BUSINESS 10 Giugno Giu 2015 1908 10 giugno 2015

Russia-Italia, quanto ci costano le sanzioni

Affari in calo. Interscambio giù del 32%. E 3 mld di perdite per le nostre imprese. Renzi vede Putin. E prova a ricucire. Berlusconi: «Il governo tolga i limiti». Foto.

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Nei padiglioni dell’Expo Vladimir Putin ha usato il fioretto: «Russia e Italia sono legate da strettissimi rapporti che durano da oltre 500 anni. Il vostro Paese è un nostro importantissimo partner commerciale in Europa, un solido investitore» (guarda le foto).
Ha brandito la clava il suo ministro degli Esteri, Sergey Ivanov. Che da Mosca ha avvertito presunti amici e nemici: «Potremmo prorogare l'embargo russo in risposta alle sanzioni occidentali. Perché le sanzioni hanno i loro aspetti positivi».
Toni diversi, ma identica la minaccia: all'Italia seguire la linea dura americana sulle sanzioni in risposta all’aggressione in Crimea potrebbe costare miliardi di euro. Soprattutto se il Cremlino riuscisse – e ci ha tentato in questi mesi – a spostare queste quote di mercato verso i Paesi emergenti.
INTERSCAMBIO CROLLATO DEL 32%. Nel 2014, dopo il via alle prime timide sanzioni, l’interscambio italo-russo aveva retto: infatti aveva superato i 30 miliardi di euro (20 miliardi dall’export russo e 10,7 dall’export italiano). Ma il contraccolpo c’è stato ed è stato molto duro: l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo aveva calcolato che quel trimestre maledetto era bastato a far registrare una perdita secca di 5,3 miliardi di euro (-17%) nell'interscambio rispetto all’anno precedente.
Anche perché a crollare erano state in primis le nostre vendite (-1,25 miliardi di euro, pari a un -11,6%), visto che l'Italia continua comunque a comprare gas e petrolio dall’ex Unione Sovietica. E le cose sono destinate soltanto a peggiorare se tra gennaio e febbraio, sempre secondo Intesa, l’interscambio è crollato del 32%, con la flessione equamente divisa tra export e import.
PROSPETTIVE INTERESSANTI MA INSTABILI. Bastano questi numeri per capire quanto il business verso la Russia, abbia prospettive immense e nel contempo sia molto instabile.
Infatti il Paese di Putin, già prima della crisi ucraina, scontava sia il calo della domanda petrolifera sia il peso del rafforzamento del rublo.
Eppure sull’asse Mosca-Roma, nell’ultimo ventennio, si è registrata la corsa parallela tra un Paese che voleva raggiungere un benessere occidentale e un altro pronto ad aprirsi verso i nuovi mercati, visto che i suoi principali compratori (Germania e Usa) per motivi diversi avevano cambiato le direttrici dei loro commerci.
QUANDO IL MADE IN ITALY VOLAVA. Infatti in questo lasso di tempo il made in Italy si era trasferito a Mosca per missioni, fiere, accordi commerciali. Mentre gli oligarchi dell’entourage putiniano venivano nel nostro Paese sia per le vacanze sia per stringere alleanze strategiche nel settore delle materie prime: tra le 37 operazioni di M&A Severstal ha comprato Lucchini, Gazprom ha scelto Eni come suo partner privilegiato per il gasdotto Southstream destinato alla Ue (poi la pipeline è stata congelata), Rosneft è diventato più di un socio industriale in Pirelli e in Saras.
E in quest’ottica non deve sorprendere né il ruolo che ha avuto nel Bunga bunga berlusconiano il lettone di Putin né il fatto che lo stesso presidente russo si è mosso per spingere Matteo Renzi a mandare l’amico Romano Prodi al Quirinale.

Solo nel 2015 l'Italia rischia una perdita secca di oltre 3 miliardi

Per Putin il tour in Italia è l'occasione per cercare una sponda sulle sanzioni occidentali contro Mosca.

Sempre secondo l’ufficio stampa di Intesa si rischia una perdita secca soltanto quest’anno di oltre 3 miliardi. Ma le parti in causa - le imprese italiane - denunciano numeri più pesanti.
Guardando ai singoli settori, Putin si è soffermato soprattutto su quello tecnologico-militare: «Qui le aziende hanno già perso 1 miliardo di euro a causa delle sanzioni occidentali contro la Russia».
Non a caso il presidente russo, vedendo Renzi, ha messo sul piatto il contratto da 3 miliardi di euro per la commessa che Rosneft aveva garantito al consorzio tra la russa Rostec e l'italiana Finmeccanica per la costruzione di elicotteri per Rosneft.
Putin ha salutato tutti gli italiani corsi a omaggiarlo con un serafico: «Prima o poi le parti coinvolte rinunceranno a queste sanzioni e alle reciproche limitazioni».
FEDERALIMENTARE IN PRESSING. Lo spera anche il mondo dell’agricoltura. Il 9 giugno il leader di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, ricordava che deve essere una priorità «il ritorno delle eccellenze del food and beverage italiano sul mercato russo». Lo dimostra anche il fatto che nel 2013 (ultimo anno pre-embargo), gli italiani incassavano 562,4 milioni. Poi nel 2014 è arrivato il primo calo (-6%), che è diventato crollo nel primo bimestre del 2015 (-46,3%). In totale sono stati persi 165 milioni.
Sono totalmente spariti il comparto carni (-83%) e il lattiero-caseario (-97). Con il risultato, secondo Coldiretti, che «le sanzioni che hanno portato allo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall'Italia hanno provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti made in Italy taroccati, con la produzioni casearia russa di formaggio che nei primi quattro mesi del 2015 ha registrato un sorprendente aumento del 30% e riguarda anche imitazioni di mozzarella, robiola o grana padano».
TESSILE, EXPORT IN CALO DEL 16%. Non ridono neppure i mobilieri italiani, che in cambio di tanti petrorubli si erano presi il compito di arredare le case dei nuovi ricchi. E hanno continuato a guadagnare anche dopo gli alti dazi imposti da Mosca ai loro manufatti.
Poi sono arrivate le sanzioni e soltanto il distretto di Ponsacco e Perignano, nel Pisano, ha fatto bancarotta, visto un calo del fatturato (generalizzato) dell'80%. Sempre il centro studi di Intesa Sanpaolo ha calcolato che il tessile italiano ha visto ridurre le sue esportazioni del 16,4%, l’elettronica, la meccanica e le auto del 13,7%. Proprio a margine del Russian day, l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, faceva poi sapere: «In Russia ci sono delle prospettive, ma purtroppo le sanzioni se continueranno le ridurranno».
UN INCONTRO ISTITUZIONALE. Bisogna tornare a Mosca. Anche per questo si sono presentati nei padiglioni di Rho – per omaggiare Putin – nomi come l'ad di Finmeccanica, Mauro Moretti, di Eni, Claudio Descalzi, di Ferrovie dello Stato, Michele Elia, di Enel, Francesco Starace.
Ma c’è ancora molto da fare per ricucire se Moretti ha dovuto ammettere: «È stato più un incontro istituzionale che strategico». Come dire, è ancora troppo presto per tornare a parlare di business.

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