Merkel Tsipras 150323185824
TRATTATIVE 18 Giugno Giu 2015 0815 18 giugno 2015

Ue, Angela Merkel è l'ultimo baluardo prima della Grexit

La cancelliera cerca di mediare con Atene: «Intesa con Ue, Bce e Fmi possibile». Ma è sempre più isolata. Intanto spunta l'ipotesi di taglio del debito.

  • ...

Angela Merkel e Alexis Tsipras.

Potesse decidere tutto da sola, Angela Merkel salverebbe la Grecia senza pensarci due volte.
E presenterebbe un piano per rilanciarne l’economia, pur di evitare che il Paese culla dell’Europa finisca in mano cinese (se non russa) come l’ultima colonia africana.
Ma costringerebbe anche Alexis Tsipras ad alzare l’età pensionistica e l’Iva. Temi sempre cari (il lavoro, l’evasione) all’opinione tedesca, visto che ancora oggi Oltrereno metà della popolazione rinfaccia all’altra di aver pagato i costi della riunificazione e il prezzo di insostenibili privilegi.
MERKEL SEMPRE PIÙ ISOLATA. Però le doti di mediatrice di Merkel - riesce a essere amica di Obama e di Putin, l’unica ad avere convinto socialdemocratici e cristianidemocratici a entrare (per due volte) nella stesso governo - sono scomparse di fronte al dossier greco: anche perché tutti gli attori coinvolti nella vicenda (da Tsipras al Fondo Monetario) così come il fronte interno (la Csu bavarese, i socialdemocratici, il mondo bancario renano) si affannano a smentire la cancelliera.
Ancora nelle scorse ore il portavoce di Merkel, Steffen Seibert, aveva minimizzato quel «criminali» lanciato da Tsipras ai creditori internazionali. «Occorre mettere l'accento su ciò che viene detto in sede di negoziato, non le dichiarazioni o ciò che viene detto altrove», aveva spiegato.
BILD: «ANGELA, NON CEDERE AD ATENE». Il tutto mentre il capo della Csu bavarese (quella da dove proviene il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble) Andreas Scheuer paragonava i negoziatori greci «a clown seduti in fondo alla classe» e la Bild, megafono della pancia dei tedeschi, scriveva: «Angela, non cedere al ricatto di Atene».
In caso di fallimento della Grecia, in primo luogo, Berlino dovrebbe dire addio ai 60 miliardi con i quali ha finanziato Atene. Il grosso è legato ai bond agli acquisti fatti di bond ellenici fatti attraverso il fondo Salva Stati Esm e ai prestiti concessi attraverso la banca di sviluppo statale, la Kreditanstalt fuer Wiederaufbau. Le banche private hanno esposizioni inferiori agli 8 miliardi.

Vantaggi per la Germania: ma l'Europa può implodere

Sigmar Gabriel, vicecancelliere e ministro dell'Economia tedesco.

Tutto sommato costi sostenibili per un Paese che ha un surplus commerciale di 217 miliardi. Almeno questo pensano la Bundesbank e l’industria finanziaria teutonica. Le quali in questi anni hanno fatto grandi affari con l’instabilità europea, che ha spinto gli investitori di tutto il mondo a eleggere il bund come bene rifugio per eccellenza e il sistema tedesco a rifinanziarsi a zero.
Non a caso, dall’avvio del quantitative easing della Bce e con la proroga di quattro mesi concessi a marzo ai greci, il bond decennale ha visto un’impennata nella rendita da garantire ai suoi sottoscrittori: il rendimento è salito verso l’1%.
Merkel però sa che la Grexit finirebbe per fare implodere l’Europa. E segnerebbe la fine di quell’area omogenea (vigilanza bancaria unica, stessi vincoli ambientali, divieto agli aiuti di Stato e alle svalutazioni competitive) sulla quale la cancelliera ha sempre insistito, non fosse altro perché ha finito per rendere i concorrenti tedeschi più deboli.
BERENBERG CON LA CANCELLIERA. Una Grecia fuori dagli impegni dell’euro potrebbe incentivare le imprese a produrre e vendere beni con una moneta più debole. Ma soprattutto potrebbe diventare il terminale energetico del gas russo nel Vecchio Continente (con la pipeline Turkish Stream) o svendere le sue infrastrutture a Pechino e diventare la porta sul Mediterraneo dei cinesi.
Sono in pochi a sostenere le convinzioni di Merkel in Germania. Gli analisti della banca Berenberg dicono che «la Grecia è il Paese che ha attuato il maggior numero di riforme durante la crisi». Marcel Fratzscher, direttore del think tank tedesco Diw, ha spiegato che «il debito greco è insostenibile, l'Europa deve riconoscerlo una volta per tutte e accettare una ristrutturazione in cambio di riforme». Per il resto la cancelliera è sola.
MA GLI ALLEATI LA 'TRADISCONO'. Metà del suo partito e gli alleati della Csu bavarese sono convinti che aiutare la Grecia e garantire i partner un’applicazione meno rigida dei parametri di Maastrict finisce per cancellare i sacrifici fatti dai tedeschi negli ultimi anni.
Parole prese a prestito dal leader dei socialdemocratici - e vicepremier - Sigmar Gabriel. Negli ultimi giorni ha ripetuto più volte: «Non faremo pagare ai lavoratori tedeschi e alle loro famiglie le esagerate promesse elettorali di un governo parzialmente comunista».

La tentazione Grexit si fa largo a Bruxelles

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

Gabriel è lo stesso politico che oggi accusa Merkel di voler affamare il suo popolo e che nel 2012 aveva promesso all’Europa, in caso di vittoria, gli eurobond. Mentre due settimane fa premeva per la concessione alla Grecia del terzo prestito/salvataggio. Una coerenza che ieri come adesso gli elettori non sembrano voler premiare.
Ma al di là della strategia suicida della Grecia - soltanto negli ultimi giorni ha presentato un piano più o meno credibile di riforme, ha spesso fatto contraddire dal suo ministro delle Finanze quello che prometteva il premier - a mettere in difficoltà Merkel sono soprattutto il Fondo monetario e l’Unione europea. Che ora però sembrano convergere su un'ipotesi di ristrutturazione del debito. Ma su poco altro.
GLI OSTACOLI DI UE E FMI. A Washington sanno bene che l’economia ellenica è insostenibile e per non perderci altri soldi chiedono agli europei un’intesa politica e di accollarsi i destini del Paese. Approccio che è inconcepibile con i progetti di Berlino che chiede a Tsipras più tagli alla spesa per alzare l’avanzo primario e autofinanziarsi da sola.
Allo stesso modo si allontanano le posizioni di Berlino e Bruxelles. Più passano i giorni e più le autorità comunitarie si dicono esauste delle trattative con gli uomini di Tsipras. Così sta montando la tentazione di lasciare uscire Atene dall’euro. Nella speranza che la cosa porti benefici a tutta l’area.
I TIMORI DI UN EFFETTO DOMINO. L’assunto degli uomini di Jean-Claude Juncker sarebbe semplice: la Grexit scatenerebbe una tempesta finanziaria su tutti i mercati, che a sua volta riporterebbe in crisi l’Europa. E tanto basterebbe per esaurire la propaganda dei movimenti antieuro, che come dimostrano i successi di Podemos in Spagna, del Front National in Francia o della Lega e dei Cinquestelle in Italia, fa molti proseliti.
In secondo luogo, a Bruxelles, temono che l’ennesima concessione fatta alla Grecia finisca per rafforzare le richieste italiane o francesi per ottenere una maggiore flessibilità sui parametri europei. Il che va evitato soprattutto in prospettiva del referendum britannico sull’euro. Tutti argomenti che fanno proseliti tra i nemici di Merkel non soltanto in Germania.

Correlati

Potresti esserti perso