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LO SPORTELLO 5 Giugno Giu 2015 0734 05 giugno 2015

Estorsione bancaria, ribellarsi è un dovere

Identificate chi commette il reato. E raccogliete le prove. Così faciliterete il lavoro dei giudici.

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«Se non fa un versamento per rientrare nei limiti del fido concessovi, le revochiamo la linea di credito e la segnaliamo in Centrale Rischi», salvo verificare poi che quella «eccedenza» era stata determinata dall’addebito delle competenze trimestrali calcolate su tassi di interesse usurai.
Quante volte abbiamo sentito (nel mio caso ripetuto) queste “minacce” fatte anche dal semplice cassiere in banca che, forte della sua posizione psicologicamente dominante, offende, umilia e talvolta ridicolizza il cliente utilizzando pressioni basate su menzogne e incompetenza e che talvolta induce lo stesso a rivolgersi davvero agli usurai “di strada” (qualche volta anche “consigliato” al riguardo) per poter onorare il suo debito (ricordiamo già usuraio) con la banca.
CLIENTI ASSOGGETTATI DALLE BANCHE. L’incompetenza (da dimostrare al giudice) di chi utilizza queste “minacce” costituisce efficace mezzo di pressione/estorsione, mediante il quale le banche e i banchieri assoggettano i propri clienti ai loro diktat soverchianti. L’istituto della Centrale Rischi, ad esempio, è stato invero creato dalla Banca d’Italia per il raggiungimento di un interesse pubblico volto a consentire agli Istituti bancari di valutare la solvibilità dei richiedenti il credito, quindi per abbattere i propri rischi nel prestare denaro.
Di fatto, però, la segnalazione viene utilizzata dalle banche in maniera distorta, come strumento di pressione/estorsione per costringere la vittima/cliente al pagamento di somme non dovute. Codesto istituto, unilaterale e discrezionale che non trae origine da norme di legge, utilizzato in maniera strumentale, provoca l’esclusione del soggetto o dell’azienda segnalata dal mondo del credito legale.
LA CRISI DI LIQUIDITÀ NON È INSOLVENZA. E a proposito di incompetenza, i bancari utilizzano come fosse un mantra l’espressione «ti segnalo a sofferenza in Centrale Rischi», senza sapere che la segnalazione a sofferenze è prevista solo per soggetti in stato di insolvenza.
Cosa ben diversa da una situazione semmai di momentanea crisi di liquidità che va dimostrata al giudice con competenza e professionalità.
Ma in questa circostanza quello che vogliamo evidenziare sono i comportamenti estorsivi dei bancari. Questo il vero reato commesso (oltre a quello dell’usura di cui all’art.644 del cp già trattato in questa rubrica).

Somme non dovute per evitare segnalazioni

L'estorsione, in diritto, è un reato (art.629 cp) commesso da chi, con violenza o minaccia, costringa uno o più soggetti a fare o a non fare qualche atto al fine di trarne un ingiusto profitto con altrui danno.
L'estorsione da parte della banca si realizza per aver utilizzato la minaccia della segnalazione in sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, per ottenere il pagamento di somme non dovute (anatocismo, tassi usurari, spese non contemplate, Cms) o comunque fortemente annacquate da interessi anatocistici e usurari oltre che da garanzie inesistenti.
LA DISTORSIONE DELLA REALTÀ. Quante volte il cliente per evitare tale segnalazione ha pagato somme rilevanti e non dovute per come accertato spesso nei giudizi civili e talvolta nelle sentenze penali?
Appunto giustizia civile e giustizia penale, questa è ormai la consolidata immagine del contrasto tra il giudice “coraggioso” e il giudice “meno coraggioso”. Una immagine che sta creando, come sempre avviene nel nostro Paese, anche una distorsione della realtà.
Nel 2006, il ministero dell’Interno ha sviluppato e promozionato una costosa campagna pubblicitaria di informazione che invitava le vittime a denunciare l’usura, prospettando il sostegno efficace dello Stato (in particolare delle Prefetture) ed una magistratura rapida.
VITTIMA O FURBASTRO? Invero, nel corso degli anni è emerso anche che sia numerose prefetture sia molti magistrati ritengano che la vittima di “usura bancaria” non sia una vera vittima ma, complice anche la giungla di società di consulenza e periti che creano “aspettative non veritiere”, un “furbastro” che si è inventato il meccanismo dell’usura bancaria per aggirare una difficile situazione economica in cui è caduto per sua incapacità. E allora niente sostegno e nessuna magistratura rapida . Eppure non dovrebbe esistere differenza di valutazione giuridica fra il comportamento dell’usuraio comune all’angolo della strada, che, per il caso di mancato pagamento di interessi usurai minacci di bruciare la casa dell’usurato, e quello perseguito dalla banca, la quale, per ottenere un Decreto ingiuntivo facilmente esecutivo, esegue false dichiarazioni attestanti che il proprio credito è vero e liquido.
DUE PESI E DUE MISURE. Mentre l’usuraio comune rischia la galera e il sequestro della refurtiva, la banca non rischia nulla, perché per le procure italiane le banche non commettono reato penale, ma solo illecito civile .
Ma questo appunto nell’immaginario collettivo perché, non volendo accettare per principio ideologico l’idea di una magistratura “asservita e poco coraggiosa”, mi sono confrontato ultimamente, nel corso della presentazione del mio libro alla Camera penale di Napoli, con due stimatissimi magistrati (un pubblico ministero e un giudice per le indagini preliminari) che hanno spiegato in maniera semplice che le denunce penali per usura e comportamento estorsivo vengono archiviate perché mancano due elementi fondamentali per il rinvio a giudizio.

Prima la denuncia, poi lo scaricabarile

Il primo è l'identificazione soggettiva di chi commette il reato. Dire che la banca, genericamente e senza un nome e cognome, sta estorcendo la restituzione di denaro prestato ad usura mette in difficoltà un magistrato che in tal caso manifesta incertezza su chi deve innanzitutto interrogare: il presidente, l’amministratore delegato, il direttore generale, il direttore di area, il direttore di filiale o l’ultimo semplice gestore?
Ebbene, in questo caso, pur consapevoli che le strategie commerciali sono decise dall’alto, il nostro consiglio è quello di denunciare la persona con cui si ha costantemente il contatto in banca, fosse anche l’ultimo semplice impiegato in maniera che, interrogato al riguardo, inizi quel processo di “scaricabarile” delle responsabilità.
L'IMPORTANZA DELLE PROVE. Il secondo elemento sono le prove. L’usura va dimostrata con una perizia seria, professionale, fatta da periti bancari iscritti in appositi albi e non dall’ultimo improvvisato ex intermediario finanziario che ha comprato un software. Non solo, va dimostrato anche il comportamento estorsivo e a tal proposito non posso non evidenziare che vi dovete dotare di un microregistratore (investimento di poche decine di euro) e provare quanto evidenziato all’inizio di questo articolo.
Il comportamento estorsivo del manager bancario si esprime anche attraverso un subdolo meccanismo di corruzione. Ci sono infatti quei piccoli (o grandi) privilegi ottenuti dal bancario direttamente (e loro malgrado) attraverso i clienti. «Cortesie» ottenute sfruttando l’attività professionale del correntista, spesso costretto a dire di sì per la sua posizione di svantaggio rispetto alla banca.
QUALCHE FAVORE DI TROPPO. Accade così che il viaggio si prenota nell’agenzia di viaggi di un cliente, l’auto si ripara nell’autofficina del cliente, la casa si ristruttura servendosi dell’azienda edile del cliente, la moglie del manager rinnova il suo guardaroba nella boutique del cliente, il pieno di benzina si fa dal distributore cliente e via all’infinito.
E ciò nonostante la carta di integrità di cui sono dotati gli istituti di credito si esprima in modo chiaro al riguardo, invitando i dipendenti a non cercare di ottenere «favori» dai correntisti. E alla fatidica domanda: «Quanto le devo?», spesso la risposta è: «Dottore, non si preoccupi, non fa niente, lo consideri un regalo che facciamo a chi ci permette di sopravvivere». Una, massimo due insistenze del tipo: «No, non posso accettare. Il lavoro va sempre remunerato», molto formali e poco sostanziali, e poi: «Allora, grazie!» e via.
RIBELLATEVI AGLI EVENTI. Se solo quel cliente avesse saputo che la sua sopravvivenza dipendeva da un complesso algoritmo che esprime il suo rating e non certo da una decisione del direttore.
E allora fate come un cliente della nostra società di consulenza, Inmind Consulting, titolare di un distributore di benzina, che, assistito dall’avvocato Grazia Ferrara del foro di Napoli, ha depositato una denuncia per comportamento estorsivo nei confronti del direttore della sua banca che, su Whatsapp, lo minacciava subdolamente di volere il pieno o i punti regalo per un mini frigo.
Ora tocca a voi perché, come ripetiamo spesso, solo chi si ribella agli eventi o semplicemente ne è partecipe acquisisce il diritto a pretendere qualcosa in più nella vita civica. Aiutiamo i magistrati con il nostro coraggio.

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