Economia 11 Giugno Giu 2015 1411 11 giugno 2015

Corte dei Conti: servono forti riforme

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Pil Recessione superata e ottimismo sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi di Finanza pubblica descritti nel Def. L'unica condizione è proseguire nelle riforme con «interventi profondi capaci di rialzare le dinamiche della produttività totale dei fattori», a sostenerlo è la Corte dei Conti nel rapporto sulla finanza pubblica sottolineando come «nell'ultimo trimestre sono emersi evidenti segnali di superamento della lunga recessione» grazie anche a eventi esterni: dal calo del prezzo del petrolio a quello dei tassi fino al deprezzamento dell'euro. Appare quindi «elevata la probabilità di conseguire i risultati" attesi dal Def per una crescita del Pil dello 0,7% nel 2015 e dell'1,3% nel 2016. PRUDENZA DA PARTE DI GOVERNO E CONFINDUSTRIA. Stime definite "prudenti" sia dal governo, sia da Confindustria.  Tuttavia, lo scenario di crescita del Def «non è conseguibile in assenza  di interventi profondi, capaci di rialzare le dinamiche della produttività totale dei fattori». La magistratura contabile fa riferimento al programma di riforme strutturali e ricordando che proprio "sulle riforme si basa la richiesta, su cui la Commissione Ue si è pronunciata favorevolmente, di una deviazione del percorso" di consolidamento. In particolare la Corte dei Conti sottolinea come nel periodo 2008-2014 «la dimensione degli interventi con effetti diretti o riflessi sulle entrate è imponente: 45 manovre di bilancio e specifiche iniziative legislative e 758 misure che fra maggiori e minori entrate hanno movimentato 520 miliardi, con effetti di riduzione del deficit di 145 miliardi», queste manovre «hanno prodotto modifiche di rilievo sulla dinamica e sulla distribuzione del prelievo». Per la Corte «è prioritario restituire capacità di spesa a famiglie e imprese». LO SCOGLIO DELLA SPENDING REVIEW. Inolte la Corte spiega come non «possono sottovalutarsi le difficoltà di realizzare pienamente il programma di spending review, a motivo degli ampi risparmi già conseguiti e per il permanere di un elevato grado di rigidità nella dinamica delle prestazioni sociali». Quindi per ridurre le tasse sarà necessario «un ambiente macroeconomico espansivo» anche perché non «possono  sottovalutarsi le difficoltà di realizzare pienamente il programma di spending review». Il rapporto poi giudica la questione «un punto di snodo: un duraturo controllo sulle dinamiche di spesa può ormai difficilmente prescindere da una riscrittura del patto sociale che lega i cittadini all'azione di governo e che abbia al centro una riorganizzazione dei servizi di welfare». La chiusura del rapporto è dedicata alle imposte locali che risultano quasi raddoppiate in 20 anni «dall'11,4% del 1995 al 21,9% del 2014». In questo caso la Corte dei Conti nota che l'aumento di imposizione a livello locale «è stato il frutto di scelte operate a livello di governo centrale», specie riguardo a Imu e addizionali Irpef e Irap: «Sono 113 le misure che hanno interferito con il percorso del federalismo», indica il rapporto.

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