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SPECULAZIONE 29 Giugno Giu 2015 2001 29 giugno 2015

Grecia in default, gli affari dei trader più spietati

L'Europa brucia 290 miliardi. Milano 30. I titoli spazzatura fanno gola a tanti operatori. Che rastrellano e bussano per il rimborso. Chi guadagna con la crisi.

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Operatori di Borsa al lavoro.

Quasi 290 miliardi bruciati sui listini del Vecchio Continente in una giornata.
Soltanto Piazza Affari ne ha persi 30.
Il contagio (finanziario) dalla Grecia all'Europa è arrivato.
Nonostante il ministro delle Finanze tedesche Wolfgang Schäuble scriva a parlamentari tedeschi che «gli effetti sull'Eurozona dall'interruzione dei negoziati con la Grecia sono limitati», il lunedì successivo all'annuncio del referendum voluto da Alexis Tsipras è stato sui mercati all'insegna del caos.
«NON CI SONO CASI SIMILI». In questa fase è molto difficile fare previsioni.
Gianluca Verzelli, vice direttore di Banca Akros e uno dei principali gestori italiani, spiega: «Non si possono fare paragoni con casi simili perché il mondo è cambiato, rispetto a quando si sono verificate vicende come quella dell'Argentina o il fallimento di Cipro. Ma soprattutto rispetto ad allora il mercato ha tirato un sospiro di sollievo perché, in un modo o nell'altro, si arriva a una conclusione. Non c'è cosa peggiore per chi investe, di muoversi nell'incertezza, con la spada di Damocle del fallimento».
MILANO MAGLIA NERA. La Borsa di Milano, la peggiore in Europa, ha ceduto il 5,17%.
Londra ha perso l'1,97%, Parigi il 3,74, Francoforte il 3,56, Madrid il 4,43.
Tensione anche sul debito sovrano: lo spread tra il Btp decennale e quello del Bund tedesco si è attestato a 159 punti, dopo aver sfiorato i 200 punti; quello tra Bonos spagnolo e i Bund si è fermato a 154 punti.
E tanto basta per capire chi sta guadagnando e come si comporteranno nelle prossime settimane i maggiori fondi d'investimento.
Quelli che con la Grecia hanno saputo sempre fare soldi.

Titoli spazzatura buoni per gli sciacalli

In quest'ottica si guarda soprattutto ai pochi titoli di Stato in mano ai privati.
In apertura di settimana molte piattaforme - come l'italiana Euromot - hanno sospeso la vendita dei bond ellenici.
Soltanto quelli con scadenza biennale, in mattinata, hanno visto la loro cedola balzare del 32%.
Venerdì 26 giugno, prima che Tsipras annunciasse il referendum, pagavano il 20%, mentre nelle settimane precedenti erano sopra il 14.
PELO SULLO STOMACO. Titoli spazzatura per eccellenza - il default se passasse il 'no' alla consultazione popolare è imminente - possono però rivelarsi una buona opportunità per chi ha pelo sullo stomaco.
In caso di accordo potrebbero essere rastrellati da qualche istituzione europea (il fondo Salva Stati Esm?) a un prezzo sicuramente più alto di quello di carico.
Ma se la Grecia fallisse, non è detto che il governo ellenico potrà non rimborsarli.
ATENE DOVRÀ PAGARE. Dopo l'haircut del 2012 sono regolati secondo le norme britanniche: il che - come già avvenuto per i bond argentini - non impedisce ai sottoscrittori di trovare a Londra un giudice favorevole alle istanze del mercato, in grado di costringere Atene a ripagare il dovuto.
In questa ottica poi si sono mossi gli hedge fund americani nell'ultimo anno e mezzo.
DEBITO NELLE MANI USA. Quando nell'aprile del 2014 la Grecia è tornata sul mercato dei capitali, hanno comprato debito ellenico per un miliardo.
Prima hanno incassato le alte cedole garantite da Atene, quindi hanno 'coperto' le perdite delle ultime settimane attraverso l'uso di Credit default swap, contratto di riassicurazione sul rischio Paese.
In estrema sintesi un titolo comprato solo a 36 centesimi in un anno ha garantito una rendita pari anche a 10 centesimi, a quali ne vanno aggiunti altri 20 recuperati con i Cds.
SUPER GUADAGNI IN SEI MESI. Non a caso l'americano Daniel Loeb, 1,3 miliardi di patrimonio stimato da Forbes, con il suo hedge fund Third Point ha guadagnato 500 milioni in meno di 6 mesi.
Se al referendum Atene votasse 'sì' e il governo locale stringesse un nuovo accordo con l'ex Troika, Loeb e i suoi colleghi potrebbero anche vedersi riconoscere per i titoli in portafogli un alto valore facciale, se scenderà in campo qualche organismo finanziario europeo (l'Esm?) per sostenere il debito sovrano di Atene.
Guarda caso, quello che è successo nel 2012.

Scenario simile negli altri Paesi con il Quantitative easing

Il premier greco Alexis Tsipras.

Una cosa del genere sta accadendo negli altri Paesi europei con il Quantitative easing (Qe).
Lo spread italiano è passato da quasi 200 punti a 159 dopo che la Bce ha iniziato a rastrellare titoli di Stato dei Paesi periferici.
In questo modo gli emittenti come il nostro Tesoro riescono a tenere sotto controllo gli interessi, ma l'operazione fa schizzare il prezzo dei bond.
Che altrimenti varrebbero molto poco, permettendo lauti affari ai loro detentori.
ATTENDERE E INCASSARE. C'è poi il capitolo azionario. Da quando è riscoppiata la crisi greca le Borse europee hanno perso oltre mille miliardi.
Ma ne avevano guadagnati altrettanti dall'inizio del 2015.
All'avvio dell'ottava Piazza Affari ha visto penalizzare soprattutto le banche (la peggiore è stata Mps crollata del 10%) visto l'esposizione sul debito italiano.
Eppure - con alle porte un risiko bancario innescato dalle alte sofferenze - c'è già chi aspetta di ricomprare ai minimi in attesa delle operazioni di consolidamento.
Il mercato quindi attende e incassa dopo i maxi guadagni del primo quadrimestre.
I BENI RIFUGIO PERDONO. Lo dimostra il fatto che i beni rifugio per eccellenza (petrolio oppure l'oro) o continuano a perdere o non schizzano come dovrebbero.
Ma operazioni del genere potrebbero essere rischiose per i piccoli investitori, quelli che un tempo si chiamavano borsini e oggi si 'divertono' e sperano di diventare milionari con il trading online.
A loro Gianluca Verzelli consiglia di «affidarsi a un gestore. Perché non possono basarsi su logiche degne degli speculatori. Vendere ai minimi in questa fase, per esempio, i titoli più colpiti potrebbe rivelarsi un errore. Bisogna muoversi in logiche temporali più ampie, che spesso non possono permettersi».

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