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CONTI PUBBLICI 24 Giugno Giu 2015 1607 24 giugno 2015

Stipendi Pa, Consulta: «Blocco illegittimo, ma non per il passato»

Blocco stipendi statali, la Corte Costituzionale: «Illegittimo, ma non sul passato». Scongiurato un esborso da 35 mld per lo Stato. Ma sul 2016 ricaduta da 13 mld.

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Giudici della Corte costituzionale.

Un assist a Renzi dalla Consulta. La Corte Costituzionale ha infatti stabilito che «è illegittimo il blocco dei contratti e degli stipendi della Pubblica amministrazione, ma non per il passato».
La sentenza di fatto disinnesca la bomba che avrebbe potuto far deflagrare i conti pubblici accogliendo la memoria dell'Avvocatura dello Stato, che ha difeso il governo sul ricorso presentato dal sindacato Confsal-Unsa, secondo cui «l'onere» della «contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi», con «effetto strutturale di circa 13 miliardi» annui dal 2016.
CONTI PUBBLICI SALVI MA PARTITA SUI CONTRATTI RIAPERTA. Il blocco del rinnovo dei contratti per i lavoratori del pubblico impiego è stato inserito da vari governi in decreti per il risanamento dei conti pubblici a partire dal 2009. E confermato poi per il 2014 dal governo Monti. La sentenza, qualora venisse confermata in questi termini, da un lato salverebbe i conti pubblici evitando il ripetersi di un caso-pensioni, ma dall'altro a questo punto renderebbe obbligatorio per il governo riaprire la partita dei contratti che secondo gli ultimi dati interessa oltre 3 milioni e 300 mila lavoratori.
OGNI PUNTO DI INFLAZIONE RICONOSCIUTO COSTA 1,5 MLD. E per sbloccare gli adeguamenti degli stipendi l'esecutivo dovrà reperire molte risorse anche se risparmio ottenuto per le casse dello Stato tra il 2010 ed il 2014 cumulando blocco degli aumenti e blocco del turn over ammonta a circa 11,5 miliardi di euro.
A pesare sono soprattutto i mancati aumenti legati all'inflazione. Ogni punto di svalutazione del denaro riconosciuto ai dipendenti pubblici vale all'incirca 1,5 miliardi e quindi una eventuale nuova tornata di rinnovi richiederebbe per questo ed i prossimi due anni uno stanziamento di partenza iniziale pari ad almeno 3-4 miliardi di euro se si considera che per quest'anno è prevista un'inflazione programmata pari allo 0,3% ma che poi già dall’anno prossimo salirà all'1% per poi crescere ancora nel 2017.
IL GROSSO DEI 3 MLN DI DIPENDENTI HA PERSO DAI 2 MILA A 4.500 EURO. Il grosso degli oltre 3 milioni e 300 mila dipendenti pubblici ha perso dai 2 mila ed i 4.500 euro. Se si prendono in considerazione i quattro anni compresi tra il 2010 ed il 2104, secondo stime della Cisl, nel settore della scuola si sono persi in media 2.838 euro lordi, 3.082 nei ministeri, 3.800 negli enti di ricerca e 4.686 negli enti pubblici non economici come Inps, Inail, Istat o Aci. Ovviamente più si sale la scala gerarchica e più il blocco pesa.
PERDITA COMPENSATA SOLO IN PARTE DAL BONUS DI 80 EURO. Solo i redditi più bassi hanno potuto compensare in parte i mancati aumenti per effetto del bonus da 80 euro. Un dipendente con una busta paga che nel 2010 era pari a circa 17mila euro lordi quest'anno per effetto dei rinnovi sarebbe salito a quota 18.600 euro (e a 18.800 il prossimo anno). Il bonus gliene mette in tasca 960 a fronte di una perdita di 1600, con un saldo negativo di oltre 700 euro.

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