Varoufakis,vogliamo ristrutturare debito
COUNT DOWN 2 Luglio Lug 2015 1054 02 luglio 2015

Grecia verso il referendum, liveblogging del 2 luglio

Moody's taglia il rating. Varoufakis: «Se vince il sì sono pronto a dimettermi».

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Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis.

La Grecia si avvicina a grandi passi al referendum di domenica 5 luglio. Indietro non si torna, è stato il messaggio inappellabile col quale Berlino ha gelato le speranze elleniche di successo della controproposta di Alexis Tsipras.
TRATTATIVE INTERROTTE. Le trattative tra l'Unione europea e la Grecia sono dunque interrotte fino alla consultazione in programma tra tre giorni, dopo la quale, come ha ribadito per l'ennesima volta Angela Merkel, verranno prese le iniziative del caso.
MOODY'S TAGLIA IL RATING. Nel frattempo, nella tarda serata del primo luglio, l'agenzia Moody's ha tagliato il rating della Grecia a Caa3 da Caa2. Rating che resta sotto osservazione per un ulteriore possibile downgrade. Per l'agenzia, «senza il sostegno dei creditori ufficiali, la Grecia farà default sul debito». Anche perché l'annuncio del referendum «ha aumentato ulteriormente il rischio per i creditori privati». Una vittoria del no «accrescerebbe probabilmente il rischio di un'uscita» della Grecia «dall'area euro, il che si tradurrebbe in significative perdite per i creditori del settore privato».
VANTAGGIO DEL SÌ NEI SONDAGGI. Gli ultimi sondaggi danno il sì in vantaggio, accreditandogli una percentuale del 47%. Considerando il margine d'errore, la situazione tuttavia rimane piuttosto incerta. In ogni caso, se a prevalere dovesseero essere le ragioni del sì il ministro delle Finanze Greco Yanis Varoufakis è tornato a precisare che «sarebbero possibili le dimissioni del governo».

Il liveblogging

20.15 - GREXIT: L'ITALIA NON DEVE TEMERE. L'uscita della Grecia dall'euro, dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi in un'intervista al Tg1, «sarebbe una sconfitta politica di tutti» ma l'economia italiana non avrebbe problemi particolari. «Quattro anni fa», ha sottolineato Renzi, «c'era l'emergenza greca e l'Italia era il problema, il contagio. Oggi l'Italia non è più dalla parte degli imputati ma cerca insieme agli altri di trovare una soluzione». «In questo momento di ripresa, l'Italia deve smettere di avere paura».

20.05 - LA GRECIA TORNERÀ COMUNQUE AL TAVOLO. «La Grecia in ogni caso dovrà tornare al tavolo e trattare su un programma di aiuto». Così il premier Matteo Renzi al Tg1 in vista del referendum domenica in Grecia.


17.12 - FMI: «GRECIA AVREBBE BISOGNO DI 50 MLD FINO AL 2018». La Grecia avrebbe bisogno di nuovi finanziamenti per 50 miliardi di euro (56 miliardi di dollari) fino al 2018 per far fronte all'insostenibilità del suo debito. Lo ha affermato il Fondo monetario internazionale in un rapporto.

15.41 - GREXIT POTREBBE COSTARE 11 MLD. Un'uscita della Grecia dall'Eurozona potrebbe costare all'Italia 11 miliardi di euro di maggiori oneri sul debito pubblico. Il nostro Paese, ha stimato Standard & Poor's, fronteggerebbe l'aumento «più grande in assoluto» all'interno dell'Eurozona, a cui l'addio di Atene potrebbe costare in tutto 30 miliardi nel periodo 2015-2016.

14.00 - EUROGRUPPO: «COL NO DIFFICILE UN NUOVO PIANO». «Se i greci voteranno no sarà incredibilmente difficile mettere in piedi un nuovo salvataggio». Lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, parlando al parlamento olandese. «Se il risultato è no, come puoi accettare un programma?», ha continuato. «Il governo greco ha rigettato tutto con la convinzione che se voteranno no otterranno un pacchetto migliore, meno duro, più amichevole. Questa convinzione è semplicemente sbagliata».

12.26 - JUNCKER: «GRECI SCELGANO IL LORO FUTURO». «Aspettiamo il risultato del referendum e lo prenderemo in considerazione, ora è il momento che i greci decidano il loro futuro». Questo il messaggio del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, come riferito dal suo portavoce.

12.25 - DIJSSELBLOEM: «REFERENDUM PROPOSTO TEMPO FA». Alcuni ministri delle finanze dell'Eurozona «avevano consigliato» ad Atene «di indire un referendum» sul piano dei creditori «tempo fa». Lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, al parlamento olandese, secondo quanto scritto da Bloomberg. Dijsselbloem ha spiegato che se al referendum vince il no, Atene «non può pensare di poter ricominciare le trattative da zero» e che «non possiamo aiutare un governo che non è disposto a prendere misure».

12.00 - LA DISTANZA È SULLE RIFORME NON SUI SOLDI. La distanza tra Grecia e creditori «non è questione di soldi, ma di riforme e di volontà di metterle in atto», ha detto il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas. Ieri, 1 luglio, il presidente Juncker in una riunione straordinaria a porte chiuse del gruppo Ppe al Parlamento europeo aveva riferito, secondo quanto riportato da fonti presenti all'incontro, che la differenza tra le due posizioni era di 60 milioni di euro.

11.35 - «LA BANCHE RIAPRIRANNO MARTEDÌ 7». Le banche greche «apriranno regolarmente martedì» prossimo (7 luglio, ndr). Lo ha detto il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis a Bloomberg tv, aggiungendo che gli istituti di credito ellenici sono «perfettamente capitalizzati».

10.56 - «NESSUN ACCORDO SENZA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO». «Non firmeremo nessun accordo senza la ristrutturazione del debito» greco. Lo ha detto il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis a Bloomberg tv, aggiungendo che la crisi attuale non è bancaria, ma politica.

10.53 - VAROUFAKIS: «SE VINCE IL SÌ MI DIMETTO». «Rassegnerò le dimissioni se vince il sì» al referendum. Lo ha detto il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis in una intervista a Bloomberg tv. Se vincerà il sì, la Grecia firmerà il piano proposto dai creditori, ma se a prevalere sarà il no, «riprenderemo immediatamente le trattative».

10.49 - ELETTORI DIVISI A METÀ. A soli tre giorni dal referendum indetto dal premier Alexis Tsipras sul piano di salvataggio della Grecia, gli elettori sono divisi quasi a metà tra coloro che intendono votare sì e quelli che opteranno per il no. Lo ha riferito l'edizione online del quotidiano Kathimerini, che ha citato i risultati di un sondaggio della società Gpo, secondo cui il 47% degli intervistati è propenso a votare sì per approvare più austerità e il piano di salvataggio internazionale. I favorevoli al no, ovvero la posizione del governo, sono il 43%.

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