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INTERVISTA 19 Giugno Giu 2015 0730 19 giugno 2015

Piaggio, Logli: «Ora P.1HH, poi un drone più avanzato»

Dal 2016 bilancio in utile. Entro l'anno il P.1HH. Ma Piaggio ha già allo studio un altro modello, potenzialmente armabile. Logli: «Finmeccanica? Ottimi rapporti».

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da Parigi

Quando lo incontriamo a Le Bourget, il salone internazionale dell'aeronautica di Parigi, Carlo Logli ha il sorriso stampato sulla faccia.
Sono passate solo 48 ore dall'apertura di una delle fiere più importanti del settore e l'azienda che dirige dall'aprile 2014, Piaggio Aerospace, ha già siglato due contratti di vendita dell'Avant Evo, l'ultima versione dell'aero pensato per una clientela business.
Non male per una società che fino a pochi anni fa era considerata sull'orlo del fallimento. Che qualcosa sia cambiato nel Dna della compagnia ligure, del resto, lo si capisce in fretta nello stand tutto bianco messo a punto per il Salone, a pochi passi da quello di Finmeccanica. Arrivano il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, il capo di Stato maggiore dell'aeronautica, generale Pasquale Preziosa, alte cariche istituzionali e militari. Tutti a omaggiare l'«eccellenza italiana» e la rinascita della 'piccola Piaggio'.
CONTROLLO SULLE TECNOLOGIE IN MANI ITALIANE. «Dopo tre anni di bilanci in perdita, il 2016 sarà l'anno del ritorno agli utili», esordisce Logli senza nascondere una certa soddisfazione. Merito di una «chiara strategia industriale e di un management capace di portala avanti».
Ma merito anche dei capitali, e delle ambizioni, dei nuovi azionisti, gli arabi di Mubadala, fondo di investimenti dell'Emirato, che nel 2014 hanno acquisito una maggioranza blindata nell'azionariato della società, il 98,5%, investendo più di 500 milioni di euro per il nuovo stabilimento di Villanova D'Albenga.
Il tutto, con il benestare del governo italiano. Già, perchè da più di un anno Piaggio è entrata anche nel mercato militare, con il velivolo senza pilota P.1HH, e sugli assetti azionari di società che operano nei settori della Difesa e della sicurezza, dell'energia, dei trasporti, delle comunicazioni, Palazzo Chigi ha potere di veto.
Il controllo sulle tecnologie, i software, le informazioni sensibili del drone, che avrà funzioni di Isr (intelligence, surveillance, reconnaissance), infatti, resterà nella mani dell'Italia.
ALLO STUDIO UN MODELLO PIÙ AVANZATO DEL DRONE. Il primo acquirente è l'aeronautica militare, che ha anche messo a disposizione le sue basi per i test.
«Entro la fine del 2015 consegneremo il primo velivolo», assicura Logli.
Ma nel giro di un paio d'anni potrebbero esserci sviluppi importanti, sia sul piano industriale che strategico. La società infatti ha già allo studio una versione più avanzata del P.1HH, il P.2HH, un drone con maggiori capacità tecniche e potenzialmente armabile.

L'amministratore delegato di Piaggio Aerospace, Carlo Logli.


DOMANDA. Prima di prendere in mano le redini di Piaggio, lei ha lavorato tre anni per Mubadala, oggi suo principale azionista. Negli ultimi anni i fondi di Abu Dhabi hanno investito anche in Alitalia e Unicredit. Come spiega tutto questo interesse per l'Italia?
RISPOSTA. Nasce dal fatto che il nostro Paese ha un ottimo know how in diversi settori. Il loro problema è che non hanno un grande capitale umano, è una Stato giovane, stanno formando adesso un management. Quindi alcune realtà hanno deciso di comprarle all'estero perché in patria non avrebbero le risorse umane per gestirle.
D. È un azionista che si fa sentire sulle scelte strategiche?
R. È un azionista molto esigente, sa quello che vuole: risultati. Ma è anche molto discreto e ha una visione dell'eccellenza molto alta. Adesso abbiamo un piano di ristrutturazione condiviso e gli obiettivi sono chiari. Andiamo avanti spediti.
D. Dopo tre anni di bilanci in perdita, il 2016 dovrebbe essere l'anno dei profitti. Punterete più sul civile o sul militare?
R. L'Evo è il primo programma finalizzato e certificato. È il nostro prodotto di punta nel settore civile, piace per il design, la tecnologia, si venderà tranquillamente. Il settore civile dà un flusso costante di vendite con profitti leggermente più bassi perché c'è una grande competizione. Il campo militare ha dei picchi con grandi commesse e profitti maggiori ma periodi di stasi. Avere un piede in due mercati è molto meglio, serve a bilanciare gli alti e i bassi. Lo fanno tutti i grandi costruttori. E anche se siamo “piccoli” lo facciamo anche noi.
D. Si è parlato di una possibile uscita di Piaggio dal mercato civile per concentrare gli sforzi solo sul drone P.1HH. Indiscrezioni fondate?
R. Assolutamente no, nessun progetto di abbandonare il civile. In Italia ci sono dei tormentoni periodici. Quello degli ultimi mesi, girato soprattutto in ambienti sindacali, è che gli arabi ci stessero “portando via la Piaggio”.L'unica cosa che gli arabi vogliono portare via dall'Italia sono i dividendi. Rapidamente, l'anno prossimo.
D. E quanti aerei dovrete vendere per far contento l'azionista?
R. Abbiamo fatto una riorganizzazione industriale, due stabilimenti chiusi, il nuovo di Villanova che ha creato qualche stop nella produzione. Quest'anno consegniamo sei Evo, l'anno prossimo otto o nove. L'obiettivo è di farne 15-20.
D. Entro quanti anni?
R. Il 2017 lo consideriamo già un tempo giusto per fare due macchine, due macchine e mezzo al mese, quindi tra i 25 e i 30 all'anno, militari e civili. A settembre cominceremo la parte implementativa della business unity nel nuovo stabilimento di Villanova ed entro 6-12 mesi saremo di nuovo a regime elevato.
D. Potrebbe voler dire nuove assunzioni in prospettiva?
R. Lo desidero tanto. Il governo ci ha aiutato con la cassa integrazione, noi l'abbiamo utilizzata ma l'accordo è che, passato questo momento duro, saremo pronti a riassorbire la cassa integrazione e a raggiungere i massimi ritmi di produzione.
D. L'aeronautica sarà il primo acquirente del P.1HH. C'è stato qualche slittamento sui tempi: quando pensate di consegnare il primo drone?
R. L'accordo con l'aeronautica è stato annunciato a febbraio ad Abu Dhabi. Siamo on track. Finiremo la certificazione e consegneremo la prima macchina entro l'anno.
D. Per completare i test e ottenere le certificazioni bisogna far volare di più il velivolo, ma le ore di volo che vi consente la base di Birgi sono insufficienti.
R. A Trapani abbiamo scoperto che c'è un'attività molto intensa di voli civili, soprattutto nei periodi estivi. Il nostro velivolo chiede degli slot e una disponibilità di tempo maggiore. Abbiamo chiesto all'aeronautica di darci ancora una volta un sostegno e con loro stiamo valutando seriamente la base di Grazzanise.
D. Un hangar da riqualificare.
R. Dove andiamo investiamo.

«Finmeccanica? Non c'è nessuna maretta, siamo in ottimi rapporti»

D. Una volto pronto, su quali mercati pensate di poter vendere l'areo senza pilota?
R. L'obiettivo primario è il mercato europeo. La nostra aeronautica militare è stata la prima forza armata europea a prendere velivoli unmanned, i Predator, (droni americani, ndr), 10 anni fa. Hanno molta esperienza nel settore. Il fatto che ora abbiano scelto il P.1HH, che è migliore in termini di prestazioni, è una cosa notevolissima e sono sicuro che potremo venderlo bene anche a forze armate sofisticate come quelle europee.
D. E fuori dall'Europa?
R. C'è il Medioriente, dove hanno budget molto interessanti per questo tipo di prodotto e il Sud-Est asiatico. Sono i tre mercati principali.
D. Sul P.1HH lavorate con Selex, Finmeccanica, che sta sviluppando software, sistemi di controllo, l''intelligenza', diciamo così, dell'aereo. Ma Finmeccanica si è impegnata anche con Francia e Germania per il Male 2025, il drone europeo. Si dice che la cosa abbia creato anche qualche tensione tra Moretti e Humaid Al Shammari di Mubadala: i due progetti sono in competizione?
R. Non c'è stata nessuna maretta. Siamo in ottimi rapporti con Finmeccanica. Il 2025 è un progetto europeo. Il Piaggio attuale è pronto entro l'anno e dentro ha Selex al 40%. Il nostro accordo con Finmeccanica è che andiamo avanti insieme per commercializzarlo dappertutto, per i prossimi 10 anni. E in un futuro prossimo siamo pronti a entrare anche nel Male 2025, magari sotto l'egida Finmeccanica.
D. Ne avete già discusso, c'è già qualcosa di concreto?
R. Non ancora perchè ora siamo focalizzati sul P.1HH. Al momento è importante la loro disponibilità a commercializzare insieme il prodotto per i prossimi 10 anni. Perchè il 2025 qualche mese fa era il 2020, probabilmente tra un po' sarà un 2030 o 2035 visto che è una tecnologia molto complessa.
D. La holding guidata da Moretti ha bisogno di capitali. Piaggio in prospettiva potrebbe partecipare al progetto europeo. È ipotizzabile un vostro ingresso in Finmeccanica, magari attraverso acquisizioni di controllate come Alenia?
R. Questa è una domanda da fare all'azionista. Loro comprano spesso società, ma questo fa parte delle loro scelte strategiche e politiche, non spetta a me parlarne.
D. Avete già allo studio un P2, una versione più avanzata del P.1HH?
R. Sì. In prospettiva il P2 è un aereo che avrà più autonomia, passerà da 16 ore a 24 e avrà più payload. Vogliamo passare da 500 kg, ovvero 1.000 libre, a 1000 kg, cioè 2 mila libre.
D. È già in fase di sviluppo?
R. Questo è in fase di sviluppo. Ma arriverà dopo il P.1HH e dopo l'MPA.
D. Avete in mente dei tempi di realizzazione?
R. L'anno prossimo è l'anno della forte accelerazione sullo sviluppo, pensiamo di arrivare sul mercato nel 2017.
D. Il P2 sarà armabile?
R. Diciamo che l'aereo ha la possibilità. Come carico, come esuberanza dei motori. Per ora abbiamo questa versione Isr che tutti ci apprezzano e che vorrebbero per controllare le coste. La versione armata è una cosa che ci teniamo come futuri sviluppi.
D. Lei dice che Abu Dhabi non ha alcuna intenzione di portare via la produzione dall'Italia. E il know how?
R. Innanzitutto abbiamo dei vincoli che sono le leggi italiane sulle materie riservate. Il programma P.1HH è un programma di estremo interesse nazionale, strategico. Quindi nessun tipo di trasferimento di know how. In generale poi le dico che gli Emirati non sono molto interessati al trasferimento tecnologico, perché poi bisogna gestirlo e servono gli ingegneri, le risorse umane e le capacità tecnologiche.
D. Piaggio fino a qualche anno fa era un'azienda in agonia. Quest'anno a Le Bourget si è guadagnata l'attenzione non solo di acquirenti e compratori internazionali, ma anche delle istituzioni italiane, politiche e militari. Cosa è cambiato?
R. Le competenze tecniche c'erano già in Piaggio, ma mancava una gestione di impresa moderna, processi strutturati. Ora abbiamo una linea marcata e un campo ben definito. Sono molto fiducioso sul futuro. Adesso voglio ristrutturare l'azienda, fare profitti e prodotti. Tra due o tre anni penseremo poi a cosa fare da grande. Allora lì ci potrebbero essere problemi per Finmeccanica. (Sorride).

Twitter @gabriella_roux

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