Economia 17 Giugno Giu 2015 1134 17 giugno 2015

Cassa Depositi Prestiti, Renzi: sia più forte

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Matteo Renzi Situazione ancora imprevedibile quella del cambio della guardia ai vertici di Cassa Depositi Prestiti. Dopo iIl Cda straordinario del 16 giugno, considerato quello che poteva determinare la svolta con le dimissioni dei cinque consiglieri dell'azionista di maggioranza per accelerare sul cambiamento, si è concentrato sull'ordine del giorno, approvando l'investimento - fino a 1 miliardo di euro - che porterà Cdp nel capitale della società Salva-Imprese fra cui l'Ilva. VERSO IL RINNOVO DEL CDA. Le prossime dimissioni dei consiglieri del Tesoro sono state però confermate dal premier Matteo Renzi: «per motivi tecnici dobbiamo per forza nominare 5 persone nuove, e questo porta a far cadere l'intero Cda" ha detto a P" riconoscendo "il buon lavoro fatto" dagli attuali vertici ha ribadito che occorre "intervenire perché Cdp sia ancora più forte". Parole che sembrano una lettera di "ben servito", ma forse anche no. Di certo resta ferma l'intenzione del premier e del Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan di portare l'istituto plurisecolare, custode dei risparmi di milioni di italiani, a investire ancora di più in imprese e progetti privati, intervenendo in quegli spazi che i privati considerano poco profittevoli e lasciati vuoti. Se Padoan vuole "rafforzare il rapporto pubblico-privati" resta ancora da capire se questo influirà sul profilo di rischio che finora Cassa Depositi Prestiti ha seguito per Statuto e che Bassanini ha sovente ricordato, a Parlamento e Governo. I PALETTI DEGLI INVESTIMENTI: SOLO SOCIETA' IN UTILE. Per Statuto Cdp può investire solo in società che siano in utile da almeno due anni. Le cose cambiano se, come per il fondo di turnaround al quale Cdp ha deciso di partecipare oggi, l'investimento è garantito dallo Stato. Il nodo dei profili di gestione di Cdp è il punto che le 64 Fondazioni bancarie rappresentate dall'Acri, socie di Cdp al 18,4%, tengono sotto attenta osservazione. Non appena hanno cominciato ad accreditarsi i nomi di Claudio Costamagna (un passato nella banca d'affari Goldman Sachs e oggi presidente di Salini-Impregilo) e di Fabio Gallia (banchiere oggi alla guida di Bnp Paribas rinviato a giudizio per l'inchiesta di Trani su presunte truffe attraverso i derivati) come successori di Bassanini e dell'Amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, l'Acri ha diffuso un comunicato dove si chiedeva di valutare "l'impatto degli eventuali cambiamenti sulla sana e prudente gestione di Cdp, soprattutto in termini di modifica del profilo di rischio che ne potrebbe derivare». Chiaro che il cambio è complesso e - secondo indiscrezioni - se il cambio dei vertici non fosse di reciproca soddisfazione potrebbe diventare troppo oneroso per l'erario. E la Corte dei Conti non starebbe a guardare. Guzzetti ha ricevuto una delega ampia dalle Fondazioni e, dopo aver rinnovato nei giorni scorsi la sua fiducia a Bassanini, potrebbe oggi essere anche disposto a convergere su un nuovo nome, diverso da Costamagna, che però garantisca la stessa gestione finora seguita dagli attuali vertici tanto più che anche il premier ne ha riconosciuto il "buon lavoro". SUL TAVOLO UN MILAIRDO PER SALVARE LE IMPRESE. Un buon lavoro che si è visto quando il Cda ha messo sul piatto fino a 1 miliardo per salvare le imprese (private) italiane in crisi. Decisione fondamentale per il Governo visto che da poche ore è scaduto il termine del bando per la presentazione delle manifestazioni di interesse da parte di investitori italiani ed esteri ad entrare nel capitale della società «per la patrimonializzazione e ristrutturazione" di imprese italiane in crisi. Con il miliardo di Cdp di fatto la Società ha dote sufficiente per partire e prendere in mano saldamente il risanamento dell'Ilva, visto che l'impegno dell'istituto di via Goito copre tutto il 70% del capitale sociale garantito dallo Stato, e con un ammontare quasi doppio dell'obiettivo minimo di raccolta di 580 milioni. Una potenza di fuoco tale da permettere al Governo di non dover dipendere da nessun Fondo Americano o estero per realizzare i suoi obiettivi di politica industriale. Ma attenzione, come chiedono le Fondazioni, a non trasformare Cdp nella vecchia Gepi, in una Risanatrice (coi soldi dei libretti postali) di aziende decotte per poi restituirla ai proprietari.

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