Economia 3 Luglio Lug 2015 1020 03 luglio 2015

Banca Marche, chiesti danni agli ex vertici

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Banca Marche Cento milioni di euro di provvisionale di risarcimento chiesti ad amministratori, sindaci e dirigenti apicali di Banca Marche in carica fino alla primavera del 2012; 182,5 milioni di euro alla PricewaterhouseCoopers spa, revisore legale di BM per gli esercizi chiusi dal 2007 al 2012. Ammontano a 282,5 milioni di euro le richieste dirette di danni contenute in una citazione in sede civile che i commissari straordinari dell'istituto di credito hanno depositato il 30 giugno al tribunale di Ancona nei confronti di 32 interessati, 31 persone fisiche e la società di revisione. La citazione indica per l'udienza la data del 15 dicembre, ma il tribunale potrebbe modificarla a seconda del proprio calendario giudiziario. BUCO DA 800 MILIONI. Il contesto della richiesta è sempre il 'buco' da 800 milioni di euro nelle casse di BM (un miliardo nel bilancio consolidato), per cui anche la procura di Ancona ha aperto un'inchiesta a carico di 36 persone indagate per reati che vanno dal falso in bilancio e in prospetto, all'ostacolo alla vigilanza, false comunicazioni sociali, appropriazioni indebite e per associazione a delinquere contestata a 12 di loro. Ma mentre le indagini penali proseguono (è dell'aprile scorso la seconda richiesta di proroga di sei mesi), i commissari passano all'attacco in sede civile: nel mirino 37 finanziamenti che sarebbero stati concessi senza adeguata valutazione di merito, istruttoria o garanzie da altrettante deliberazioni della banca alle quali parteciparono, in varia misura, gli amministratori e dirigenti citati. E oltre al danno procurato da delibere che sarebbero state adottate in violazione dei doveri (il danno ipotizzato ma senza richiesta diretta di risarcimento ammonta a non meno di 280 milioni di euro), la banca rivuole indietro anche i compensi, rimborsi ed emolumenti percepiti, a suo dire, indebitamente dagli interessati perché deliberati in conflitto d'interessi o per prestazioni viziate da gravi irregolarità. I NOMI COINVOLTI. Il danno più alto viene ipotizzato per l'ex direttore generale Massimo Bianconi (280,7 milioni di euro: 264,4 milioni come 'quota' danni in solido e 16,3 di compensi). Oltre a Bianconi, la citazione riguarda Michele Ambrosini e Lauro Costa (ex presidenti), Leonardo Cavicchia, Claudio Dell'Aquila, Pier Franco Giorgi e Stefano Vallesi (vice direttori), Giuliano Bianchi, Bruno Brusciotti, Pio Bussolotto, Tonino Perini (ex componenti comitato esecutivo), Aldo Birrozzi, Francesco Calai, Roberto Civalleri, Stefano Clementoni, Massimo Maria Cremona, Walter Darini, Eliseo Di Luca, Germano Ercoli, Marcello Gennari, Roberto Marcolin, Mario Volpini (ex consiglieri), gli eredi di Raul Zini, Agostino Cesaroni, Franco D'Angelo, Massimo Felicissimo, Michele Giannattasio, Alberto Landi, Marco Pierluca, Pietro Paccapelo e Piero Valentini, (sindaci; a Paccapelo, Felicissimo e Landi viene contestato di aver partecipato a una delibera) oltre alla Pricewaterhouse Coopers spa.

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