Negli Anni Della 150604181849
RISPARMI 4 Giugno Giu 2015 1726 04 giugno 2015

Italia, il tesoretto nascosto negli anni della crisi

Con la recessione accantonati 211 mld. La ricchezza netta sfiora i 9 mila mld. Nove volte il Pil. Ma l'insicurezza non rilancia i consumi. E l'economia soffre.

  • ...

Negli anni della crisi gli italiani hanno accantonato 211 miliardi di euro.

Le banche offrono interessi sempre più contenuti. Come, del resto, i titoli di Stato. La Borsa è tornata a correre soltanto all’inizio di quest’anno. Comprare casa, con il rubinetto dei mutui chiuso, diventa alquanto difficile. Per questo meglio tenere i soldi sotto il materasso. Dove gli italiani - durante gli anni della crisi - hanno nascosto 211 miliardi di euro.
Il Censis ha fotografato - in quest’immenso tesoretto - uno dei più pericolosi lasciti della crisi. Perché sono tutti soldi che, se da un lato confermano la propensione del Paese al risparmio, dall’altro sono usciti dalla circolazione nell’economia reale.
Non a caso l’istituto di ricerca ha parlato di «economia in galleggiamento, con gli italiani che ancora non credono alla ripresa e nel frattempo si fanno il loro 'tesoretto”». E tanto basta per rinviare o evitare investimenti.
RICCHEZZA NETTA DI 8.728 MILIARDI NEL 2013. Bankitalia ha calcolato che, alla fine del 2013, la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 8.728 miliardi di euro: cioè 144 mila euro la media pro capite e 356 mila euro per famiglia.
Nonostante la crisi abbia rallentato l’accantonamento (tra il 2012 e il 2013 c’è stato un calo dell’1,4%), le famiglie italiane posseggono beni (di queste soltanto il 40% in attività finanziarie) pari a quasi nove volte il Pil del Paese.
I RISPARMI CRESCONO NEGLI ANNI DELLA CRISI. Da anni il sistema finanziario del Paese o i governi sperano di mettere le mani su quei soldi, nella speranza di finanziare l’economia reale. In questa direzione si muove anche Matteo Renzi, che ha addirittura incentivato i fondi pensioni e le casse previdenziali a investire in grandi opere o in progetti di ricerca.
Non a caso il premier, il 12 gennaio scorso, aveva dichiarato davanti all’Europarlamento: «Quando i deputati Cinque Stelle vengono a evidenziare come le famiglie si stiano impoverendo, questo cozza con la realtà dei fatti e dei numeri. Pensate: in un tempo di crisi, le famiglie italiane hanno visto crescere i propri risparmi da 3,5 triliardi di euro a 3,9 dal 2012 al 2014».

Consumi al palo, «l'economia in galleggiamento» non riparte

Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.

La spiegazione? «Questo è accaduto perché l’economia italiana vive una fase di terrore, di preoccupazione. I messaggi che arrivano sono improntati non semplicemente all’austerity, cioè al dibattito filosofico culturale che potremmo a lungo tenere, ma al terrore e alla paura del futuro, a considerare il futuro come una minaccia e quindi si arriva al paradosso che l’Italia ha visto aumentare i propri risparmi e i propri denari».
Per poi concludere: «Le famiglie si stanno paradossalmente arricchendo perché hanno preoccupazione e paura».
Secondo il Censis «l’economia in galleggiamento» fa più fatica a ripartire proprio perché i suoi primi attori - cittadini/consumatori - si guardano bene dallo spendere i loro soldi.
DOMANDA INTERNA CALATA DEL 6,5%. Non a caso la principale caduta del Pil negli anni della crisi (8% il calo complessivo) si è avuto quando è aumentata la tassazione per raggiungere il pareggio di bilancio e gli italiani hanno smesso di consumare. Infatti tra il 2008 e il 2014 la domanda interna è crollata del 6,5%.
Sempre il Censis dice che l’approccio da formiche «ha ammortizzato l'urto della crisi, ma oggi rende più difficile volare sulle ali della ripresa». Anche perché in questo scenario non aiuta un sistema che ha come pilastri «il risparmio cautelativo», «il consumo sobrio ed essenziale», «la minore propensione all'indebitamento delle famiglie» fino «alla rinnovata spinta patrimonialista (+72% tra l’aprile 2014 e 2015, in una tendenza che però immobilizza i capitali) e alla ridotta finanziarizzazione dell'economia».
ACCANTONATI 36 MILIARDI NEL 2014. In quest’ottica gli italiani hanno accantonato 211 miliardi di euro tra il 2007 e il 2014, 36 miliardi di euro in più solo nell'ultimo anno. Con il risultato che soltanto tra contanti e depositi bancari sono “bloccati” 1.300 miliardi. Cresce anche il risparmio gestito: le quote dei Fondi comuni sono aumentate nel triennio 2011-2014 di 144 miliardi di euro.
L’importante - come dimostra l’alto livello di attività finanziarie in portafogli, che sfiora i 4 mila miliardi di euro - è che ogni investimento possa essere facilmente smobilitato. Da qui la scelta di non fare investimenti più a lungo tempo, che sono meno rischiosi ma che soprattutto aiutano più di altri l’economia reale.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso