REPORTAGE 8 Giugno Giu 2015 1039 08 giugno 2015

Atene, viaggio dentro The Cube: tra start up e Grexit

Spazio di 500 metri. Con 32 imprese e 12 freelance. E fondi che investono (foto). Il futuro dell'economia ellenica passa da qui. Con lo spettro dell'uscita dall'euro.

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da Atene

Un gruppo al lavoro all'interno dell'incubatore.

I giudici siedono uno a fianco all'altro nell'uniforme d'ordinanza: jeans e una maglietta più anonima possibile.
Di fronte a loro si affollano tablet e Mac.
E oltre la scrivania, come in un talent show, le squadre di sviluppatori presentano una dopo l'altra le loro creature: piattaforme per la condivisione di eventi e concerti, orologi che ti avvertono in tempo reale se una ragazza è disponibile per un appuntamento, nuove funzioni di Gmail, piattaforme per tracciare la salute dei propri animali domestici e social network dedicati ai videogame.
SILICON VALLEY GRECA. Nel centro di Atene, in una via pedonale del quartiere Exarchia - la cittadella anarchica sgarrupata e rigonfia di capannelli di bevitori, ammantata di graffiti e di manifesti contro il capitale - si nasconde una Silicon Valley alla greca.
Uno spazio di 500 metri quadri di pareti bianche e soffitti metallici, 22 stanze disposte su tre piani che ospitano 32 start up e 12 freelance. E poi aule per lezioni frontali. E un salone per le competizioni tra talenti informatici, innaffiate da birra abbondante, tabacco da girare, dolci al burro e insalata con la feta.
INVESTIMENTO: 50 MILA EURO. Benvenuti a The Cube (foto), la società che in 20 mesi è diventata il più grande incubatore di nuove imprese della Grecia, partendo da un investimento iniziale di 50 mila euro.
Il suo fondatore, Stavros Messinis, sorride sornione accanto a una fiammante stampante 3D, l'unico punto fermo di uno spazio in cui tutto - tavoli, sedie e schermi - si spostano in base alle esigenze del momento.
C'È ANCHE LA 'UBER ELLENICA'. Prima della crisi lavorava come programmatore per l'ambasciata inglese. Poi nel 2011 ha deciso di fondare Colab, 100 metri quadri di coworking dove è nata la Uber ellenica, Taxibeat, appena sbarcata sul mercato brasiliano a Rio e San Paolo. E le richieste di affitto degli spazi sono aumentate, i metri quadri anche: così nel 2013 è arrivato The Cube.
Messinis si è messo a girare in camper per il Peloponneso per spiegare cos'è l'auto-imprenditorialità. Ha messo al servizio
dell'incubatore i suoi 'buoni contatti' e ora raccoglie i frutti.
«REAGIAMO CONTRO LO STATO». «La gente è portata a fare la cosa più facile. Anche per me era più facile lavorare per lo Stato o in una banca», esordisce nel cortile invitando ad accomodarsi su una panchina di legno che chiama «il mio ufficio»: «Ma quando provi rabbia contro lo Stato, allora reagisci».

Le imprese nascono qui, ma pensano su scala globale

Maria Calafatis, co founder di The Cube.

«I finanziamenti per un'impresa si trovano», commenta un giovane che fuma tabacco nell'ingresso.
«Qui conosci talmente tante persone che alla fine vengono fuori».
Messinis spiega: «Noi non aiutiamo a trovare i soldi. Affittiamo gli spazi, organizziamo eventi e mettiamo in rete le persone».
L'incubatore ha uno staff ridottissimo: solo due persone. Ma la community cresce e le opportunità di collaborazione si ampliano: non si sommano, si moltiplicano.
DAI B&B AI BROWSER 3D. Oggi nelle stanze di The Cube si incontra Angelika che ha fondato Offerial, una società che aiuta hotel e b&b a creare offerte personalizzate per i propri clienti e vincere la concorrenza di Expedia o Booking.
Oppure costruttori di personal computer indossabili e di browser in 3D. E anche i più giovani venture capitalist greci, fondatori di Openfund, un fondo di investimento partecipato dalla Banca del Pireo che ha rischiato in queste stanze qualcosa come un milione di euro e che vanta nel suo management i dirigenti delle filiali greche delle maggiori multinazionali.
VENTO CALIFORNIANO. «Le imprese nascono qui, ma pensano su scala globale», spiega la cofondatrice di The Cube, Maria Calafatis. E globale è la comunità che vi ruota attorno: «L'ambasciatore olandese per esempio è attivissimo e fa da ponte tra noi e le imprese e gli investitori olandesi».
Il 6 e 7 giugno è arrivato anche il vento californiano: la società Angelhack, specializzata nello scovare talenti attraverso gare in cui vengono create start up in un giorno, ha organizzato qui il suo primo concorso sponsorizzato da brand locali insieme a giganti come Ibm, Amazon e Microsoft.
IDEE MESSE IN CIRCOLO. I vincitori, un gruppo di ragazzotti robusti con una sfilza di Phd e Mba nei curricula e addosso magliette sdrucite, saranno assistiti per tre mesi a distanza da specialisti che li aiuteranno a sviluppare la loro impresa.
E passeranno una settimana a San Francisco dove incontreranno business angels e investitori interessati alla loro idea: «Avrete hotel e viaggio pagato e vedrete qualcosa come 200 persone», spiega l'organizzatrice in partenza per gli Stati Uniti.
NUOVI FONDI DI INVESTIMENTO. L'uomo destinato ad accompagnare i ragazzi all'assalto del mercato americano ha un nome tutto italiano: Francesco Benincasa, imprenditore anglo-italiano con moglie greca, che dopo aver lavorato per anni a New York e Londra, ha deciso di tornare a casa e scommettere sulla new economy ellenica, diventando investment advisor di Pj Tech catalyst, un fondo di investimento nato ad Atene nel novembre del 2012.
«CRESCITA PER 15 ANNI». «Da sette anni gli investimenti si sono praticamente bloccati», racconta a Lettera43.it facendo sfoggio del suo americanissimo accento.
«Sono rimasti solo quelli ad alto rischio o dettati da interessi geopolitici: investono gli israeliani, i cinesi nelle infrastrutture e i russi nell'energia, ma sono sicuro che se il Paese trova la sua stabilità, da qui in avanti avremo 15 anni di crescita».
Le sue speranze però non sembrano riposte nella svolta di Syriza: «Deve mutare la struttura sociale, la mentalità. Lo Stato controlla ancora troppi settori e non sarà Tsipras a cambiare le cose».

Filiali straniere pronte ad aprire, ma solo se la Grecia resta nell'Unione

L'ingresso dell'incubatore nel quartiere Exarkia della capitale greca.

L'orizzonte è il mondo aperto.
I giovani che riempiono il piccolo spiazzo davanti all'incubatore hanno un pensiero condiviso: vivere alla greca, ma con la testa oltreconfine.
Le start up si lanciano sui mercati esteri e i freelance lavorano per le aziende straniere.
«LE COSE A MODO NOSTRO». «Qui hai tutto contro», si lamenta Angel Gamiliaris, designer 19enne con il pallino dei videogame e l'insofferenza per la burocrazia, «ma sono stato a Londra e non fa per me: io voglio fare le cose a modo mio».
Poco più in là, Kostas Markostamos, che a The Cube ha una piccola postazione in affitto, racconta di aver studiato robotica in Germania: è tornato in Grecia nel 2011, ma continua a lavorare da remoto per la Grenzebach, società leader dell'automazione con sede a Karlsruhe.
BASSO COSTO DEL LAVORO. Maria Emmanouil, Kostas Lamprou e Nikos Liapis, laureati in Computer science a Tessalonica e a Creta, invece, si sono incontrati qui a febbraio: la società britannica Lividia Ltd cercava sviluppatori ad Atene, probabilmente anche attirata dal basso costo del lavoro. «È venuta qui perché siamo i migliori», rispondono ironici.
«NON COSTRUIAMO IL BENE COMUNE». La voglia di parlare del default incombente è poca. «Non mi interesso di politica», azzarda George Gardellinos, un pluri laureato in finanza e computer science infagottato nella sua t-shirt verde, «ma noi greci abbiamo un difetto: non abbiamo la capacità di organizzare e costruire per il bene comune».
«TSIPRAS? HA FATTO TROPPE PROMESSE». E Maria, 31 anni di cui uno appena trascorso da disoccupata, chiosa: «No, io non ho votato Tsipras, ha fatto troppe promesse. Da marzo gli inglesi per cui lavoriamo dicono di voler creare una filiale qui, ma hanno continuato a posporre: vogliono capire se resteremo nell'Unione europea».

Seconda puntata del reportage: il quartiere anarchico Exarchia

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