Economia 17 Giugno Giu 2015 1023 17 giugno 2015

Telecom, piano da 4.000 assunzioni

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Marco Patuano Il piano di 4.000 assunzioni di Telecom Italia, di cui 1.000 nel 2015, per ora si arena sullo scoglio della solidarietà espansiva, che consentirebbe uno scambio tra generazioni: la riduzione dell'orario dei dipendenti più anziani in cambio dell'arrivo di giovani neo-assunti. «Confermo la volontà di attuare un ricambio generazionale» e l'obiettivo delle 4.000 assunzioni "resta", ha detto l'amministratore delegato del gruppo, Marco Patuano. «Avevamo in mente una partenza accelerata. Però quest'anno non faremo zero ma una partenza più coerente con gli strumenti normativi che abbiamo a disposizione», sottolineando che l'azienda ha bisogno «di aggiungere l'8-10% di forza lavoro e inizieremo» quindi «con le modalità consentite dagli strumenti di legge che abbiamo». OBIETTIVO: CAMBIO GENERAZIONALE. Per effettuare un cambio generazionale, ha spiegato il numero uno di Telecom, «serve uno strumento nuovo che avevamo contribuito a disegnare col ministro Poletti: la solidarietà espansiva. Uno strumento di interesse per Telecom e per altre aziende» ma "il fatto che i decreti attuativi del Jobs act non l'abbiano inclusa nella prima versione di giugno non è una bocciatura dell'idea». In pratica la norma della «solidarietà generazionale» non è ancora prevista dal Jobs Act, ma il governo - e in primis il ministro del lavoro Giuliano Poletti - ne parla e la sta studiando.

Giuseepe Recchi TELECOM IN PRESSING SULL'ESECUTIVO. E Telecom, che guarda con attenzione su questa norma, va in pressing sull'esecutivo «Bisogna che le leggi accompagnino lo sforzo dell'azienda, se le leggi non sono adeguate non possiamo fare cose impossibili, ci sarebbero 4.000 posti persi», ha rimarcato il presidente del gruppo Giuseppe Recchi, sottolineando anche che «aspettiamo con ansia che venga sbloccato il decreto Tlc». Sempre Recchi ha smentito che ci sia in corso un litigio tra Telecom e il governo Renzi. «Non stiamo litigando per niente, abbiamo un piano allineato con gli obiettivi del governo» ossia «portare la banda a velocità alta in tutte le case degli italiani». Ha spiegato che «la domanda è come farlo. E noi e il governo stiamo lavorando per sviluppare il miglior piano industriale», definendo inoltre «un'opportunità» il possibile coinvolgimento di Enel nel progetto della banda ultralarga. Ma certo il presidente di Telecom non ha gradito il tweet del vice segretario generale di Palazzo Chigi Raffaele Tiscar sulla banda larga, considerato ''fuori luogo'' da parte di un rappresentate di un'istituzione e un' «offesa ai 53 mila dipendenti» del gruppo. VIVENDI VORREBBE AUMENTARE LA SUA QUOTA. Sul fronte societario arrivano indiscrezioni - riportate da Bloomberg - di un interesse di Vivendi a valutare un piano per aumentare la proprio quota in Telecom Italia, fino ad massimo del 15%. Nessuna decisione è stata presa ma l'aumento del range della quota dal 10 al 15% (una percentuale che vale 3 miliardi di euro) potrebbe arrivare già entro il prossimo mese. Intanto domani il Cda di Telco cui fa capo il 22,4% di Telecom, si riunisce per l'ultima volta per approvare il bilancio al 30 aprile e, soprattutto, per prendere atto del verificarsi della condizioni per la scissione con il via libera arrivato dalle autorità argentine e brasiliane. A seguire, carte al notaio per l'atto di scissione che consentirà di distribuire le quote nel gruppo di tlc alle holding dei soci: il 14,7% a Telefonica, pronta a girare parte del pacchetto a Vivendi, il 4,3% a Generali, l'1,6% ciascuno a Mediobanca e Intesa. E dopo il tutto esaurito tra gli investitori istituzionali, anche la parte dell'Ipo di Inwit (il 10%) destinata al retail risulta tutta prenotata. L'Offerta pubblica di vendita per la quotazione delle torri di Telecom, che termina domani, si avvia ad andare in porto per l'intero ammontare, greenshoe compresa (40% del capitale). Da quanto si apprende è stata ristretta nella parte centrale la forchetta di prezzo per il collocamento delle azioni: 3,5-3,65 euro (dai 3,25-3,9 euro iniziali), pari a una valorizzazione dell'intera azienda di almeno 2 miliardi.

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