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MUM AT WORK 13 Giugno Giu 2015 0900 13 giugno 2015

Congedi di maternità, tanto rumore per nulla

Poche novità sostanziali, molto rimane ancora da fare. A partire dai freelance.

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Giovedì 11 giugno il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto attuativo del Jobs Act sulla conciliazione vita-lavoro. Sarà operativo non appena pubblicato in Gazzetta ufficiale, quindi a breve.
Il provvedimento va a modificare alcune parti del testo unico a tutela della maternità (n° 151 del 26 marzo 2001) e si impegna a rendere più flessibile il congedo di maternità/paternità.
PIÙ TEMPO PER IL CONGEDO E PART TIME AL 50%. Tra le novità più importanti:
1- Più tempo per godere del congedo parentale facoltativo retribuito al 30% (prima fino ai tre anni di vita del bambino, adesso fino ai sei e per le famiglie meno abbienti fino a otto) e fino ai 12 anni per quello non retribuito (prima era fino agli otto). Comunque al massimo si possono sfruttare sei mesi per genitore.
2- La possibilità di chiedere il part-time al 50% dello stipendio. Sia la mamma che il papà possono scegliere di utilizzare il congedo parentale su base oraria (e non giornaliera). Come si legge nel decreto, «in misura pari alla metà dell'orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente» all'inizio del congedo parentale. Ma non si possono sommare permessi e riposi.
TANTO RUMORE PER 6 MESI. Primo problema: la durata. Il decreto conciliazione sarà valido per sei mesi, perché la sperimentazione e sopratutto la copertura finanziaria di 104 milioni di euro valgono solo per il 2015. E dopo cosa accadrà? Se si vorranno migliorare o allungare i benefici qui previsti, sarà necessario varare altri decreti legislativi nei prossimi anni e sarà necessario trovare altre risorse economiche a sostegno. Insomma, tanto rumore per sei mesi di operatività.
I LIMITI DEI GENITORI A PARTITA IVA. Secondo problema: come al solito gli autonomi non possono accedere a tutti i benefici. Sì, è vero, ci sono un paio di norme che vanno a tutelare anche «il popolo delle partite Iva». Ma sono sufficienti? La prima: annunciata e confermata la norma sul congedo di paternità: tutte le categorie di lavoratori potranno usufruire del congedo, se la mamma non può accedervi (per malattia, morte o abbandono del figlio). La seconda è quella sull’automaticità delle prestazioni. Sarà prevista l’erogazione dell’indennità di maternità (anche se non sono stati versati tutti i contributi) pure per le lavoratrici iscritte alla gestione separata.
Ma poi - si chiede Anna Soru, presidente di Acta (l’associazione dei freelance) - «non si capisce perché l’estensione del congedo parentale dai 3 ai 6 anni non sia stata concessa anche ai freelance, che possono beneficiarne solo fino al primo anno del bambino. Perché non lasciare la scelta?».
Già, perché?

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