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CONTI 4 Giugno Giu 2015 1435 04 giugno 2015

Pa, lo sblocco dei contratti costa 35 miliardi

Nuovo allarme dopo quello delle pensioni. Effetto strutturale di 13 mld annui.

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Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.

Dopo lo sblocco delle pensioni, un'altra potenziale bomba per le casse del Paese arriva sul fronte della Pubblica amministrazione.
L'Avvocatura dello Stato ha invitato la Consulta a valutare l'impatto economico del ricorso sul blocco della contrattazione nel pubblico impiego: «L'onere della contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi» con un «effetto strutturale di circa 13 miliardi» annui dal 2016.
UDIENZA IL 23 GIUGNO. La memoria guarda all'udienza della Corte costituzionale in calendario per il 23 giugno, quando deve essere esaminata la questione di legittimità costituzionale sul blocco della contrattazione nel pubblico impiego.
Il documento firmato dall'avvocato dello Stato, Vincenzo Rago, nella parte conclusiva si sofferma quindi «sull'impatto economico delle disposizioni censurate, in relazione all'art. 81 e 97» della Costituzione. L'Avvocatura generale dello Stato precisa che «i rilevanti effetti finanziari derivanti dall'intervento normativo che si esamina sono evidenti. Ed infatti - prosegue - l'onere conseguente alla contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi di euro, con un effetto strutturale di circa 13 miliardi di euro, a decorrere dal 2016».
PREROGATIVE SINDACALI SALVAGUARDATE. Inoltre l'Avvocatura nella parte iniziale della memoria precisa come «in ogni caso le prerogative sindacali risultano salvaguardate e si sono estrinsecate, tra l'altro, nella partecipazione all'attività negoziale per la stipulazione dei contratti integrativi (Ccni), sia pure entro i limiti finanziari normativamente previsti e di contratti quadro».
Poi, aggiunge, è rimasta in piedi la possibilità «di dar luogo alle procedure relative ai contratti collettivi nazionali, sia pure per la sola parte normativa». Insomma, evidenzia, ciò dimostra come «un'intensa attività contrattuale sia stata svolta, anche in pendenza del nuovo complesso normativo, ed abbia riguardato sia la contrattazione integrativa che quella nazionale».

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