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DEBITI SOVRANI 29 Giugno Giu 2015 1543 29 giugno 2015

Il crac della Grecia, una storia di conti truccati dal 1999

Mercati agitati sulla Grexit. Ma qual è l'origine dei guai di Atene? Bilanci falsati. E rapporto deficit/Pil mai sceso sotto il 3%. Con l'aiutino di Goldman Sachs.

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Il premier greco Alexis Tsipras.

Il piano Ue non era «stupida austerità».
Mai proposto tagli «a salari e pensioni».
Questa non è una partita di poker, «si perde o si vince tutti insieme».
Firmato Jean-Claude Juncker.
Dopo la rottura dei negoziati con Atene, lunedì 29 giugno il presidente della Commissione europea ha convocato una conferenza stampa per chiedere ai greci di votare 'sì' alle proposte europee nel referendum del 5 luglio, accusando Tsipras di aver fatto saltare in maniera unilaterale il tavolo delle trattative.
«LA GREXIT NON È UN'OPZIONE». «L'uscita della Grecia dall'Eurozona non è mai stata e non è un'opzione», ha detto Juncker, ricordando che l'ingresso di Atene nella Comunità europea avvenne nel 1982 e che all'epoca lui fu «felice perché, riprendendo le parole di Giscard d'Estaing, non volevo vedere Platone giocare in seconda divisione».
L'INGRESSO NEGLI ANNI 80. Valérie Giscard d'Estaing, presidente della Repubblica francese dal 1974 al 1981, è stato uno dei padri fondatori della costituzione europea e dell'euro, oltre che uno dei più convinti sostenitori dell'ingresso della Grecia nell'Ue, che avvenne all'inizio degli Anni 80, dopo la caduta della dittatura dei colonnelli.
E tuttavia, pur continuando a difendere l'Unione politica, di recente Giscard ha rivisto le sue posizioni sulla permanenza di Atene nella zona euro.
In una intervista a Les Echos - nel febbraio 2015 - l'ex presidente francese ha detto che la Grecia non potrà mai riavviarsi sulla strada della crescita economica fino a quando resterà agganciata a una moneta forte come l'euro. E che pertanto l'unica soluzione è uscirne.

Una storia truccata che inizia lo scorso millennio

Manifestazione pro-euro fuori dal parlamento di Atene.

Cos'è successo nell'ultimo decennio affinché anche i più convinti sostenitori dell'euro arrivassero alla conclusione che per il bene di Atene, e dell'Europa, sarebbe preferibile l'addio della Grecia alla moneta unica?
Fino al 2007 il Paese oggi governato dalla sinistra di Syriza non era considerato un pericolo finanziario da nessuno, anzi.
LA CRESCITA NEGLI ANNI 2000. Per gli tutti gli Anni 2000 il Prodotto interno lordo (Pil) greco ha continuato a crescere, con picchi anche del 6%, e le cose sembravano andare per il meglio.
Nel 2008 l'esplosione della crisi finanziaria ha cominciato a mostrare la fragilità di molte economie Ue che avevano un alto debito pubblico. E per Atene è stato l'inizio di una lunga discesa agli inferi.
ALTRO CHE DEFICIT/PIL 3%. Nell'autunno 2009 l’allora primo ministro socialista, George Papandreou, subentrato al governo di centrodestra di Nuova democrazia, rivelò che i conti pubblici del Paese e le statistiche inviate a Bruxelles sulla sua situazione economica erano stati truccati.
E che, lungi dal rispettare il parametro di Maastricht del 3%, il rapporto deficit/Pil si sarebbe attestato quell'anno intorno al 12%. Un'enormità.
Non era la prima volta che si parlava di conti falsificati ad Atene.
CALCOLI FALSI DAL 1999. La Grecia è entrata nell'euro nel gennaio 2001.
Tre anni dopo, nel novembre 2004, l'allora ministro delle finanze, George Alogoskoufis, ammise che tutti i parametri di budget presentati a Bruxelles per entrare nell'euro erano stati truccati e che il deficit del Paese, almeno dal 1999, non era mai stato al di sotto del 3%.
L'AIUTO DI WALL STREET. Il gioco di prestigio era riuscito grazie al contributo della banca d'affari americana Goldman Sachs, cui Atene avrebbe versato 300 milioni di euro per farsi aiutare e truccare i bilanci, e di altre banche statunitensi, come raccontò nel 2010 un'inchiesta del New York Times.
All'inizio di quello stesso anno, il debito pubblico greco era salito a 350 miliardi di euro, e il governo fu costretto a chiedere quello che fino a poco prima aveva rifiutato: gli aiuti internazionali.
PRIMO PRESTITO: 110 MILIARDI. La Troika - l'insieme dei creditori rappresentato da Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea - accordò ad Atene un primo prestito da 110 miliardi di euro, imponendo rigide misure di austerity.
Nel 2012 un nuovo prestito: il fallimento venne evitato solo grazie a un accordo con i creditori. Il resto è storia recente.

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