Tito Boeri Presidente 150520173752
BASSA MAREA 16 Giugno Giu 2015 1603 16 giugno 2015

Le pensioni? Non sono materia da Robin Hood

È giusto e opportuno fare la guerra alle regalie. Ma serve il sostegno della matematica.

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Tito Boeri, presidente dell'Inps.

Quesito: è meglio irritare e inimicarsi 8,8 milioni di persone o 500 milla persone? I voti si contano, uno più uno fa due, e non si pesano.
E quindi è possibile prevedere che l’attesa proposta del presidente Tito Boeri per la riforma dell’Inps non si inimicherà gli 8,8 milioni, ma semmai i 500 mila.
Vediamo di chiarire l’aritmetica. Secondo il Bilancio del sistema previdenziale italiano presentato ogni anno dall’ex sottosegretario Alberto Brambilla, e noto come Rapporto Brambilla, gli 8,8 milioni - cioè il 52,2% dei pensionati italiani - sono «totalmente o parzialmente a carico della fiscalità generale».
IL PROBLEMA È CHI PAGA. Lo Stato versa all’Inps a vario titolo (più assistenza che pensioni vere e proprie) poco meno di 100 miliardi e di questi ne recupera 47 come Irpef e addizionali, tutti pagati da 2,6 milioni di pensionati (un settimo del totale) con un assegno medio superiore ai 28 mila euro lordi annui.
Dire che più di metà dei pensionati Inps riceve in toto o in parte il “sussidio” sarebbe creare un mare di proteste durissime, di offese da lavare con il sangue, perché la totalità o quasi degli 8,8 milioni ritiene quei denari, spesso in verità piuttosto magri, come “suoi”.
Succede ovunque e più che ovunque in Italia. Sono sentiti dai riceventi come un diritto. Il che è vero. Ma lascia aperto il problema di chi paga.
IL PIÙ GRANDE ENTE PENSIONISTICO D'EUROPA. I grossomodo 500 mila sono i pensionati, ex dipendenti a maggioranza ma anche circa 20 mila autonomi, che ricevono dall’Inps un assegno superiore ai 3 mila euro lordi al mese, e di questi 33 mila superano i 90 mila lordi l’anno. E su questi pende il rischio di ulteriori “contributi di solidarietà”.
Se si guardano i conti Inps si vede che sul grande ente pensionistico italiano, il più grande d’Europa, sono stati scaricati compiti sociali altrove tenuti ben separati dalle pensioni.
Il parlamento ha nel tempo scaricato sull’Inps compiti che ora vanno sotto la sigla Gias (Gestione interventi assistenziali e di sostegno) e sono pari a oltre un terzo del bilancio Inps.

La riforma per far luce sul funzionamento del sistema

Pensionati in un ufficio Inps.

Integrazioni al minimo, sostegni al reddito e altro per gli 8,8 milioni citati pesano per 32,5 miliardi, nel 2013. In altri Paesi Ue, osserva Brambilla, questa e altre spese non vanno sotto la voce pensioni, ma sotto la voce Eurostat di “esclusione sociale”, nel senso di lotta a quest’ultima. La spesa pensionistica 2013 è pari al 15,31% del Pil compresa la Gias e pone l’Italia in una categoria a sé, è invece un assai più allineato 13,25% senza la Gias.
Boeri, insediato a febbraio, ha tenuto fede finora a una promessa, fare cioè della riforma dell’Inps un’occasione prima di tutto per spiegare come funziona il sistema pensionistico italiano.
IL RICALCOLO NON SI FARÀ. Una serie di analisi per categoria, dai piloti ai ferrovieri, dai militari ai magistrati, voluta da Boeri, è sul sito Inps. Offre esempi di come varie categorie vedano un netto scostamento a loro favore fra contributi e pensione, il 90% dei magistrati ad esempio ha una pensione superiore al dovuto. E simulando il contributivo, il calcolo cioè non sulla base degli ultimi anni di stipendio come è il caso per tutti o quasi gli attuali pensionanti (che hanno il retributivo), si vede come ad esempio un ufficiale di Marina (o di qualsiasi altro settore militare o civile equiparato) in pensione a 52 anni nel 2010 vedrebbe il lordo passare da 5.730 a 2.750 mensili.
Il ricalcolo con il contributivo sembrava essere il grimaldello con il quale Boeri sistemava i conti Inps. Non accadrà. Troppo complicato, troppo dirompente. E poi costringerebbe a fissare una soglia, potrebbero essere i 2 mila o 2.500 lordi, al di sotto della quale il ricalcolo non si applica.
ATTENDIAMO SPIEGAZIONI DA BOERI. Da un lato un atto di giustizia, lasciamo stare i “piccoli” (tra i quali peraltro si trovano molti evasori perché dichiarando poco di reddito versavano pochi contributi e sarebbero quindi per l’ennesima volta premiati). Dall'altro una palese ingiustizia, perché il grosso, come somma totale, delle regalie rispetto ai versamenti fatti si trova proprio qui, sotto i 2.500 euro mensili. Anche se gli scostamenti più forti tra contributi e pensione retributiva sono nella fascia fra i 2.500 e i 5 mila lordi mensili, osservava tempo fa Boeri.
Ci sono le pensioni d’oro, quelle vere sopra i 90 mila lordi annui, e quelle presunte sopra i 50 mila. E sono appunto i circa 500 mila. C’è da sperare che Boeri tenga presto un bel discorso in cui spiega in modo efficace tutte le storture del sistema pensionistico italiano.

Non tutte le regalie sono uguali

La sede dell'Inps.

Quanto alle pensioni d’oro sarebbe giusto tassare chi riceve regali. Ma non si può fare, se non si vuole finire in burla, con un taglio lineare, per il quale non era necessario un titolato economista della Bocconi. Non tutti i regali sono uguali e non tutti ne ricevono in modo sensibile. È una colpa avere versato tra i 20 e i 65 anni 1 milione e mezzo o 2 milioni di contributi, rivalutati a oggi, e avere una pensione corrispondente?
E poi, per favore, Boeri spieghi due cose. Che i 600 mila e passa pensionati baby, avendo lavorato circa la metà del tempo rispetto agli ex colleghi rimasti in servizio fino all’ultimo, e percependo la pensione per il doppio di anni, dovrebbero averla non pari alla metà circa di chi ha 40 anni di contributi, ma pari a un quarto. Non si farà, non si può fare, ma lo dica.
SERVE CHIAREZZA. E poi spieghi che nei Paesi seri, Svizzera, Germania, Stati Uniti, la pensione pubblica ha sì un tetto sempre ben sotto i 3 mila euro netti mensili, come ormai viene spesso ricordato in Italia. Ma c’è un corrispondente tetto sui versamenti: oltre i 100-120 mila euro, franchi o dollari, non ci sono più trattenute. In Italia si paga il 33% su tutto il lordo, tutto.
Se non si spiegano queste e varie altre peculiarità pensionistiche italiane, non sempre edificanti, allora tanto vale mettersi con Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, oggi critico di Renzi su vari fronti, che posta su Facebook contro le 33 mila pensioni d’oro con un costo totale pari a 800 mila pensioni al minimo. «Il governo ripristini la giustizia sociale».
LA PENSIONE È UN CALCOLO MATEMATICO. Già, potrebbe essere giusto, ma sulla base dei contributi all’Inps, per incominciare, o su che base? Della demagogia?
La pensione è un calcolo matematico prima di essere un atto di giustizia sociale, e non è materia da Robin Hood, se non si vuole far saltare il sistema e fare dell’Inps, magari incaricata in futuro di pagare le “pensioni di cittadinanza”, il simbolo di un’Italia ingovernabile.
Ci rivorrebbe prima la lira, e la possibilità di ridurla a carta straccia. Su modello argentino.

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