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RETROSCENA 6 Luglio Lug 2015 0049 06 luglio 2015

Grecia, i Paesi Ue hanno cercato di bloccare il report sul debito

Tsipras scommette sul rapporto dell'Fmi. Che dice: i conti sono insostenibili. Secondo Reuters i Paesi Ue hanno tentato invano di non farlo pubblicare. 

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Christine Lagarde, numero uno del Fondo monetario internazionale, con Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze greco.

Il capo dei negoziatori greci lo definisce il nuovo elemento, assieme al no pronunciato dai cittadini ellenici, da portare al tavolo delle trattative. Il rapporto sull'insostenibilità del debito diramato dal Fondo monetario internazionale il 2 luglio, per Euclid Tsakalotos, cambia le carte della partita negoziale. Quel report sostiene che alla Grecia servono altri 50 miliardi di euro di aiuti supplementari per i prossimi tre anni. Ma soprattutto dice che la situazione delle finanze greche continuerà a essere insostenibile senza una riduzione sostanziale del debito, compresa forse quella garantita dagli altri Paesi e dai contribuenti europei.
TENTATIVO DI BLOCCARE IL REPORT. Il premier greco Alexis Tsipras l'ha citato nel suo 'discorso alla nazione' di venerdì 3 luglio: «una grande rivincita per il governo greco».
Ma quanto l'esecutivo di Atene vuole che si discuta di quel documento, tanto altri membri dell'Unione europea desideravano che non fosse reso pubblico. O almeno non ora. Secondo l'agenzia Reuters, infatti, i Paesi della zona euro hanno cercato invano di fermare la pubblicazione del rapporto dell'Fmi.

«I fatti sono testardi, impossibile nasconderli»

La direttrice del Fmi Christine Lagarde e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Il caso ha reso evidente la disputa che scorreva sotterranea e latente tra l'organizzazione di Washington e le istituzioni europee. Mercoledì 2 luglio, riporta Reuters, durante una riunione del consiglio del Fondo monetario, alcuni partner Ue hanno messo in discussione i tempi della pubblicazione della relazione, di cui lo stesso Fmi aveva dato solo «un breve preavviso», decidendo di renderla nota a tre giorni dal referendum greco. Tuttavia, riporta Reuters, gli europei erano «in inferiorità numerica e gli Stati Uniti, la voce più forte in seno al Fmi, erano a favore della pubblicazione».
TRASPARENZA PER IL VOTO. «Non è stata una decisione facile», ha detto a Reuters una fonte Fmi coinvolta nel dibattito. «Non viviamo in una torre d'avorio. Anche l'Unione europea deve capire che non tutto può essere deciso sulla base dei propri imperativi». Il consiglio, scrive l'agenzia, ha esaminato tutti gli argomenti, tra cui il rischio che il documento sarebbe stato politicizzato, ma l'opinione prevalente era che tutte le prove e i dati dovessero essere resi trasparenti prima del referendum.
A Bruxelles, la decisione di Washington ha provocato irritazione. E si capisce. L'analisi della Commissione Ue sull'analisi della sostenibilità del debito, il secondo documento dell'accordo che i greci hanno rifiutato con il referendum del 5 luglio, è meno pessimista.
LINEA DURA SU DIRITTO DEL LAVORO. All'Fmi quel rapporto è servito per far capire che l'intesa sulle riforme sarebbe stata solo una parte dell'accordo e che la ristrutturazione è necessaria. Negli ultimi mesi il dissidio con la Commissione ha rischiato di far uscire Washington dalle trattative. Ma l'organizzazione guidata da Christine Lagarde sa di poter contare comunque su alleati forti.
La Germania e i Paesi del Nord Europa non vogliono che l'Fmi si sfili, perché la sua linea dura sulle richieste di riforma delle pensioni e del fisco, del mercato e del diritto del lavoro, fa il loro gioco. Dal loro punto di vista la Commissione Ue ha mediato fin troppo con i greci. Ma ora quel rapporto, sbattuto sul tavolo dei negoziati, potrebbe risultare indigesto. «I fatti», ha commentato la fonte Fmi con la Reuters, «sono testardi, non è possibile nasconderli».

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