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LO SPORTELLO 19 Giugno Giu 2015 0700 19 giugno 2015

Contro le banche non basta indignarsi: serve coraggio

Un clic su Facebook non è risolutivo: denunciare è l'unica via di uscita. Ragusa insegna.

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Nell’ultimo weekend sono stato invitato a Ragusa, la provincia meno siciliana della Sicilia, alla sesta edizione del festival letterario A tutto volume, una bellissima manifestazione cui ha partecipato il gotha della saggistica e del giornalismo di inchiesta del nostro Paese.
E quindi mi chiedevo, senza falsa modestia e tanta meraviglia: ma cosa ci faccio io qui?
Io ho scritto un libricino di 140 pagine che non può permettere a quei simpatici e folli ragazzi della organizzazione della rassegna di considerarmi al pari di quei mostri sacri.
E quindi, sebbene orgoglioso, mi sono approcciato all’evento con la consapevolezza di chi, come nella celebre gag tra Totò e Mina , «vuole vedere dove vogliono arrivare questi».
PER METTERCI LA FACCIA SERVE CORAGGIO. E quando gli efficienti e simpatici addetti stampa dell’evento mi presentavano a un “mostro sacro” come Roberto Cotroneo oppure alla emergente ma altrettanto famosa Lidia Undiemi come l’autore di Io so e ho le prove , con mia somma, e ripeto umile, meraviglia mi sentivo rispondere, ancor prima che si arrivasse a pronunciare la parola finale «prove», con un cenno della testa e una espressione del tipo «sì lo conosco bene, e chi non lo conosce?».
Sì, conoscevano bene l’effetto prodotto, la conseguenza della denuncia effettuata, il coraggio di chi ci ha messo la faccia.
Risultato: oltre 200 persone in piazza per ascoltarmi ma soprattutto un interesse costante da parte della cittadinanza iblea a contattarmi e chiedermi consigli in merito a ciò che avevano letto e ascoltato ma soprattutto in merito a ciò che vivono quotidianamente nel loro rapporto con la banca.
LA TERRA DEL GATTOPARDO FA SUL SERIO. Premessa necessaria per sottolineare il valore del fare “cultura della denuncia “, del sollecitare la coscienza civica , dello stigmatizzare i comportamenti anomali dei poteri forti.
Sì, perché ciò che realizzano gli organizzatori della manifestazione ragusana non è solo un happening per far cultura, ma è anche il momento in cui i cittadini fanno capire che sono ormai pronti per dire che loro sono contro.
Nel Paese in cui c'è il piu alto numero di cause civili tra consanguinei (magari per stabilire a chi appartiene quel pezzettino di terreno al confine tra le due proprietà) e il minor numero di denunce contro i poteri forti, la terra del Gattopardo fa sul serio.

Il cambiamento è possibile, anche dove meno te lo aspetti

In quella provincia, dove la Dc della Prima Repubblica arrivava a percentuali di consensi “bulgare” e Forza Italia riusciva, nei primi anni del nuovo secolo, a portare in parlamento 61 onorevoli su 61 seggi a disposizione, oggi governa il M5S.
In quella provincia e in quella terra, da secoli patria dell’equilibrismo relazionale, si ha il coraggio di invitare il dottor Gherardo Colombo che racconta con grande serenità che «il cambiamento passa per chi ha la temeriarietà di realizzarlo» e, nota divertente ma sempre coerente, di ospitare, a poche centinaia di metri, anche Filippo Facci. Querelato da Colombo.
In quella provincia si ha il coraggio di mettere in piedi un evento sponsorizzato dalla banca locale e invitare Imperatore.
RAGUSA È UN'OASI, MA NON L'UNICA. Occhio, qui non sto assolutamente facendo una disamina politica né mi sto schierando. Semplicemente sto dicendo che il cambiamento è possibile, anche laddove meno te lo aspetti. Laddove la cultura del silenzio e, diciamocelo pure, dell'omertà è radicata da secoli.
È possibile se si riesce a creare cultura della denuncia. Se un gruppetto di giovani riesce a creare un corto circuito. Non conosciamo sconfitta peggiore della mancanza di coraggio.
Spesso ci siamo soffermati sul concetto e sul valore della parola coraggio, ma non è mai abbastanza.
Coraggio è una parola pesante, che merita di essere pensata, riverita, ricordata. Non è solo una mia mania, ma esistono oasi come quella di Ragusa
SERVE RECIPROCITÀ. È un termine e un valore che pretende la reciprocità, ovvero per essere coraggiosi bisogna trovare capitani coraggiosi, caratteristica fondamentale per la compattezza di una comunità.
Proprio per questo quando ci si sente parte di una collettività ci si carica di una responsabilità verso se stessi e verso gli altri, si accettano le regole, si gode degli onori e ci si impegna per gli oneri.
Purtroppo la deriva virtuale dei rapporti umani spinge molti cittadini a sottovalutare la portata di un loro comportamento coraggioso, come se bastasse un clic su un enorme tasto cancella per riparare ai dispiaceri causati o alle difficoltà procurate da un potere forte.
Come se bastasse avere un numero x di amici su Facebook per non curarsi delle difficoltà altrui, come se nella vita contassero di più i “mi piace” che il fatto stesso di essere e agire.

La creazione di una coscienza civica richiede tempo e impegno

Che amarezza talvolta, perché la realizzazione di una coscienza civica è un processo certosino, richiede tempo, ci si impiegano energie, ognuno ci mette il proprio pezzo. Quando qualcuno poi, con i propri atteggiamenti e in maniera inconsapevole (vogliamo sperare) si scarica delle proprie responsabilità, vanifica il progetto comune in nome di chissà cosa di diverso, compie atti irrispettosi e perde di conseguenza il nostro rispetto.
Se poi magari ci si rende conto che si sta invece percorrendo la strada giusta e si è disposti a mettersi in gioco per il cambiamento, impegnandosi a fornire esempi di capitani coraggiosi, noi siamo pronti, anzi prontissimi a sottoscrivere questo atteggiamento con un 'mi piace' reale, quello che piace a noi, quello della vita vera. Grazie dell’invito amici ragusani e continuate così.
In una settimana ho fatto consulenza a cinque vostri concittadini che hanno maturato la consapevolezza e il coraggio di portare in Tribunale le banche.
IMPRENDITORI, VIA LA PAURA. Il merito non è mio ma vostro, di chi ha creato il contesto per far esprimere il dissenso e denunciare il potere delle banche.
Non basta il libro di un “cretino” come Imperatore , non basta un editore diverso, non basta una testata come Lettera43.it che dà voce a quel “cretino”, non basta una manifestazione letteraria come A tutto volume, se poi l’imprenditore (o il cittadino) ha paura di affrontare il gigante. Non bastano ma iniziano a muovere qualcosa anche se non hanno ancora sviluppato tutte le loro potenzialità.
I perché sono tanti, sicuramente nostre sono le responsabilità e sicuramente nostro dovrà essere l’impegno affinché qualsiasi cittadino consideri anche questo spazio la sua possibilità di sottolineare gli atteggiamenti irregolari, scorretti delle banche e denunciare, denunciare, denunciare.
I MUTI STANNO DIMINUENDO. Io ci credo, come credo in tutti i miei “alleati”, perchè non mi voglio rassegnare, non ci possiamo piegare all’idea che si accetti passivamente quello che la vita, o in questo caso la parte piu drammatica di essa, ci riserva.
Non crediamo che non si abbia un fremito di rivalsa dinanzi a un’ingiustizia, o un moto di felicità di fronte a un bella vendetta. Troppo spesso la nostra voce non ha modo di farsi sentire, troppe volte la bocca ce la chiudono, qualche volta, se sei nato tra i più sfortunati, non serve a nulla urlare, perché per il resto del mondo sei afono.
Siamo talmente abituati a parlare al vento che ci siamo rassegnati e non parliamo più? Ragusa e gli altri hanno dimostrato che i muti stanno diminuendo.

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