite è quasi negativo, sembra sia contro le persone normali. In Cina è il contrario: tutti vogliono essere parte di una qualche élite, vogliono distinguersi dagli altri».
Il bisogno di essere - o quantomeno apparire - sofisticati è talmente sentito che a Pechino è stato fondato un istituto chiamato ‘Sarita’ la cui missione è educare i cittadini cinesi alle buone maniere internazionali.
CORSI DI BUONE MANIERE. Fra i vari corsi offerti, ce n’è uno che promette di insegnare «storia delle posate e delle buone maniere occidentali, stile personale, portamento, introduzione alla cucina francese, tabù di cibi e bevande, buone maniere basilari e tè pomeridiano britannico». Il tutto a soli 1.300 euro per due giorni.

Ma la grappa di riso continua a dettar legge

Un brindisi fra il presidente americano Barack Obama e il suo omologo cinese Xi Jinping.

Non stupisce che anche il vino abbia tratto profitto dallo sviluppo del nuovo ceto sociale abbiente: dopotutto, non c’è niente di meglio che una buona bottiglia - possibilmente francese e di annata - per dimostrare ad amici e parenti di ‘avercela fatta.’
Resta ora da vedere fino a che punto gli alcolici occidentali sapranno affermarsi nella vita di tutti i giorni, dove la tradizionale grappa di riso detta baijiu continua a dettar legge.
UN LIQUORE STORICO. Si tratta di un liquore prodotto da centinaia di anni: già nell'VIII secolo il poeta Li Bai lo menzionava in una poesia intitolata «Svegliandosi dall'ubriachezza in un giorno di primavera» e ancora oggi, sia che si tratti di una cena di lavoro o del capodanno lunare, qualche bicchiere di baijiu non manca mai sulle tavole del Paese.
ERA IL 99% DELL'ALCOL VENDUTO. Tanto che secondo l'azienda di consulenze Pwc nel 2012 questo liquore rappresentava il 99% delle vendite di alcolici in Cina e il 94% del valore totale delle bevande alcoliche consumate.
Non c'è che dire: per pedigree e diffusione si tratta di un avversario straordinario. E c'è da chiedersi se anche il miglior Bordeaux o il Chianti più fine riusciranno mai a strappargli lo scettro.

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