Egidio Maschio 150624141903
PROFILO 24 Giugno Giu 2015 1420 24 giugno 2015

Egidio Maschio, l'imprenditore ucciso dai debiti

Il fondatore della Maschio Gaspardo suicida a 73 anni. La fine inaspettata di un ottimista.

  • ...

Egidio Maschio.

Vedeva la crisi come una «benedizione e uno stimolo per costruire». Egidio Maschio parlava e agiva da ottimista, continuando a 73 anni a guidare la Maschio Gaspardo, azienda leader nella produzione di attrezzature agricole che aveva fondato col fratello Giorgio nel 1964.
UN SUICIDIO INASPETTATO. Ecco perché il suo suicidio, avvenuto il 24 giugno nei suoi uffici di Cadoneghe (Padova) con un colpo di fucile al petto, ha lasciato tutti di stucco. «Il mio amico Egidio», lo chiamò Silvio Berlusconi nel 2013, durante una visita a Campodarsego in piena campagna elettorale nel 2013. Perché Maschio era un imprenditore stimato, uno di quelli con cui farsi fotografare per consolidare il proprio elettorato locale. Uno che, per assicurare a Berlusconi la presenza dei suoi dipendenti a una visita programmata di sabato, arrivò a garantire loro il pagamento degli straordinari, come se quelle ore passate ad ascoltare il Cav fossero state di lavoro.
L'hanno schiacciato i debiti. Decine di milioni di euro prestati dalla banche per affrontare nuove sfide, come l'acquisto del 100% del pacchetto azionario della Feraboli Spa, per cui ora i creditori presentavano il conto.
La crisi aveva smesso di essere una «benedizione» all'inizio del 2015, quando la Maschio Gaspardi aveva dovuto affrontare una dura vertenza per 78 esuberi. «Un mese fa c'erano state rassicurazioni sull’assenza di licenziamenti», avevano protestato i sindacati il 12 febbraio.
FATTURATI IN FORTE CRESCITA. E pensare che solo due anni prima, nell'aprile del 2013, il bilancio si chiudeva con margini quasi raddoppiati, un Ebit passato da 14 a 25 milioni, e l'azienda era pronta a nuovi investimenti con l'assunzione di 100 nuovi dipendenti.
A tutti era stato chiesto di rinunciare a scioperi e aumenti di stipendio per tre anni, per rafforzare ulteriormente l'azienda e continuare a crescere. Per i riconoscimenti economici ci sarebbe stato tempo più avanti.
Nel 1964, la Maschio era solo Egidio, Giorgio e una stalla adibita alla produzione artigianale di frese. Cinquant'anni dopo era diventata una multinazionale da 2 mila dipendenti, 19 centri produttivi (16 in Italia, uno in Romania, uno in Cina e uno in India), 12 filiali commerciali sparse per il mondo e un fatturato di 324 milioni annui.

Un'azienda che guardava all'estero

Una macchina agricola prodotta dalla Maschio Gaspardo.

Nel 1994, con l'acquisizione di Gaspardo seminatrici Spa di Morsano al Tagliamento (Pordenone), l'azienda era diventa Maschio Gaspardo.
Il progetto era quello di espandersi ulteriormente all'estero, con l'apertura di un nuovo stabilimento in Iran e un progetto, in collaborazione col Mozambico e la ong Mainlandafar per lo sviluppo agricolo del Paese africano.
ATTENTI ALL'AMBIENTE. Egidio Maschio era un dirigente d'azienda attento al sociale e all'ecologia. Il 12 giugno 2015, la rottura di una valvola dello stabilimento di Morsano provocò la fuoriuscita e il riversamento nelle rogge Vidimana e Taglio di due metri cubi di vernice. La segnalazione è arrivata dall'azienda stessa, la risposta è stata immediata e in grado di evitare danni che potevano essere gravi.
Sarebbe stato un duro colpo per una società che punta tanto sull'ecosostenibilità, e che nel 2014 si è vista aggiudicare 500 mila euro di fondi europei e ha aderito al progetto Life+ Agricare per la riduzione dei gasi nocivi e la protezione del suolo.
«IMPEGNO, PASSIONE E SGUARDO AL FUTURO». «Impegno, passione e sguardo sempre rivolto al futuro», era la «formula del successo» di Egidio, ribadita a ottobre del 2014, otto mesi prima di togliersi la vita. Poi qualcosa non è andato per il verso giusto, forse il gruppo ha fatto il passo più lungo della gamba, i creditori hanno iniziato a reclamare la loro parte.
La Maschio Gaspardo non ha mai avuto paura di investire, ha costantemente cercato di espandersi, e per 50 anni c'è riuscita. Eppure, a rileggere alcune parole rilasciate al Corriere del Veneto nel 2012, non si fa fatica a trovare le radici della crisi: «Dove trovo i soldi? In banca» e «ho un sacco di debiti, nessuno ne ha più di me», sono frasi che adesso suonano tristemente profetiche.

Correlati

Potresti esserti perso