FENOMENI 3 Giugno Giu 2015 0800 03 giugno 2015

Uniqlo, il boom dell'azienda di abbigliamento giapponese

Veste Djokovic. Sfonda in Usa. Punta l'Italia. Ascesa e segreti del brand made in Japan (foto).

  • ...

Novak Djokovic, tennista numero uno al mondo nella classifica Atp, ha vinto la finale degli Internazionali di Roma con il loro completo.
Ma veste così anche l’attuale numero cinque nel ranking, il giapponese Kei Nishikori. E il golfista australiano Adam Scott.
IN GRANDE ASCESA. L’azienda giapponese di abbigliamento Uniqlo (foto) ora punta sui campioni per conquistare nuovi mercati: fortissima in patria, in grande crescita negli Stati Uniti, sogna l’espansione in Europa, dove è già presente a Londra, Parigi e Berlino.
L'obiettivo è la conquista del mercato italiano, anche attraverso accordi strategici con marchi del nostro Paese.

1. Il marchio: colori essenziali e prezzi abbordabili

La stilista francese Inès de la Fressange.

Uniqlo, fondata nel 1949 a Ube, nel Sud del Giappone, disegna, produce e vende abbigliamento casual per uomo, donna e bambino.
È stata la prima Spa (Specialty store retailer of Private label Apparel) del Paese, ovvero la prima azienda a occuparsi di tutto il processo dall’ideazione del prodotto alla realizzazione, fino alla vendita.
MARKETING INNOVATIVO. Linee pulite, colori essenziali, prezzi più che concorrenziali - un maglione di cachemire si trova a 49 euro - e continuo ricambio di prodotti sugli scaffali sono le chiavi del successo, assieme a una strategia di marketing innovativa.
Come la scelta di sponsorizzare sportivi di grande fama internazionale, pur non producendo capi tecnici.

2. Gli affari: giro da 1.382,9 miliardi di yen nel 2014

Il negozio Uniqlo a Berlino.

I risultati hanno premiato il modello di business.
In patria è da tempo una delle catene d'abbigliamento leader del mercato, sia per i profitti sia per le vendite, con grandi negozi monomarca cui si affianca una fitta rete di punti vendita diffusa in tutto il Giappone e con molte filiali in Corea del Sud, Cina e Singapore.
CRESCITA DEL 48,9%. Nel 2014 l’azienda ha ottenuto ricavi per 1.382,9 miliardi di yen (pari a circa 10 miliardi di euro) di cui 715,6 miliardi di yen solo attraverso la Uniqlo Japan, 413,6 con la Uniqlo international e 125,3 grazie ai brand globali, con performance in crescita ovunque: del 12,1% in patria, addirittura del 48,9% per la divisione internazionale.

3. Le ambizioni: utile verso il +11% e stime riviste al rialzo

Il presidente di Uniqlo, Tadashi Yanai, è considerato l'uomo più ricco del Giappone.

Uniqlo fa parte del gruppo Fast Retailing, guidato dal presidente Tadashi Yanai, considerato l'uomo più ricco del Giappone.
Nel 2015 la sua fortuna dovrebbe aumentare ancora: l’utile operativo annuale per l’esercizio che chiude ad agosto è destinato a crescere - secondo le stime - dell’11% a 200 miliardi di yen, circa 1,47 miliardi di euro - contro la sua precedente stima di 180 miliardi di yen.
DA 1.600 A 1.650 MILIARDI. Il gruppo, grazie alle vendite di Uniqlo cresciute più del previsto in Giappone nel primo semestre e alla spinta generata dai ricavi internazionali, ha deciso di alzare anche le stime sul fatturato a 1.650 miliardi di yen (pari a circa 12,2 miliardi di euro) dai precedenti 1.600 miliardi.

4. L'espansione: due store a New York e un posto nel mercato Usa

Il negozio Uniqlo sulla Fifth Avenue, a New York.

Fast Retailing è quotato in Borsa a Tokio dal 1999 ed è oggi il più grande retailer dell’Asia.
All’inizio degli Anni 2000 il gruppo ha acquistato il brand americano Theory, Helmut Lang, Comptoir des Cotonniers.
Nel 2009 ha tentato di conquistare il grande magazzino di lusso newyorkese Barneys, con un’offerta da 900 milioni di dollari al Jones Apparel Group che non andò a buon fine.
L'80% DEL COLOSSO J BRAND. Nel 2012 ha pagato 290 milioni di dollari, più 10 milioni di avvocati, per controllare l’80% del colosso dei jeans losangelino J Brand, uno dei marchi più amati dalle star di tutto il mondo.
È attraverso i brand statunitensi che Fast Retailing ha ottenuto un posto di rilievo nel mercato statunitense, dove oggi Uniqlo figura con un grande flagship store a Soho, aperto nel 2006, cui è seguito il 'fratello', ancora più maestoso, sulla Fifth Avenue, aperto nel 2011.
La Grande Mela è solo un punto di inizio: l’idea è quella di aprire tra i 20 e i 30 negozi l’anno, raggiungendo il numero 100 in meno di cinque anni.

5. I mercati obiettivo: Cina, Hong Kong, Taiwan e non solo

Un cartellone pubblicitario di Uniqlo ad Oxford.

Se in Giappone Uniqlo è un colosso, e punta oggi a imporsi in quelle aree in grande crescita, la divisione internazionale mira innanzitutto alla regione asiatica, in particolare Cina, Hong Kong e Taiwan, dove sta aprendo un centinaio di negozi anno.
Ma anche Singapore, Malesia, Tailandia, Filippine, Indonesia e Australia.
EUROPA ANCORA INDIETRO. I mercati europei sono ancora un passo indietro: Uniqlo ha promosso il suo brand con i monomarca a Londra, aperto in Oxford Street nel 2007, a Parigi, nella zona dell’Opera dal 2009, e a Berlino, dove è arrivato a Tauentzien nel 2014.
Complessivamente, all’unico negozio tedesco si aggiungono i nove negozi britannici e gli otto francesi.
In Russia ce ne sono sette, capitanati dal flagship nel centro di Mosca. Il prossimo passo è in Belgio: entro la fine del 2015 dovrebbe aprire il primo negozio, ad Anversa.
ZARA E H&M NEL MIRINO. I piani sono grandiosi: il presidente Tadashi Yanai ha dichiarato di voler far diventare Fast Retailing leader a livello mondiale davanti a Zara, H&M e Gap, con l’obiettivo di raggiungere 5 mila miliardi di yen nel fatturato entro il 2020, grazie in particolare all’accelerazione dell’espansione retail internazionale di Uniqlo e alla ristrutturazione degli altri marchi di proprietà come per esempio Theory e Comptoir de Cotonniers.

6. Il sogno italiano: dal 2012 si parla di uno sbarco a Milano

Una boutique Uniqlo a Los Angeles.

E in Italia? L’espansione del gruppo sul mercato tricolore è perfettamente in linea con i piani di Yanai.
All’inizio di aprile si è parlato di una possibile alleanza con Benetton, in cerca di soci per il rilancio internazionale.
Benetton Group, aiutata in questa fase dagli advisor della Boston Consulting, avrebbe valutato l’ingresso come socio di Fast Retailing, il gruppo che possiede il marchio Uniqlo.
ALLEATO PER UNITED COLORS. I vantaggi sarebbero da ambo le parti: gli italiani acquisirebbero un alleato per i propri marchi - United Colors e Sisley in primis - nel mercato asiatico.
Fast Retail potrebbe usare il partner italiano, come già fatto negli Stati Uniti, per portare il suo brand di punta anche nel nostro Paese, dove peraltro sta cercando di esordire da anni.
IN CERCA DI UNA LOCATION. È dal 2012 che si parla dell’apertura di un flagship store Uniqlo a Milano, ma finora il progetto non è andato in porto. «A Milano stiamo cercando da tempo una location centrale che ci soddisfi», ha detto a febbraio 2015 Yanai.
Una frase già sentita diverse volte, senza risultati concreti. «Milano è sicuramente nel radar», ha confermato il responsabile europeo, il tedesco Berndt Hauptkorn.
«MERCATO AFFOLLATO». «Se non si è sbarcati prima in Italia è anche perché il mercato appare affollato», è stata la spiegazione.
Affollato, certo, ma non abbastanza da non tentare l’approdo. Benetton potrebbe essere la strada giusta, ma se anche non andasse in porto, è solo questione di tempo perché Uniqlo arrivi all’ombra della Madonnina.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso